Il caso

Le “Corti vive” di Calvenzano arrivano a Roma: un progetto per salvare l’anima dei paesi

Sbarca in Parlamento il complesso intervento di recupero multi-funzionale degli edifici Bani, Biolcheria, Zoglio, Masserizia e Palazzo, realizzata da SA+ Engineering

Le “Corti vive” di Calvenzano arrivano a Roma: un progetto per salvare l’anima dei paesi

Le corti sono l’anima dimenticata dei paesi di pianura. Piccoli paesi nel paese, ognuna con il suo nome dialettale che ne identificava anche gli inquilini, per secoli, prima del boom economico, sono state l’ossatura urbanistica e sociale dell’intera Civiltà contadina. Poi, nemmeno troppo lentamente, si sono spopolate quasi ovunque, travolte dal fascino di villette e condomini più moderni e più comodi. Fino a diventare – troppo spesso – isole di degrado e di abbandono nel cuore stesso dei centri storici. Finora.

Le cinque corti della cooperativa agricola

Proprio dal cuore agricolo della Geradadda, a Calvenzano, è nata infatti nei mesi scorsi una delle iniziative urbanistiche più interessanti del panorama locale, che non a caso mercoledì prossimo, 15 luglio, sarà presentata nientemeno che alla Camera dei Deputati. Si tratta di «Corti Vive», un complesso intervento di recupero multi-funzionale di cinque corti storiche del paese: «Bani», «Biolcheria», «Zoglio», «Masserizia» e «Palazzo».

Già segnalato come case-history d’eccellenza alla Fiera dell’edilizia di Bergamo di quest’anno, il progetto è stato lanciato due anni fa dalla Cooperativa Agricola di Calvenzano (fondata nel 1887) e dallo studio architettonico e ingegneristico SA+ Engineering di Treviglio (fresco di trasferimento nella nuova sede di Casa Bacchetta, di fronte al Santuario). L’appuntamento a Roma, spiega il fondatore dello studio Marco Castelli, è arrivato grazie all’intervento della deputata bergamasca Rebecca Frassini (Lega), che l’ha scelto come «esempio virtuoso e replicabile di recupero del patrimonio storico e di welfare comunitario».

Cinque lotti, via in pochi mesi

Ma di cosa si tratta esattamente? Le cinque corti, dislocate in diversi punti del centro storico, saranno strappate al degrado grazie ad un progetto integrato in cinque lotti, due dei quali potrebbero partire già nei prossimi mesi. La presentazione del piano è atteso per luglio: ospiteranno alloggi, poli culturali e servizi socio-sanitari, con un investimento stimato di almeno 15 milioni di euro e l’avvio dei cantieri previsto per la fine del 2026. Un’idea decisamente innovativa, specie in un momento in cui la fame di abitazioni di qualità ha travalicato di gran lunga i confini di Treviglio, contagiando anche parte dell’hinterland. E vincente, almeno stando ai numeri: dei due lotti d’intervento a carattere prettamente residenziale, 15 delle 21 unità immobiliari previste sono già state opzionate prima ancora del via al cantiere.

“Abitare non è risiedere”

L’idea alla base della progettazione è che «abitare non è risiedere – spiega Castelli – ma è vivere uno spazio. Si abita una vita, non solo una casa. Le corti hanno una potenza fondamentale di collegamento tra chi eravamo e chi saremo, perché senza storia non c’è futuro e senza radici non c’è chioma». Così agli spazi residenziali – alcuni dei quali riservati alla residenza protetta di anziani autosufficienti – si aggiungeranno alcuni negozi di vicinato (rivivrà, tra l’altro, anche il vecchio spaccio della cooperativa in cui si vendevano i meloni retati di Calvenzano, prodotto tipico del paese).

Il museo Ferla e il museo dell’Agricoltura

L’attuale sede della Cooperativa cambierà volto, ospitando tra l’altro il Museo Ferla (una eccezionale collezione di modellini industriali realizzati a mano dal calvenzanese Franco Ferla), un Museo dell’agricoltura e la biblioteca della cooperativa, una grande raccolta curata sinora dallo storico segretario della più antica cooperativa agricola bergamasca ancora esistente, Fabrizio Messaggi.

Il tutto, nonostante le difficoltà di un intervento su edifici plurisecolari, sarà realizzato in classe energetica A, e alimentato con energia proveniente da un parco agrivoltaico (che non intralcerà quindi la coltivazione) dalla potenza di 9 megawatt, collocato fuori paese.

I commenti della politica

«Corti vive è un modello di eccellenza nazionale che dimostra come la rigenerazione urbana possa diventare uno straordinario mezzo di coesione sociale – ha commentato l’onorevole Frassini – Portare questa realtà alla Camera dei Deputati il 15 luglio significa accendere i riflettori su una realtà come quella di Calvenzano che rinnova il proprio patrimonio rurale partendo dalle sue radici che affondano nella tradizione delle cooperative rurali. Ho deciso di dare a questa iniziativa la massima rilevanza istituzionale a Roma perché incarna perfettamente la risposta politica e legislativa alle grandi sfide del nostro tempo: lo spopolamento dei piccoli borghi, la crisi abitativa e la necessità di un nuovo welfare di prossimità. Calvenzano dimostra che è possibile fare macro-interventi senza consumare nuovo suolo autofinanziando i servizi sociali e culturali attraverso l’edilizia sostenibile e l’energia pulita. Questa non è solo una bella storia locale, ma è un esempio virtuoso di come i territori dovrebbero rinnovarsi. È anche la dimostrazione di come una progettualità attenta e non invasiva possa cambiare il volto delle nostre comunità e diventare così un modello da imitare».

Sulla stessa linea il consigliere regionale, anche lui leghista, Giovanni Malanchini, fondatore del Distretto agricolo della Bassa bergamasca. Anche lui mercoledì prossimo sarà a Roma, insieme ad una rappresentanza politica di parlamentari locali.

«Non si tratta solo di un progetto pionieristico sul fronte urbanistico, ma anche di un’esperienza per la quale i proponenti hanno avuto la capacità di fare rete – ha commentato – Per quanto mi riguarda, mi è piaciuto da subito non soltanto perché legata alla tradizione agricola del nostro territorio, tema di cui mi occupo da anni, ma anche perché è un’idea che si inserirebbe benissimo sotto l’egida della nuova legge sulle Comunità di pianura, alla quale sto lavorando».