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Anche il Pd provinciale contro il Data center di Arcene: “Servono, ma vanno fatti con criterio”

Il segretario provinciale Giudici: "Sono certo che anche in via Tasso questo approccio non sia ben accetto, perché genera un precedente clamoroso e ingovernabile per tutto il territorio"

Anche il Pd provinciale contro il Data center di Arcene: “Servono, ma vanno fatti con criterio”
I data center continuano a far discutere e nella Bassa, in particolare, è quello previsto in territorio di Arcene a sollevare ben più di qualche polemica. Dopo l’affondo della sindaca di Ciserano Caterina Vitali, da sempre contraria alla realizzazione dell’opera per la sua posizione su suolo agricolo all’interno dell’area del Plis, arriva anche la stoccata del Pd provinciale guidato da Gabriele Giudici che a Ciserano è anche vicesindaco.

Il Pd provinciale contro il Data center

Mentre l’iter per la realizzazione dell’hub prosegue – il termine per depositare le osservazioni alla Vas è scaduto il 30 settembre – anche il Pd bergamasco critica durante il il “Green Architect – Rural Hub”, proposto dalla  “Roncello Capital”, una delle società facenti capo al Gruppo Vitali e avvallato dall’Amministrazione arcenese del sindaco Roberto Ravanelli. Il Pd ha infatti contestato, attraverso la voce del suo segretario Gabriele Giudici, l’ipotesi di variante urbanistica su 178 mila mq di suolo agricolo ad Arcene.

“L’area è agricola, non edificabile – si legge nella nota diffusa dal partito – Questo datacenter creerebbe un precedente pericoloso sulla discrezionalità degli enti. La tutela del territorio viene prima degli interessi dei singoli. La pianificazione territoriale è una garanzia per la collettività e non può essere piegata a scorciatoie procedurali o alla valorizzazione di una singola proprietà immobiliare. Sulla vicenda del Data Center ad Arcene assistiamo, ad una forzatura dei principi dell’urbanistica: quando un Comune ha saturato la capacità edificatoria e non ha più slot disponibili nel proprio Pgt, la risposta non può essere l’invenzione di corsie preferenziali o deroghe straordinarie per sbloccare nuovo cemento su aree agricole, giustificate da una valenza strategica provinciale. Mi chiedo: perché per questa operazione sì e per altre no ?”

Giudici: “Si rischia un pericoloso precedente”

Come più volte sostenuto, d’altra parte, la contrarietà al progetto, che interessa il Comune di Arcene al confine con Ciserano, non mette in dubbio la necessità di strutture come i data center, ma critica fortemente la scelta di posizionarlo in area agricola piuttosto che dar precedenza ad aree degradate senza, per altro, una condivisione sovraccomunale del progetto.
​”Nessuno demonizza i data center, che sono strutture tecnologiche utili allo sviluppo digitale del Paese, ma il punto politico e amministrativo qui è il rispetto delle regole e della parità di trattamento – ha proseguito Giudici – È una questione molto tecnica. Tuttavia, in questo caso, il proponente e il Comune di Arcene scaricherebbero su Provincia e Regione la “rilevanza sovracomunale”, arrogandosi una pianificazione sovralocale, utilizzando il suolo libero provinciale. Sono certo che anche in via Tasso questo approccio non sia ben accetto, perché genera un precedente clamoroso e ingovernabile per tutto il territorio”.
“Per superare i vincoli di legge sul consumo di suolo, si aprirebbe una discrezionalità pericolosissima: perché a un singolo operatore privato si concede una via preferenziale mentre a tutti gli altri si applicano i limiti ordinari? In che modo sarebbe giustificata la rilevanza dell’intervento quando in mezza Lombardia i data center spuntano già come funghi su aree già edificabili? – ha concluso Giudici – La priorità per il nostro territorio deve rimanere lo stop al consumo di suolo, la protezione delle aree agricole e la rigenerazione delle aree già dismesse”.