di Sharon Vassallo
Quasi cinquemila pagine di documenti, oltre 1.500 segnalazioni raccolte dai cittadini e anni di proteste. Eppure, secondo i residenti di Treviglio, le puzze continuano. È soprattutto il caso della Ecb di via Calvenzano ad aver acceso il dibattito durante l’assemblea pubblica “Treviglio non si vende”, organizzata ieri, giovedì 22 ottobre 2026, allo Spazio HUB-1 di piazza Garibaldi dall’associazione Treviglio Aperta e da Alleanza Verdi e Sinistra Treviglio. Una serata dedicata alle problematiche ambientali della città, dalle molestie olfattive alla diffusione dei data center, passando per il consumo di suolo e il progetto dell’autostrada Bergamo-Treviglio.
“Treviglio non si vende non è solo uno slogan”
Ad aprire l’assemblea è stata Silvia Odone, presidente di Treviglio Aperta che ha spiegato il significato del titolo scelto per l’iniziativa. “Treviglio non si vende non vuole essere uno slogan contro il cambiamento”, ha chiarito, sottolineando che lo sviluppo della città deve essere progettato tenendo conto della salute, dell’ambiente e della qualità della vita. “Dobbiamo chiederci quale futuro vogliamo e per chi”, ha aggiunto, ribadendo la necessità di considerare il territorio un bene comune da tutelare e non una risorsa da mettere a disposizione esclusivamente degli interessi economici. L’obiettivo, ha spiegato, è anche quello di costruire una rete tra le diverse realtà ambientaliste, dal comitato contro l’autostrada a Treviglio Respira, fino al gruppo che si sta organizzando per seguire i progetti dei data center. A coordinare gli interventi è stato Alessio Foglio, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra Treviglio, che ha ripercorso le mobilitazioni degli ultimi anni e criticato l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale, accusata di aver mostrato soltanto recentemente una maggiore attenzione alle richieste dei comitati, a pochi mesi dalle prossime elezioni amministrative.
Le puzze di Ecb
L’incontro si è svolto in un momento particolarmente delicato per la vicenda delle puzze di Ecb. Dopo un’estate caratterizzata da una diminuzione degli episodi, dalla metà di settembre le molestie olfattive sono tornate a intensificarsi, tanto da spingere l’Amministrazione comunale ad annunciare una nuova richiesta alla Provincia affinché valuti l‘avvio di un procedimento sanzionatorio nei confronti dell’azienda. Una presa di posizione che arriva dopo anni di segnalazioni e prescrizioni, ma che non basta a rassicurare i comitati, decisi a mantenere alta l’attenzione fino alla risoluzione del problema. Tra gli interventi più duri quello di Carmelo Ilardo, rappresentante del comitato Treviglio Respira, che ha ricostruito la lunga battaglia contro le molestie olfattive attribuite dai residenti allo stabilimento Ecb, che si occupa della lavorazione di sottoprodotti della macellazione destinati alla produzione di farine e grassi. Dal 2022, ha spiegato, il comitato ha raccolto quasi trecento file, per un totale di circa cinquemila pagine, attraverso accessi agli atti e richieste di documentazione al Comune, alla Provincia e agli altri enti competenti. Una mole di carte che, secondo Ilardo, non si è ancora tradotta in risultati sufficienti. Il rappresentante del comitato ha denunciato la persistenza degli odori, descritti dai cittadini come quelli di carne marcia, spazzatura fermentata e pesce avariato, lamentando un peggioramento della frequenza e dell’intensità degli episodi rispetto al passato. Nel suo intervento ha contestato anche il continuo rimpallo di responsabilità tra le istituzioni, sostenendo che i residenti siano stati costretti per anni a rivolgersi a uffici ed enti diversi senza ottenere una soluzione definitiva. A preoccupare sono soprattutto le conseguenze sulla quotidianità. Secondo le testimonianze raccolte dal comitato, i cattivi odori impedirebbero in alcune occasioni di aprire le finestre, utilizzare giardini e balconi e riposare durante la notte. Ilardo ha inoltre chiesto approfondimenti sugli eventuali effetti sanitari delle emissioni, sottolineando che il disagio provocato dagli odori non può essere sottovalutato anche in assenza di una tossicità accertata.
Un legale per tutelare i cittadini
La mobilitazione ha portato anche alla costituzione di un fondo finanziato dai cittadini, grazie al quale è stato incaricato un legale per acquisire ed esaminare la documentazione amministrativa e valutare eventuali iniziative. La vicenda è da tempo al centro dell’attività amministrativa. Già nel gennaio 2025 erano state previste prescrizioni per contenere l’impatto odorigeno dello stabilimento, mentre lo scorso luglio, dopo un tavolo tecnico in Provincia, erano stati illustrati ulteriori interventi richiesti all’azienda. Tra le misure figuravano il potenziamento dei sistemi di aspirazione e trattamento dell’aria, modifiche allo scrubber, interventi sulla gestione dei portoni e delle operazioni di carico e scarico, oltre alla pulizia dei piazzali. Alcune scadenze erano state fissate tra agosto e settembre, mentre altri adempimenti erano previsti nei mesi successivi. Nonostante ciò, il problema è tornato a manifestarsi con intensità. Secondo le segnalazioni riportate nelle scorse settimane, gli episodi denunciati erano stati 127 ad agosto e 154 a settembre. Di fronte al nuovo aumento delle molestie, il sindaco Juri Imeri e l’assessore all’Ambiente Michele Bornaghi hanno annunciato ulteriori iniziative. Il Comune ha chiesto alla Ecb chiarimenti tecnici sulle possibili cause del peggioramento e ha comunicato l’intenzione di sollecitare nuovamente la Provincia a valutare i presupposti per un procedimento sanzionatorio. L’azienda ha nel frattempo depositato documentazione relativa al progetto di un nuovo combustore, a modifiche dello scrubber e a uno studio di fattibilità per ottimizzare le operazioni di carico e scarico. Proseguono anche gli accertamenti ambientali. L’ispezione straordinaria di ARPA, avviata il 14 luglio, risultava ancora in corso a metà ottobre, mentre il 7 ottobre l’Agenzia ha assistito alla mappatura dei flussi odorigeni effettuata dal Politecnico di Milano. Per Treviglio Respira, tuttavia, gli interventi annunciati dovranno essere valutati sulla base dei risultati concreti. Ilardo ha ribadito che non è sufficiente prevedere opere e modifiche impiantistiche: occorre verificare che vengano effettivamente realizzate e che riducano le molestie.
Il 30 ottobre c’è la conferenza dei servizi
Il prossimo passaggio indicato durante l’assemblea è la conferenza dei servizi del 30 ottobre 2026, nella quale dovrebbero essere esaminate le soluzioni proposte dall’azienda, tra cui interventi per contenere gli odori nelle aree di scarico dei materiali. Durante la serata è intervenuto anche Erik Molteni, consigliere comunale del Partito Democratico e candidato sindaco alle elezioni amministrative del 2027, che ha ricordato le otto interpellanze presentate negli anni sulla vicenda e una raccolta firme promossa per sollecitare l’intervento delle istituzioni. Molteni ha insistito soprattutto sull’importanza delle segnalazioni ufficiali, invitando i cittadini a non limitarsi alle proteste sui social network, ma a comunicare gli episodi agli uffici competenti affinché resti una documentazione formale. Secondo i dati illustrati dal comitato Treviglio Respira, attraverso il sistema di raccolta predisposto dai cittadini sono arrivate 1.574 segnalazioni in 420 giorni, con episodi di molestie olfattive riferiti in 254 giornate. Il modulo predisposto dal comitato, è stato precisato, serve a raccogliere e organizzare le informazioni, ma deve essere accompagnato dalle comunicazioni indirizzate agli enti ufficiali. La questione tornerà all’attenzione del Consiglio comunale martedì 27 ottobre alle 18, quando è previsto un aggiornamento sulle attività svolte e sulle misure richieste all’azienda.
Il Comitato Aria Pulita Tomenone: “La partecipazione dei cittadini è fondamentale”
All’assemblea ha partecipato anche Eugenio Beccalli, del Comitato Aria Pulita Tomenone, che ha portato l’esperienza della mobilitazione ambientale a Montello, dove da anni i residenti protestano per le molestie olfattive legate all’impianto di trattamento dei rifiuti e per il progetto di realizzazione di un inceneritore. Beccalli ha ripercorso le manifestazioni, le segnalazioni e gli accessi agli atti promossi sul territorio, evidenziando come la partecipazione popolare abbia contribuito a mantenere alta l’attenzione delle istituzioni. Il rappresentante del comitato ha raccontato anche le difficoltà incontrate nel verificare il rispetto delle prescrizioni ambientali, sostenendo che gli interventi annunciati dalle aziende devono essere accompagnati da controlli efficaci. La sua testimonianza è stata soprattutto un invito a non interrompere la mobilitazione. Le segnalazioni ufficiali, ha sottolineato, sono indispensabili per documentare i disagi, mentre i social network possono contribuire a sensibilizzare altri cittadini e favorire la partecipazione.
Il tema dei Data Center
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata ai Data Center, infrastrutture destinate all’elaborazione e alla conservazione dei dati digitali, la cui diffusione sta interessando sempre più territori lombardi. A intervenire è stato Onorio Rosati, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha espresso forti perplessità sulla rapidità con cui stanno aumentando i progetti e sulla mancanza, a suo giudizio, di un’adeguata programmazione territoriale. Rosati ha richiamato l’attenzione sul consumo di energia elettrica e acqua, sulle emissioni dei generatori di emergenza, sul rumore e sulla produzione di calore, sostenendo che la localizzazione di queste strutture debba essere valutata considerando gli effetti ambientali complessivi. Il consigliere ha inoltre criticato la normativa regionale, giudicata troppo favorevole agli operatori economici, e ha ribadito la richiesta di una moratoria sui nuovi procedimenti autorizzativi, in attesa di regole più rigorose sulla localizzazione degli impianti e sulle garanzie per i territori. Rosati ha sottolineato anche la necessità di privilegiare il recupero delle aree industriali dismesse, evitando ulteriore consumo di suolo agricolo e prestando attenzione alla vicinanza degli impianti alle abitazioni e ai servizi pubblici. Il consigliere regionale ha annunciato inoltre di aver depositato un’interrogazione sui progetti previsti a Treviglio, con l’obiettivo di ottenere informazioni ufficiali e metterle a disposizione della cittadinanza.
La nuova normativa
Il confronto si inserisce in una fase di cambiamento legislativo. Proprio giovedì 22 ottobre, infatti, la Giunta regionale lombarda ha approvato una proposta di modifica della legge sui data center varata nel giugno scorso. Le nuove disposizioni proposte riguardano soprattutto la sostenibilità ambientale e la pianificazione degli insediamenti. Tra le misure figurano sistemi di raffreddamento a basso consumo idrico, un maggiore ricorso all’energia da fonti rinnovabili e l’obbligo di ottenere una verifica di fattibilità della connessione alla rete elettrica prima dell’avvio dell’iter autorizzativo. La proposta interviene anche sul consumo di suolo, prevedendo specifici passaggi urbanistici per i progetti che interessano aree agricole o non conformi agli strumenti di pianificazione comunale. Le modifiche, tuttavia, non sono ancora in vigore: dovranno essere approvate dal Consiglio regionale e, secondo quanto annunciato, si applicheranno alle nuove domande presentate dopo l’entrata in vigore della legge, mentre i procedimenti già avviati continueranno a seguire la disciplina precedente.
I progetti sul territorio
Nella parte conclusiva dell’assemblea sono stati approfonditi i progetti di data center che interessano direttamente il territorio. Il primo riguarda la riqualificazione dell’area dell’ex Eurogravure, dove è prevista la realizzazione di un nuovo impianto. Secondo quanto riferito durante l’incontro, il progetto ha ricevuto il voto favorevole del Consiglio comunale nel giugno 2025, mentre la procedura di Valutazione di impatto ambientale risulta sospesa in attesa di integrazioni documentali. Il secondo interessa la cosiddetta Mezzaluna, l’area compresa tra la ferrovia e il tracciato della prevista autostrada Bergamo-Treviglio, dove sono prospettate ulteriori trasformazioni urbanistiche. Un’area attualmente caratterizzata anche dalla presenza di terreni agricoli e già al centro del dibattito sul futuro assetto della città. È stata inoltre richiamata l’attenzione sul vicino Comune di Arcene, dove, secondo quanto illustrato dai relatori, nel 2023 è stato approvato un altro progetto di data center, accanto a un intervento logistico previsto nell’area dell’ex Cascina Nuova. Una situazione che, secondo i promotori, richiede un coordinamento tra le diverse realtà territoriali, per valutare gli effetti complessivi degli insediamenti e condividere informazioni e iniziative.


