Analisi

Politica: sostantivo maschile. La dura vita delle candidate alle elezioni comunali

I dati mostrano come siano i consiglieri uomini a incassare più voti, e la conseguenza diretta è una più ampia rappresentanza del genere maschile nei Consigli comunali.

Politica: sostantivo maschile. La dura vita delle candidate alle elezioni comunali
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Le regole ormai le conoscono tutti, e anche alle ultime Comunali non sono mancati i tutorial su come votare e come esprimere correttamente le proprie preferenze ai consiglieri comunali candidati: massimo due preferenze, purché per persone di sessi opposti, pena l'annullamento della seconda preferenze. Ma funziona davvero, ormai dodici anni dopo la sua introduzione, questa norma pensata per favorire la parità di rappresentanza tra i generi nei Consigli comunali?
Rispondere non è facilissimo, perché se da una parte la composizione «media» dei parlamentini in pressoché ogni Comune sta indubbiamente cambiando in meglio, nella direzione di una maggiore rappresentatività femminile rispetto al passato, dall'altro la strada da fare è ancora molto lunga. Se infatti in un mondo «perfetto» - in cui valesse veramente la piena parità non solo «nelle regole del gioco», ma anche nel generale sentiment dell'elettorato - ci si dovrebbe aspettare una più o meno equa divisione tra le preferenze espresse dai cittadini ai candidati consiglieri uomini e quelle espresse alle candidate donne, in realtà sono pochissimi i Comuni in cui la torta dei voti si spartisce esattamente a metà. Nella maggior parte dei casi, insomma, sono i consiglieri uomini a incassare più voti, e la conseguenza diretta è una più ampia rappresentanza del genere maschile nei Consigli comunali.

Le preferenze di genere nella Bassa bergamasca

Guardiamo i dati nel loro complesso, considerando i Comuni della Bassa bergamasca e dell’Alto cremasco. Nella Bassa bergamasca sono state complessivamente espresse 31mila e 13 preferenze a candidati o candidate in Consiglio. Di queste, 19mila e 990 erano per candidati uomini. In media, il 64%. Solo in due Comuni su 32, tra quelli analizzati, il numero di preferenze espresse verso candidate donne supera quello di preferenze «maschili»: Fara Olivana con Sola e Casirate. Mentre in tutti gli altri paesi, l'electoral gap è decisamente evidente. Anche nei paesi più popolosi e importanti, come Romano di Lombardia ad esempio, la percentuale di preferenze femminili supera a malapena il 40%, mentre in moltissimi piccoli Comuni è addirittura inferiore al 30%. La maglia nera va a Lurano e a Pognano. In quest'ultimo paese in particolare, nonostante le liste che si sono sfidate alle urne sono state ben tre, solo il 5,3% delle preferenze è toccato a consigliere donna. Male anche Pagazzano (18%), Calcio (19%) e Fontanella (20%).

I dati Comune per Comune

Scegli il Comune per verificare la distribuzione delle preferenze tra candidati uomini e candidate donne alle ultime elezioni Comunali

Poche eccezioni: più voti agli uomini

Una discrasia che si riflette inevitabilmente sulla rappresentanza. I Consigli comunali eletti l'8 e 9 giugno sono spiccatamente a preponderanza maschile, con sole dieci eccezioni su 32: risultano più consigliere che consiglieri eletti soltanto a Casirate, Canonica, Ciserano, Fara Olivana, Ghisalba e Barbata, mentre il pareggio di genere si raggiunge a Brignano, Lurano, Mozzanica e Verdello. In tutti gli altri paesi, a guidare il Comune sarà un'Assise più maschile che femminile, nella «migliore tradizione» patriarcale.

Perché un divario tanto accentuato? Di fatto il problema è evidente soprattutto nei piccoli Comuni, nei quali la legge elettorale è molto più morbida, a proposito di rappresentanza di genere. Le candidate donna sono spesso, semplicemente, poche. E talvolta quelle che entrano sono rappresentanti «riempilista», scelte proprio per rispettare formalmente una norma che comunque - spesso - non è nemmeno vincolante.

Cosa dice la legge?

Cosa dice, infatti, la legge, in materia di rappresentanza di genere nei Consigli comunali? Per l’elezione dei consigli comunali nei Comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti, la legge prevede due misure in materia di parità di genere. La prima è la cosiddetta «quota rosa di lista», per le quali in ogni lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi. La seconda è la doppia preferenza di genere: l’elettore può esprimere due preferenze (anziché una, come previsto dalla normativa previgente) purché siano in favore di candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza.

Ma cosa succede se una lista non rispetta la prima misura? La realtà è che soltanto nei Comuni con più di 15mila abitanti la violazione della norma ha effettivamente delle conseguenze. Nei grossi Comuni la Commissione elettorale può infatti ridurre l'imperio la lunghezza della lista, cancellando i candidati del genere più rappresentato (tipicamente i maschi) partendo dall’ultimo, fino ad assicurare il rispetto della quota. E se ciò non bastasse (e se cioè fosse necessario depennare consiglieri fino a non rispettare il numero minimo di candidati prescritto dalla legge per ogni lista), la lista stessa viene ricusata e, dunque, decade. Diverso invece il caso dei Comuni tra 5mila e 15mila abitanti, che poi sono la maggior parte. La Commissione elettorale, in caso di mancato rispetto della quota, procede anche in tal caso alla cancellazione dei candidati del genere sovra-rappresentato, ma in questo caso l’eventuale impossibilità di rispettare la quota anche dopo le cancellazioni d'ufficio non comporta la decadenza della lista. Che quindi, come spesso capita, si presenta comunque alle elezioni.

L'Italia sempre peggio

Nel frattempo, a certificare quanto poco bene se la passino, ancora oggi, le donne in politica ci sono anche i dati del World economic forum. Secondo il report 2023 del Global Gender Gap, stilato sulla base dell’osservazione di 146 Comuni, in Italia la parità di genere si sta allontanando, al posto di avvicinarsi. Il divario di genere è particolarmente marcato nella partecipazione delle donne in politica, in cui il Paese è scivolato dal 40esimo al 64esimo posto tra il 2022 e il 2023.

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