Treviglio

I tesori del Mast: ecco i reperti della Treviglio romana, longobarda e medievale

Alcune anticipazioni sulla collezione del nuovo museo che aprirà a fine ottobre in via Pontirolo, nell'ex chiesa dei Cappuccini

I tesori del Mast: ecco i reperti della Treviglio romana, longobarda e medievale

Tra i reperti più interessanti che saranno ospitati dal nuovo Mast, il nuovo Museo archeologico e storico di Treviglio, c’è anche un pezzo d’arte romana. Si tratta di un’ara anepigrafe: un piccolo altare di marmo probabilmente utilizzata proprio dai «trevigliesi» d’età romana (la Geradadda era già abitata a quel tempo, sebbene la città non fosse ancora stata fondata). Realizzata realisticamente proprio in zona, il suo ritrovamento è probabilmente frutto del caso. Fu utilizzata come materiale di risulta, per costruire l’ossatura della chiesa trevigliese. Fu così rinvenuta quasi per caso nel 1981 e da allora è conservata al Museo archeologico di Bergamo. «Ora tornerà a casa» hanno annunciato orgogliosi venerdì scorso il sindaco Juri Imeri e la direttrice dell’ufficio Cultura Elisabetta Ciciliot, durante la presentazione della nuova struttura fresca di restauro.

Il vaso a trottola e le sepolture della cava Nct

Non solo. Sempre di epoca romana, c’è una sepoltura trovata nel 1984 in viale XXIV maggio, durante un cantiere. All’epoca, gli archeologi l’avevano studiata a lungo e avevano riscontrato nella sua costruzione delle influenze celtiche, oltre che latine. Nel corredo era presente un «vaso a trottola» di tradizione appunto celtica. Sempre nella collezione finiranno anche altri reperti tornati alla luce durante gli scavi nella cava «Nct», verso Pontirolo.

L’arco delle sibille e dei profeti

Ma il «simbolo» della rinascita di Santa Maria la Rossa, c’è da scommetterci, non sarà un vero e proprio reperto custodito in una teca, ma un affresco che si potrà ammirare nel nuovo museo esattamente dove fu dipinto. Parliamo dell’arco «delle Sibille e dei Profeti». A liberarlo dalla gabbia del tempo – e da un muro di tamponamento che l’aveva quasi completamente nascosto e al contempo protetto – è stato un minuzioso lavoro di restauro portato avanti dalla restauratrice specializzata Annarita Sapia. Intuendo che potesse ancora mostrare qualche elemento interessante, nei mesi scorsi ha iniziato lentamente a scrostare millimetro dopo millimetro lo strato di intonaco che era stato sovrapposto alla pellicola pittorica, proprio sulla superficie dell’arco opposta al pavimento e parallela al soffitto. Uno ad uno, per lo stupore degli stessi addetti ai lavori, sono riemersi vari soggetti, dipinti uno accanto all’altro, in una sorta di collezione di ritratti che decoravano l’intero arco. La prima a tornare alla luce è stata una Sibilla cumana, splendidamente restaurata. E poi una Sibilla agrippina, un (ancora non identificato) profeta, un’altra sibilla, un Mosé, un re Davide e una Sibilla persica.