Treviglio

Santa Maria la Rossa «torna a casa» grazie al Mast

La grande struttura in mattoni di proprietà del Comune dal 1983 tornerà finalmente ad essere uno spazio pubblico, nel cuore del quartiere Nord: ospiterà una raccolta di reperti archeologici locali, di età romana, longobarda e medievale.

Santa Maria la Rossa «torna a casa» grazie al Mast

Si chiamerà «Mast – Museo archeologico e storico di Treviglio», e aprirà ufficialmente al pubblico alla fine di ottobre. Ma il nuovissimo allestimento museale ricavato in via Pontirolo, sarà soprattutto per i trevigliesi un «riappropriarsi» di Santa Maria la Rossa, la ex chiesa cinquecentesca oggetto di uno dei più interessanti progetti di restauro e recupero urbanistico che la Bassa bergamasca abbia mai visto. Da chiesa a convento, da casa colonica ad alloggi popolari, la grande struttura in mattoni di proprietà del Comune dal 1983 tornerà finalmente ad essere uno spazio pubblico, nel cuore del quartiere Nord: ospiterà una raccolta di reperti archeologici locali, di età romana, longobarda e medievale.

Il Mast di Treviglio aprirà alla fine di ottobre

Venerdì la presentazione ufficiale del progetto, durante un evento al Teatro nuovo che ha aperto tra l’altro la stagione della rassegna «Treviglio Cultura – La Scoperta». A presentare la serata il sindaco Juri Imeri, accanto alla direttrice dei Musei Civici Elisabetta Ciciliot. Sul palco hanno partecipato tra gli altri il Soprintendente Giuseppe Stolfi, la funzionaria archeologa della Soprintendenza Stefania De Francesco, la restauratrice Annarita Sapia, il progettista Domenico Egizi e il progettista dell’allestimento Pierluigi Fontanesi. Con loro anche Claudio Bolandrini in rappresentanza della Provincia di Bergamo e Silvia Mazzoleni dell’ordine degli architetti di Bergamo. Nel parterre, la maggior parte dei volti più riconosciuti e importanti della cultura cittadina, ad assistere alla presentazione di quello che si annuncia come uno degli investimenti in campo culturale più emblematici della politica locale degli ultimi decenni.
Alla faccia dei campanilismi, a complimentarsi con il collega Imeri è stato del resto lo stesso Bolandrini, che oltre ad essere consigliere provinciale è anche sindaco della città di Caravaggio – eterna «rivale», vuole la tradizione – di Treviglio. «Se pure il sindaco di Caravaggio deve tessere le lodi a quello di Treviglio, significa che è stato fatto qualcosa di importante – ha scherzato Bolandrini – In un momento in cui il Sociale è l’emergenza di quasi tutte le Amministrazioni, che un Comune riesca a trovare le risorse per investire anche in Cultura significa che lo stesso è riuscito a tagliare un importante traguardo. Treviglio si conferma un centro di riferimento di grande importanza, oggi anche nel settore museale».

Una scommessa vinta per il quartiere Nord

È stato Imeri a raccontare dall’inizio la genesi (non facile) del restauro, passato attraverso varie modifiche al progetto originario che prevedeva la realizzazione di una «semplice» sala civica al servizio del quartiere Nord. I ritrovamenti archeologici e artistici in loco (compresi quelli di diversi affreschi inaspettatamente ben conservati) hanno indotto il Comune non solo a mettere mano al portafogli, ma anche a «reinventare» con il procedere del cantiere lo stesso progetto.
Il risultato è un allestimento contemporaneo che richiama architettonicamente la multiforme identità dello stabile: quello di chiesa, di convento, ma anche di casa colonica e di caseggiato popolare.
Sul fronte economico, ha spiegato Imeri, è stato necessario un investimento importante: circa tre milioni di euro, dei quali circa 1,2 provenienti da bandi ministeriali.

La rete dei musei archeologici della pianura

Oltre all’area espositiva, il Mast ospiterà un’aula didattica, una piccola biblioteca e un’area dedicata a laboratori esperienziali. Vi si racconteranno tra l’altro alcuni dei concetti principali della storia locale romana e medievale, come quello di centuriazione. Ma il Mast non sarà un’isola, come ha tenuto a spiegare durante la presentazione lo stesso Imeri: sarà parte di una rete di musei e di raccolte che, insieme, testimoniano quel che resta della storia comune della pianura. «Una rete che comprende anche il Museo civico di Bergamo, il Mago (Museo archeologico delle grandi opere) di Pagazzano, ma anche l’area archeologica di Palazzo Pignano nel Cremasco, le esposizioni di Fornovo San Giovanni e il convento dei Neveri di Bariano, che resta uno dei siti più importanti d’Italia per quanto riguarda l’archeologia di età longobarda» ha detto il sindaco.