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Al “Palio dei Cantù” i fantini corrono con sagome di legno invece degli asini e scoppia la polemica

La 46esima edizione della manifestazione, andata in scena domenica 18 ottobre, come annunciato non ha previsto la presenza di animali

Al “Palio dei Cantù” i fantini corrono con sagome di legno invece degli asini e scoppia la polemica

Dopo la polemica per la mancata discussione in Aula dell’interrogazione presentata dalla minoranza sullo stop della corsa degli asinelli al “Palio dei Cantù” di Martinengo la scorsa edizione, in questi giorni ne è scoppiata un’altra sui social dopo che in centro a correre sono stati i fantini con le sagome di cartone in sostituzione degli animali.

Al “Palio dei Cantù” corrono le sagome di legno

Il 46esimo “Palio dei Cantù” resterà senza dubbio nella storia, suo malgrado, perché per la prima volta invece dei simpatici asinelli, spesso riottosi, a contendersi la vittoria sono stati i soli fantini, che hanno corso a piedi con una doppia sagoma di legno a forma di equino. Uno spettacolo che ha diviso nettamente l’opinione pubblica cittadina: per qualcuno una gara comunque divertente e che in qualche modo ha “salvato” una tradizione, per altri deludente se non addirittura penoso. Per la cronaca questo il podio: primo il cantù “Ssura”, secondo “Ssota”, terzo “San Fìrem”.

“Cosa ho visto prima alla ‘corsa degli asini’ – ha scritto qualcuno – come siamo caduti in basso, non ho parole”.

“Ma è possibile criticare sempre tutto? È stato divertente. La prossima volta fatelo voi” ha replicato un’altra.

“A me ha fatto pena. Punto” ha rincarato la dose un’altra ancora.

“Se non si può fare la corsa meglio non fare più nulla” ha suggerito qualcun altro.

La replica dell’assessore Barchiesi

A intervenire nel dibattito tra i tanti sono stati anche Enrico Asperti, il fratello del segretario del “Gruppo folcloristico Bartolomeo Colleoni” – organizzatore della manifestazione – che ha semplicemente consigliato ai delusi di “restare a casa”, mentre l’assessore con deleghe alla Pubblica istruzione, Sport e Politiche giovanili Ilario Barchiesi ha estratto la mannaia.

“Quanto è bello criticare sempre da dietro una tastiera – ha esordito – Senza informarsi mai del perché accadano le cose ed attaccandosi alle tradizioni ed agli articoli di giornale in cui si parla, guarda caso, di un altro paese in cui si corre lo stesso con gli asini… peccato che lo facciano su prato erboso, che è uno dei terreni consentiti. Mi metto nei panni degli organizzatori, dei 200 e più figuranti che da un anno si sono rimessi in gioco sfidando la carenza di volontari (tutti quelli che criticano, per esempio, credo sarebbero ben accolti se portassero proposte anziché critiche visto che tra di loro c’è anche qualche ‘responsabile organizzativo’), impegnandosi per superare le difficoltà e trovare risorse, col pensiero che, banalmente, se la giornata fosse andata meteorologicamente in modo diverso avrebbe mandato in fumo tutto il lavoro… Per poi, dopo tutti questi sforzi (secondo me apprezzatissimi dalla maggior parte della gente presente) sentirsi sviliti perché si è visto uno spettacolo indecoroso o non rispettoso delle tradizioni. Ci sono leggi da rispettare prima delle tradizioni”.

Poi ha rilevato le difficoltà odierne nell’organizzare eventi.

“Qualsiasi manifestazione oggi è un labirinto di regole, di norme legate alla sicurezza – ha scritto – se si tratta dell’utilizzo di animali c’è una legge del 2025 che sancisce un utilizzo sempre più restrittivo. Però, certo, le tradizioni possono travalicare le leggi… Come diceva giustamente qualcuno, criticare è lo sport preferito. Che si faccia o non si faccia questo è l’importante. Criticare. Dal canto mio, ringrazio tutti ma davvero tutti per l’impegno profuso e anche per la volontà e la fermezza, ove possibile, nel mantenerle le tradizioni (non dimentichiamo che c’è anche tutta una rappresentazione storica che va rispettata e rinnovata di anno in anno)”.

Poi un’ultima stoccata.

“Il fatto che alla conclusione della manifestazione gli applausi siano stati unanimi e tanti significa piuttosto che la formula è stata gradita ai più e questo credo sia il riconoscimento migliore e maggiore – ha concluso – Le lacrime di gioia dei vincitori sono motivo in più per essere convinti che, anche senza asini, il ‘Palio dei Cantù’ è e sarà nel cuore di tanti. Grazie soprattutto al ‘Gruppo Bartolomeo Colleoni’ che, consapevole che le critiche sarebbero inevitabilmente arrivate, da domani, ne sono certo, sarà già al lavoro per il 2027”.

Questa la classifica della sfida legata alla rievocazione storica: trionfo di “San Fìrem”, davanti a “Ssura” e “Valere Murnighèl”.