Treviglio

Il Coronavirus, Lautrec e la profondità del male. Delpini: “Reazioni emotive sproporzionate”

"Sembrava che le cose più importanti fosse avere il frigo pieno, per non pensare al vuoto dentro il cuore".

Il Coronavirus, Lautrec e la profondità del male. Delpini: “Reazioni emotive sproporzionate”
Treviglio città, 29 Febbraio 2020 ore 10:32

Bellissimo e vuoto. E’ in un Santuario  surreale  che questa mattina – sabato 29 febbraio 2020 – si è celebrata la tradizionale Messa del Miracolo della Madonna delle Lacrime di Treviglio .  Una celebrazione a porte chiuse a causa dell’emergenza Coronavirus  ma alla quale hanno   partecipato  in diretta streaming  centinaia di trevigliesi, grazie ai social network (il video completo è sotto).

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Delpini a Treviglio per la Messa del Miracolo

Per l’evento religioso più importante della città non ha voluto mancare l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini,  che ha celebrato di fronte  a una chiesa splendente dopo i recenti restauri ma completamente vuota, eccezion fatta per i celebranti, i tecnici, alcuni rappresentanti della parrocchia e, in prima fila, i sindaci di Treviglio Juri Imeri e di Castel Rozzone Luigi Rozzoni.

Spiazzante e attualissima l’omelia, in cui l’Arcivescovo ha parlato dell’emergenza Covid-19 paragonandola proprio alla minaccia di Lautrec. (QUI la storia del Miracolo di Treviglio). Richiamando il popolo cristiano ad “andare oltre” la banalità delle frasi fatte e dei “desideri meschini”. Ma riconoscendo “la profondità del male”.

“L’orizzonte è più luminoso di quanto l’occhio può vedere. Ma anche l’abisso del male è più insidioso e spaventoso, la minaccia è più grave e insidioso di quanto sia percepita.

Un’offesa la circolazione di luoghi comuni

“Evitiamo la banalità – ha detto l’Arcivescovo durante l’omelia – Ecco a cosa siamo chiamati. Dovremmo sentire una specie di fastidio per le parole inutili. Una sorta di insofferenza per le semplificazioni sbrigative, che squalificano il pensiero con un sorriso di compatimento. Dovremmo soffrire come un’offesa all’intelligenza la circolazione di luoghi comuni sottratti a ogni argomentazione, quelli slogan brillanti che non significano niente e non comportano nessuna responsabilità. Il bene è più alto, e il male è più profondo, della banalità”.

E allora: “Riconosciamo alle quotidiane abitudini la loro grandezza – Riconosciamo anche nel male l’abisso che ci spaventa. Evitiamo la banalità, la superficialità di fronte al pericolo.

L’emotivà istintiva induce a ingigantire quello che è piccolo

E ancora: “Noi non siamo esposti al pericolo di una qualche influenza misteriosa, non si tratta solo di questo. Noi siamo minacciati dalla morte. La minaccia di Lautrec a Treviglio era quella di scatenare la violenza, la violenza, la strage. Voleva operare una vendetta spietata. E si resta sconcertati di fronte all’abisso del male. Come può un uomo progettare una strage?”. Eppure, prosegue Delpini, “l’emotività istintiva induce a ingigantire quello che è piccolo e a non vigilare su quello che decide della vita e della morte”.

Su Coronavirus reazioni emotive sproporzionate

Poi, Delpini ha esplicitato i riferimenti, già chiari, all’emergenza Coronavirus. Ma ha parlato anche della psicosi legata a Covid-19 e all’assalto ai supermercati.

L’allarme di questi giorni ha suscitato reazioni emotive sproporzionate, ha contribuito però a distrarre dalle domande più profonde – ha spiegato – Reazioni che hanno generato enormi paure per cose piccole, hanno suscitato desideri meschini che hanno soffocato i grandi desideri e le paure veramente spaventevoli. Sembrava che le cose più importanti fossero: “Ah, se avessi il frigo pieno, per non pensare al vuoto che ho dentro il cuore. Se almeno avessi un rimedio palliativo, per non pensare all’insidia mortale che mi atterrisce…”.

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Il video della celebrazione

 

 

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