Un nuovo museo dedicato alla venerabile Maria Elisabetta Mazza impreziosisce il già ricco patrimonio storico-culturale di Martinengo. Lo hanno inaugurato insieme l’”Istituto delle Piccole Apostole della Scuola Cristiana”, la parrocchia di Sant’Agata e l’Amministrazione comunale.
Un “ritorno a casa” per l’educatrice venerabile
Una giornata storica quella di domenica 20 settembre per Martinengo, che con orgoglio ha reso omaggio alla sua illustre cittadina, un’educatrice che fece della scuola lo scopo della sua vita, dichiarata venerabile dalla Chiesa. A lei è stato dedicato un museo a Bergamo, allestito dalla “Congregazione delle Piccole Apostole della Scuola” che lei stessa fondò nel 1924, tuttavia a causa di problemi di spazio e risorse finanziarie la sede è stata trasferita nella sua città natale all’oratorio di San Giorgio, una piccola sala attigua alla chiesa parrocchiale.
In corteo dalla casa natale al nuovo museo
Alle 17 di domenica scorsa, il parroco monsignor Vittorio Donati, il vicario don Omar Moriggi, il sindaco Pasquale Busetti, la superiora generale dell’”Istituto delle Piccole Apostole” Maria Grazia Rodigari con il curatore del museo Silvio Tomasini, accompagnati da un drappello di chierici e di cittadini, si sono incontrati in via Locatelli 18, dove nacque l’insegnante e dove in sua memoria è stata apposta una targa da poco restaurata.
“In questo stabile nel 1886 nacque Maria Elisabetta Mazza – ha spiegato Tomasini – per questo abbiamo deciso di partire da qui. Lei è stata dichiarata venerabile da Papa Francesco dunque la si può ricordare con un momento di preghiera”.
La parola è passata al parroco per la benedizione della targa ma prima non è mancata una riflessione.
“Benediciamo tutte le famiglie, sapete che uno dei problemi più gravi è il decremento demografico, soprattutto in Italia – ha osservato – un medico dell’ospedale Sacco di Milano, che oggi si occupa di corsi sull’affettività e verrà qui il 30 settembre, mi raccontava che la media dei bimbi nati è di otto stranieri e due italiani ogni dieci. La vita è sempre un dono di Dio, da qualsiasi parte arrivi, ma il sindaco potrebbe pensare a un bonus per aiutare chi poi i figli deve crescerli, costa – ha suggerito a Busetti – Preghiamo per tutte le mamme e i papà che, di fronte alla decisione di generare dei figli, sentono tante paure perché abbiano coraggio, fede e fiducia”.
Il corteo è poi ripartito alla volta del museo, in via Sant’Agata, costellata di lumini a indicare il cammino, dove è stato accolto dalle note struggenti suonate dai maestri morenghesi Simone Rebecchi e Lorenzo Pandolfi.
“Abbiamo voluto che ci fosse anche un po’ di musica perché nell’essenza dell’insegnamento di Maria Elisabetta Mazza c’è una ricerca continua dell’armonia” ha affermato Tomasini.
L’11 ottobre presentazione dell’annullo filatelico
Prima dello svelamento della targa e il taglio del nastro, a prendere la parola è stato il sindaco.
“Maria Elisabetta Mazza è al centro di una Causa di Beatificazione che ne sta riconoscendo le intuizioni in campo sociale e culturale, nonché la profonda spiritualità – ha asserito il primo cittadino – In una società come quella odierna, profondamente cambiata rispetto a quella in cui lei operò, dominata e segnata dalla tecnologia ma anche dalla crisi del senso della comunicazione, la maestra si conferma come esempio di grande attualità, per l’originalità delle idee e delle esperienze. Oggi inauguriamo il museo a lei dedicato, una casa dove se ne riconosce l’anima viva. Grazie a tutti coloro che partecipano a questa commemorazione”.
Poi ha annunciato un nuovo omaggio dell’Amministrazione verso la venerabile concittadina.
“Domenica 11 ottobre, l’Amministrazione comunale presenterà l’Annullo filatelico con la realizzazione di 2000 cartoline – ha concluso – In collaborazione con Poste Italiane celebreremo tre anniversari importanti per la nostra città: il 140esimo anno dalla nascita dell’educatrice, i 200 anni dal restauro della Parrocchia e i 15 anni dal conferimento del titolo di città a Martinengo”.
Vita, fede e pensiero di “Bettina” tra manoscritti, documenti e cimeli
Dopo di lui l’intervento di Busetti il saluto di Rodigari.
“Con gioia ed emozione oggi siamo qui per consegnare al parroco, ai parrocchiani e, in generale a tutti i cittadini di Martinengo, il materiale del museo dedicato all’illustre vostra cittadina – ha dichiarato – Un museo che ha avuto la sua sede per quasi quindici anni a Bergamo, nella Casa Mazza appunto, e che forse era un po’ più completo per gli spazi più ampi di cui disponeva. Ora, nel 140esimo anniversario della sua nascita, passa nelle vostre mani perché non solo possiate conoscere sempre meglio una delle grandi personalità che è nata e cresciuta in questa vostra bella città, ma anche perché ne raccogliate la testimonianza di fede e amore per Dio e per l’umanità, valori questi che hanno motivato tutta la vita interiore e l’agire di Maria Elisabetta Mazza. Mi auguro, infine, che questo spazio della memoria rimanga a lungo un luogo di interesse culturale e spirituale soprattutto per le nuove generazioni, tanto bisognose di incontrarsi con figure che trasmettano valori che rendono umana, e quindi autenticamente cristiana, la nostra vita”.
A tagliare il nastro le pronipoti di Bettina
Il parroco ha proceduto alla benedizione del locale dopo lo svelamento della targa, ma prima ha fatto un’altra riflessione.
“Preghiamo per la scuola, che per Maria Elisabetta Mazza la scuola era una ragione di vita – ha detto – non se ne abbia a male qualcuno ma per qualche docente invece è ragione di lavoro, per il 27 del mese, mentre per molti genitori è un luogo dove portare i bambini e poi che si arrangino coloro che se ne occupano… Per Mazza la cosa più importante era annunciare Gesù, aiutare i bambini mettere nel cuore la presenza di Dio perché potessero da grandi vivere la loro vita con serenità, affidandosi al Signore”.
Infine il taglio del nastro affidato alle pronipoti della venerabile, Sara e Laura.
“E’ davvero un’emozione – ha detto Sara – da bambina venivo spesso qui con mio nonno in bici da Verdello, dove la sua famiglia aveva una farmacia. Per me questa giornata è ancora più coinvolgente perché sono anch’io un’insegnante, ho lavorato 40 anni nella scuola”.
“Anche per me è un’emozione forte, ho scelto un’altra professione ma anche la mia mamma si è dedicata all’insegnamento ai bambini con disabilità – ha aggiunto Laura – è una vocazione di famiglia”.
I presenti hanno potuto ammirare arredi, manoscritti, documenti e cimeli che d’ora in poi saranno patrimonio cittadino.
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Silvio Tomasini
Maria Grazia Rodigari
Laura e Sara, pronipoti di Maria Elisabetta Mazza