Da Largo XXV aprile a piazzale Umberto II: continua il dibattito a Calvenzano, sulla decisione dell’Amministrazione comunale di affiancare nella toponomastica del paese la memoria della Liberazione a quella dell’ultimo re d’Italia. Parliamo, per chi conosce il piccolo paese della Bassa, della grande area a sud ovest del paese, dove si trova l’auditorium comunale e dove si tiene ogni settimana il mercato del lunedì. La Giunta guidata dal sindaco Fabio Ferla (noto cultore e appassionatissimo di storia monarchica, nonché Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che è legato a casa Savoia) ha deciso di istituire “all’interno” di quello che sinora era per tutte le cartine largo XXV aprile, un’area dedicata all’ultimo re d’Italia, il cosiddetto “re di maggio”, che fu sovrano per poche settimane dopo l’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III.
Nasce piazzale Umberto II, con un bronzo per l’ultimo re
La vicenda, ricostruita la scorsa settimana dal Giornale di Treviglio, avrebbe potuto essere derubricata a “banale” intitolazione di uno spazio pubblico in paese, approvata peraltro anche dal prefetto di Bergamo Luca Rotondi dopo aver consultato la Società Storica Lombarda. Non fosse che il nuovo piazzale Umberto II si estenderà su tutto il parcheggio e sull’area verde adiacente, lasciando così alla denominazione originale di largo XXV aprile soltanto le due strade laterali che costeggiano il grande piazzale.

Commissionato un medaglione in bronzo
A ciò si aggiunge la decisione dell’Amministrazione di commissionare un medaglione in fusione di bronzo raffigurante l’effige l’ex sovrano, per il costo di circa 1800 euro. L’opera sarà realizzata da un’azienda specializzata di Pognano, misurerà circa 40 centimetri di diametro, e sarà poi fissata ad una stele di cemento.
I Savoia, il Fascismo e il re che scelse l’esilio
Prevedibilmente, è scoppiato un dibattito storiografico che proprio oggi, 2 giugno, Festa della Repubblica, riporta in campo due opposte interpretazioni del ruolo dei Savoia nei giorni della nascita della Repubblica, dopo la fine della Seconda guerra mondiale. In questi giorni anche l’Anpi di Bergamo si è fatta sentire sul caso, bacchettando pesantemente la decisione dell’Amministrazione comunale di Calvenzano. Ma andiamo con ordine.
Chi è Umberto II
Il «re di maggio», al secolo Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia, fu re d’Italia dopo l’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, tra il 9 maggio e il 13 giugno 1946. Meno di 40 giorni, giusto il tempo per vedere l’esito del Referendum del 2 giugno (con cui gli italiani esattamente 80 anni fa scelsero la Repubblica al posto della Monarchia collusa con il Fascismo) e di decidere conseguentemente di andare in esilio volontario in Portogallo, per non tornare mai più in patria.
La tesi di Ferla: “Non scappò, aiutò la transizione pacifica”
Da qui, secondo il sindaco Ferla, il merito misconosciuto del «re di maggio»: aver accettato l’esito del referendum senza scatenare un’altra guerra civile, dopo quella che si era appena conclusa tra la Resistenza e gli occupanti nazifascisti. E che con la vittoria degli Alleati, aveva posto le basi l’anno precedente per la nascita dell’Italia libera e democratica. Umberto II «ha consentito il passaggio dalla monarchia alla repubblica senza spargimenti di sangue, rinunciando alle sue prerogative da sovrano» ha spiegato il primo cittadino.
Proprio oggi, in occasione dell’80esimo anniversario del Referendum, anche l’attuale capo di casa Savoia Emanuele Filiberto (nipote di Umberto II) è tornato sul tema.
“In questa giornata di profonda riflessione, il mio pensiero e il mio cuore non possono che rivolgersi a mio nonno – ha detto il principe nel suo messaggio per il 2 giugno – Umberto II scelse la strada dell’esilio. Quel gesto non fu una resa, ma l’estremo e nobile atto d’amore di un sovrano che seppe mettere l’incolumità e la pace del suo popolo al di sopra della propria stessa Corona”.
Una tesi controversa, già in passato, specie se la memoria del re e la celebrazione della sua decisione di non opporsi alla transizione repubblicana finisce per “contrapporsi” inevitabilmente alla memoria dei partigiani – di ogni credo politico fossero – che il proprio sangue per la libertà l’avevano versato eccome, soltanto pochi mesi prima. Ma proprio su questo, Ferla ha tenuto a fare chiarezza. Nessuno “svilimento” della Liberazione, precisa, ribadendo l’impegno di Calvenzano e della sua Amministrazione per sostenere gli studi sulla resistenza locale, e per partecipare alle celebrazioni per la strage di Cornalba, una delle pagine più buie della guerra in Bergamasca.
“E’ un elemento che valorizza e non sminuisce l’intitolazione – ha aggiunto Ferla – La giornata del 25 aprile è stata infatti dichiarata Festa nazionale su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi il 22 aprile 1946, e fu il principe e luogotenente del Regno Umberto II ad emanare un decreto legislativo luogotenenziale che istituiva la festività”.
La protesta dell’Anpi: “Inopportuno e politicamente sbagliato”
Di tutt’altro parere l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, la cui sezione di Bergamo è intervenuta già venerdì per protestare contro la lettura di Ferla e dei monarchici. La scelta di Calvenzano pone secondo l’associazione “un evidente problema storico, politico e culturale”.
“La monarchia sabauda è indissolubilmente legata alle responsabilità storiche del Regime fascista: dalla firma delle leggi razziali all’avallo delle politiche autoritarie, fino al ruolo avuto nel tragico passaggio dell’8 settembre 1943, quando il Paese venne lasciato allo sbando dal re e dalla sua famiglia che scapparono da Roma – continua il presidente dell’associazione Mauro Magistrati – Sono elementi che non possono essere rimossi né ridimensionati, ma che costituiscono parte integrante della memoria storica nazionale. Per questo motivo riteniamo inopportuno e politicamente sbagliato dedicare uno spazio pubblico a un esponente di quella stagione, tanto più in un luogo simbolicamente connesso al 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo e fondamento della nostra democrazia repubblicana”.
“Quel referendum fu una scelta chiara e la toponomastica non è mai neutrale”
“L’80° anniversario del referendum Monarchia–Repubblica richiama invece una scelta chiara compiuta dal popolo italiano, per la prima volta chiamato al voto a suffragio universale con la partecipazione delle donne: la nascita della Repubblica ha rappresentato una rottura consapevole con la monarchia e con il passato che essa incarnava – prosegue Magistrati – In questo quadro, decisioni come quella adottata rischiano di offuscare il significato storico e civile della Liberazione e della scelta repubblicana, creando una sovrapposizione simbolica che non aiuta la chiarezza della memoria e dei valori fondanti della nostra Costituzione. L’ANPI ribadisce che la toponomastica pubblica non è neutrale, ma è uno strumento educativo e culturale attraverso cui una comunità trasmette alle nuove generazioni i propri valori e i riferimenti della propria storia. Per questo riteniamo che essa debba essere coerente con i principi antifascisti e democratici su cui si fonda la Repubblica italiana. Invitiamo pertanto l’Amministrazione a una riflessione più approfondita sul significato di questa scelta e a privilegiare, nella definizione degli spazi pubblici, figure e momenti che rappresentino in modo pieno e coerente i valori della Liberazione, della democrazia e della Costituzione”.