Fabrizio Caramagna, considerato il più brillante autore di aforismi italiano, scrisse una volta una definizione caustica: «Sondaggi: scienza esatta del forse sarà così». Ebbene, forse sarà così anche per quello commissionato da Autostrade Bergamasche, a proposito della Treviglio-Bergamo, sondaggio secondo il quale, cerca di sostenere la stessa società, quest’autostrada sarebbe come le Fonzies. Se non lecchi le dita, godi solo a metà. E quindi vai di pedaggio, vai di doppia corsia in trincea, e che nessuno parli di alternative più sostenibili ed economiche.
Virgolette e geografie creative
Nulla contro Ipsos, ovviamente, né contro la scientificità del suo metodo. Eppure qualche «ma» (grande come… un’autostrada) non può non saltare all’occhio, leggendo il lungo dossier che dà conto delle 1400 risposte raccolte sull’argomento. Mettiamo tra parentesi, per cominciare, l’acrobazia semantica di definire «non contrario» all’opera quell’85 per cento degli intervistati che si dicono né favorevoli né ostili: operazione un po’ accademica, se contemporaneamente il 63 per cento degli stessi intervistati ammette candidamente, nello stesso sondaggio, di non avere la più pallida idea di che cosa si stia parlando. Ma concentriamoci sui «non contrari», e cerchiamo di capire chi siano. I bergamaschi sono meno del 40% del totale. I residenti dei Comuni del tracciato soltanto il 18,6%. Insomma: a benedire, già con diverse virgolette, i 16 chilometri di autostrada sono in maggioranza milanesi, bresciani, varesotti, brianzoli… Legittimo, certo. Ma direbbe Di Pietro: «Che c’azzeccano?».
Il nodo Levate, dimenticato
Tutto bene, per carità: la società fa bene ad ascoltare il territorio, cosa che probabilmente avrebbe potuto fare anche qualche anno fa, se solo avesse voluto. Ma anche i contrari, oggi, farebbero bene a leggere il sondaggio ridacchiando un po’ meno e riflettendo di più. La politica bergamasca, polarizzata tra pro e contro, ha purtroppo smesso da tempo di interrogarsi sul trovare una soluzione al maledetto «imbuto» di Levate, e risolvere così definitivamente il problema della viabilità nord-sud in Bergamasca. Il problema è tutto lì: rimosso quello, l’autostrada semplicemente non servirà (quasi) più. Ed è un fatto che le «nuove» e sacrosante tangenziali di Verdello, Arcene e Boltiere non siano sufficienti. Un nastro d’asfalto che sventrerebbe chilometri di campagna senza arrivare né all’A4 né a Bergamo non può essere la soluzione. Ma non lo è nemmeno ignorare il problema.