Sempre più “sociale”, sempre più integrata e più proiettata oltre i confini della città. Continua con l’apertura di un nuovo fondo aperto – stavolta dedicato all’assistenza domiciliare per minori con disabilità affetti da patologie croniche – il percorso di rigenerazione della Fondazione Cassa rurale Treviglio, che con sempre maggiore frequenza e determinazione sta tentando di estendere la propria presenza filantropica in tutto il territorio dell’ex Bcc Treviglio.
Da una donazione privata il nuovo Fondo per le cure domiciliari di minori con disabilità
A poche settimane dall’istituzione di un fondo aperto con le fondazioni Diakonia e Angelo custode, e a due anni dall’introduzione del Fondo Agricoltura, martedì mattina all’Ats di Bergamo è stato presentato un nuovo strumento finanziario che servirà a coprire le cure domiciliari per una ventina (inizialmente) di minori con disabilità. Il Fondo è nato da una donazione personale di 15mila euro erogata dal primo presidente della Fondazione Michelangelo Rondelli, donazione che la Fondazione oggi guidata da Giovanni Grazioli ha subito raddoppiato. I trentamila euro iniziali sono tuttavia aperti al contributo di privati, aziende ed enti che volessero contribuire alla causa, nello spirito che da diversi mesi a questa parte contraddistingue la politica dell’ente filantropico di via Carcano.
A usufruire dei fondi saranno famiglie già in carico ad enti territoriali (come cooperative sociali o simili) già attive sul territorio e convenzionate con Ats Bergamo. Dovranno presentare domanda per ciascun utente finale e rendicontare infine l’utilizzo del contributo. E proprio martedì nella sede centrale di via Galliccioli a Bergamo il presidente dell’Agenzia Massimo Giupponi ha firmato l’accordo quadro che regola l’utilizzo del Fondo con il direttore della Fondazione Silvio Negri. Assente per un imprevisto il presidente Grazioli, che ha tuttavia fatto avere il suo saluto ribadendo come l’intervento si collochi al centro di una strategia tesa a tessere sinergie concrete tra la Fondazione stessa e il Terzo settore (allargato) dell’intera pianura bergamasca.
In particolare, il Fondo finanzierà interventi sanitari al domicilio, inteso per la prima volta come vero e proprio “luogo di cura”. Sarà utilizzabile per pagare interventi sanitari in senso stretto, come la somministrazione di terapie farmacologiche, o fisioterapiche, ma anche per garantire dove fosse necessario l’accompagnamento psicologico dei bambini ammalati e – cosa non meno importante – delle loro famiglie. Un tema, quest’ultimo, che si stima possa in realtà rivelarsi alla prova empirica delle prime richieste il vero “fulcro” del Fondo stesso.
“Si tratta di un accordo quadro che rientra nella filiera dell’eccellenza della salute su cui lavoriamo da anni – ha commentato Giupponi – Lavoriamo anche in questo caso su un su cui c’è più bisogno di intervenire: la prevenzione, che va considerata un investimento strategico. Da qui il nostro grande interesse nell’accogliere il lavoro della Fondazione Cassa rurale di Treviglio. Ci sembra importante rimarcare due aspetti: il primo è che la Fondazione abbia voluto contribuire a dare un segno di vicinanza del territorio secondo la logica della mutualità e del dono, logica questa che fa del nostro territorio un caso importante a livello nazionale che oggi si arricchisce ancora di più. Il secondo aspetto è che la Fondazione abbia deciso di operare non al di fuori, ma accanto ai servizi già esistenti e riconosciuti da Ats, tramite gli operatori territoriali convenzionati. Il che è importante: spesso si attivano nuove attività e servizi che generano aspettative nella popolazione che poi necessariamente vengono deluse, quando gli attori non riescono più a portarli avanti”.
“Un ente filantropico è in grado di intercettare risorse, ma non sempre di intercettare i bisogni del territorio – ha aggiunto Negri – Da qui l’accordo quadro con Ats, che sicuramente ci aiuterà a destinare meglio i fondi. L’obiettivo è riuscire a coprire con le nostre azioni tutto il territorio dell’ex Bcc Treviglio, senza essere Treviglio-centrici e quindi superando ogni campanilismo per intercettare possibili nuovi sovventori. L’importante è trasmettere alla Comunità che il disagio deve essere preso in carico, ognuno con le proprie capacità e competenze”.