I pionieri di SA+ Engineering dietro alle Corti Vive di Calvenzano
La filosofia dello studio che sta trasformando edifici abbandonati del centro storico in innovativi poli urbanistici che fondono residenzialità, commercio e servizi
Far rivivere cinque grandi corti storiche di Calvenzano, trasformandole da edifici in rovina in innovativi poli urbanistici che fondono residenzialità, commercio e servizi. E’ questa la scommessa di «Corti Vive», pionieristico progetto della cooperativa agricola del paese, che nei prossimi mesi si appresta a mettere a terra un esperimento urbanistico decisamente unico e innovativo per il salvataggio di questi «edifici-simbolo» dimenticati della Bassa bergamasca.
Corti vive sbarca a Roma: chi c’è dietro
A firmare il progetto, presentato alla Camera dei Deputati come benchmark del proprio settore, non è uno studio qualsiasi. Fresco di trasloco da Caravaggio ad una delle corti più belle del centro di Treviglio (Casa Bacchetta, proprio di fronte al Santuario in via Galliari), SA+ Engineering è da almeno un trentennio all’avanguardia nella progettazione integrata e sostenibile di spazi pubblici e privati, come testimoniano le decine di progetti sul campo. Ma è forse proprio il progetto di Calvenzano a riassumere più di ogni altro la filosofia del fondatore Marco Castelli e del suo giovane team, che oggi conta 12 persone, guidate dal presidente Marco Sesti e dal vicepresidente Daniele Ferrari, entrambi under35.
Cominciamo da qui, dal trasloco a Casa Bacchetta: perché?
Il team
L’idea è nata principalmente per motivi logistici: nel giro di pochi anni il personale del nostro studio è raddoppiato, ci serviva più spazio e dovendo spostarci abbiamo scelto Treviglio per varie ragioni. Intanto è la porta est di Milano, commercialmente tutt’altra cosa rispetto a Caravaggio. Riusciamo così a intercettare collaboratori da fuori provincia, che sfruttano gli ottimi collegamenti sulla città… Casa Bacchetta poi era l’ideale per una sede di rappresentanza che riassuma la nostra idea di ben-abitare e il ben-essere.
Una crescita importante: che esigenze ci sono dietro?
La principale è quella di restare al passo con i tempi in tutte le nuove modalità di progettazione, ad esempio adottando processi BIM con personale certificato che si occupi sia di progettazione che di coordinamento dei lavori. Oppure tecnologie come il rilievo Scan to BIM per creare modelli digitali accurati degli edifici reali, una novità quasi assoluta tra i player nella nostra zona. In fase di articolazione per l’inizio prossimo anno c’è anche un nuovo servizio di interior design.
Quali i progetti più interessanti sul tavolo?
Corti vive è in questo momento il più articolato, ma recentemente abbiamo per esempio collaborato ai cantieri della Pedemontana piemontese, su novanta sottopassi stradali, faunistici o idraulici, 15 cartelloni elettronici, e una serie di altre opere strutturali minori. C’è poi un bunker per scorie radioattive progettato in provincia di Brescia, e sul piano urbanistico la stesura di vari masterplan, Piani di governo del territorio e Suap per le aziende.
Che approccio adottate con il committente-cliente?
Al cuore del nostro lavoro c’è la presenza di un project manager, cioè una singola persona cui fare riferimento in tutte le fasi di un processo complesso. Al committente resta così solo il processo decisionale, non la parte procedurale. E poi, la condivisione: soprattutto nelle opere pubbliche, abbiamo elaborato un modello preciso di progettazione che si fonda sul dialogo con il territorio.
Spieghi…
L’abbiamo battezzato «Germogli Urbani», e «Corti vive» ne è un esempio così come la recente riqualificazione generale dell’oratorio San Luigi di Caravaggio. Partiamo con il dialogo con i committenti: i cittadini, i dipendenti e da lì costruiamo passo passo un percorso di ascolto. Al centro resta una convinzione: il “ben abitare” significa vivere una città di tutti e per tutti, a prescindere da condizioni e convinzioni.
L’oratorio San Luigi di Caravaggio fresco di riqualificazione
Un esempio?
Prendiamo per esempio il tema dell’abitare per gli anziani. Crediamo in quella che chiamiamo inclusività generazionale funzionale. Una città non deve essere soltanto accessibile, ma abitabile. Dev’essere vissuta. Avere una casa significa vivere una casa ma anche vivere fuori, avere una socialità. Ci consideriamo costruttori di una comunità attiva e abitante.
La sostenibilità ambientale, parlando di progettazione, non fa quasi più notizia…
Beh, è ormai indispensabile. Per quanto ci riguarda siamo contenti di aver cominciato prestissimo: quando fui assessore provinciale tra il 1995 e il 1999 la nostra fu la prima provincia ad adempiere al decreto Ronchi, e a Pumenengo esiste tutt’oggi quel parco «Naturama» che decidemmo di realizzare. Ma da progettista, la sostenibilità economica, sociale, ecologica e culturale è da sempre un nostro marchio, fin da quando nel 1998 realizzammo la prima casa in quella che oggi chiameremmo «classe energetica B». Oppure, nel 2013, la prima casa completamente autosufficiente di Caravaggio.
La prima casa energeticamente autonoma di Caravaggio, realizzata su progetto dello studio nel 2013