Quando si pensa all’edilizia popolare, la mente va subito a contesti di forte disagio, se non di degrado. Purtroppo lo confermano anche le cronache: nella pur ricca Lombardia, spesso i caseggiati Aler sono preda di vari circuiti viziosi, che legano indissolubilmente bassa qualità abitativa ad alti tassi di morosità incolpevole, in una spirale discendente che in molti casi è la radice di vere e proprie emergenze sociali.
La rivoluzione delle politiche per la casa
Regione Lombardia, e in particolare l’assessorato alla Casa guidato dal bergamasco Paolo Franco, sta provando ad invertire questa tendenza, con un progetto da 96 milioni di euro che promette di essere una sorta di rivoluzione copernicana dell’edilizia popolare lombarda. Due i capisaldi: aumentare la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili per l’affitto, e puntare su una nuova – e sempre più numerosa – fascia di utenza. Non più (soltanto) quella di persone in condizione di chiara indigenza, ma quella del ceto medio/basso: famiglie di lavoratori, con un Isee compreso tra 14mila e 40mila euro, che nonostante abbiano un reddito dignitoso non riescono ad accedere al mercato degli affitti, strangolati – a Milano, certo, ma non solo – da canoni che sembrano impazziti.
Il progetto è stato presentato ieri, giovedì, durante il primo appuntamento di un tour istituzionale dell’assessore Franco che toccherà tutte le province: “Abita in Lombardia. Qui Puoi”.
I fondi europei per l’housing sociale
Il nuovo piano di housing sociale, finanziato con fondi Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) e Fsc (Fondo per lo sviluppo e la coesione), consentirà di ristrutturare 2.500 abitazioni, pubbliche o private, che saranno poi affittate a condizioni inferiori rispetto ai valori di mercato. L’erogazione di incentivi a fondo perduto per i proprietari di casa è vincolata alla disponibilità a mettere a reddito allo scopo gli appartamenti interessati dai lavori per almeno vent’anni. Ma si tratta di contributi rilevanti: circa 1000 euro a metro quadrato, secondo le prime stime. Importante anche l’orizzonte temporale: i lavori, auspicabilmente per tutte le 2500 abitazioni da individuare, dovranno essere completati nei prossimi 15 mesi.
Da un lato, si minimizza così la paura di avere inquilini in condizione di perdurante morosità: l’accesso sarà riservato a nuclei con un reddito non nullo, appunto, e con un Isee tra 14mila e 40mila euro. Dall’altro, si alleggerisce la tensione alloggiativa che ha fatto andare su di giri il mercato della casa non soltanto nella metropoli, ma anche in diverse altre aree della Lombardia. Un esempio su tutti? La stessa Bassa bergamasca orientale, che con l’arrivo di Brebemi e con l'”invasione” delle logistiche è stata presa d’assalto da famiglie di nuovi lavoratori.
“In Lombardia – ha evidenziato l’assessore Franco – c’è una parte sempre più rilevante di cittadini che lavora, paga le tasse e fa funzionare la società, eppure, paradossalmente, non può permettersi una casa. Si tratta di persone e famiglie comuni, con uno stipendio normale, che però a causa del crescente costo della vita non riescono a pagare un affitto. Siamo in campo per dare risposte concrete: la Lombardia è la prima Regione italiana ad aver strutturato un piano di housing sociale con una visione di medio e lungo periodo”.
“Grazie a una gestione virtuosa dei fondi europei e a un intenso lavoro politico-istituzionale – ha proseguito Franco – siamo riusciti a convogliare ulteriori finanziamenti su una delle sfide più importanti del nostro tempo: sostenere la fascia di cittadini con redditi medi e medio-bassi che non riesce ad accedere al mercato privato degli affitti e dei mutui, né può partecipare alle graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica. Una platea sempre più ampia”.
Tre linee per coinvolgere Aler, Comuni e Terzo settore
Il pacchetto di misure di housing sociale da 96 milioni di euro, i cui criteri sono stati recentemente approvati dalla Giunta regionale, si inserisce nell’ambito della “Missione Lombardia” – il piano di Regione per le politiche abitative – ed è rivolto a imprese, cooperative, Comuni, Aler, enti del Terzo settore ed enti religiosi. Saranno tre le linee di intervento: una dedicata a imprese, cooperative e amministrazioni comunali (con uno stanziamento da 48 milioni di euro); una riservata alle Aler (35 milioni); e infine una terza, da 13 milioni, decisamente interessante anche dal punto di vista urbanistico, destinato agli enti che operano in ambito sociale. Parliamo ad esempio degli enti religiosi, proprietari spesso di ampli locali inutilizzati, che potrebbero essere ripensati come soluzioni al bisogno abitativo “temporaneo” di studenti, lavoratori o “turisti della salute”.
Vincolo d’uso per vent’anni
Il contributo a fondo perduto massimo concedibile per ogni proposta di intervento sarà pari a 2 milioni di euro per le linee 1 e 3 e a 15 milioni di euro per la linea 2. Il vincolo di destinazione d’uso a servizi abitativi sociali avrà una durata pari o superiore ai 20 anni. Le agevolazioni regionali saranno destinate a sostenere gli interventi di riqualificazione edilizia necessari per la messa a disposizione degli alloggi o dei posti alloggio.
Le linee 1 e 2, nello specifico, sono finalizzate a incrementare l’offerta di servizi abitativi sociali attraverso l’utilizzo di patrimonio immobiliare di soggetti pubblici e privati, per la messa a disposizione di alloggi in locazione permanente a prezzi calmierati inferiori al canone di mercato. La misura, che contribuisce alla rigenerazione dei quartieri residenziali pubblici favorendo il mix abitativo, si rivolge in particolare a nuclei familiari, anche monopersonali, con capacità economica insufficiente per accedere al mercato privato e, al contempo, non idonea per i Servizi abitativi pubblici (Sap).
La linea 3 è finalizzata ad ampliare l’offerta di servizi abitativi sociali promuovendo interventi di valorizzazione del patrimonio immobiliare, realizzati da enti privati operanti nel sociale su immobili di loro proprietà o nella piena disponibilità, per mettere a disposizione in locazione prevalentemente temporanea posti alloggio a prezzi calmierati inferiori al canone di mercato. L’obiettivo, attraverso processi di rigenerazione edilizia, è offrire soluzioni abitative a particolari categorie sociali, tra le quali, ad esempio, i soggetti in situazione di fragilità sociale, gli studenti, i lavoratori con contratto a termine, i parenti di familiari ricoverati presso strutture sanitarie, le donne vittime di violenza, i genitori separati.
“La linea destinata agli enti che operano in ambito sociale – ha evidenziato l’assessore Franco – affronta esigenze abitative più specifiche che possono trovare una risposta proprio nello strumento dell’housing sociale. Investire in queste iniziative significa ampliare il concetto stesso di intervento pubblico nel settore della casa”.
Le dimensioni della misura
Interessante il raffronto con le precedenti misure analoghe sperimentate con un certo successo dalla stessa Regione: i 96 milioni di euro europei di questa misura seguono un precedente bando regionale da “soli” 18,5 milioni di euro, attivato nel 2024, grazie al quale vengono rese disponibili circa 450 abitazioni a canone calmierato. Insomma: parliamo di una misura che è quasi quintuplicata rispetto al passato.
“Regione Lombardia – ha sottolineato l’assessore Franco – è attenta ai cambiamenti sociali ed economici che stanno trasformando il fabbisogno abitativo dei cittadini, anche in provincia di Bergamo. Il confronto odierno con gli stakeholder si inserisce in un percorso preciso: stiamo costruendo un modello innovativo e pragmatico fondato su una vera e propria ‘Alleanza per la Casa’, capace di mettere in rete istituzioni, operatori economici e Terzo settore. L’obiettivo è rafforzare le sinergie, condividere responsabilità e offrire risposte sempre più efficaci, garantendo il diritto all’abitare e sostenendo al tempo stesso la competitività e l’attrattività dei territori”.