Il dibattito

Zona rossa in Lombardia: la Bergamasca non ci sta

Il sindaco Gori, il presidente della provincia Gafforelli e il senatore leghista Iwobi chiedono che si applichi il "comma 2": misure differenziate per province.

Zona rossa in Lombardia: la Bergamasca non ci sta
Cronaca Treviglio città, 15 Gennaio 2021 ore 15:43

E così sarà zona rossa, in Lombardia. Lo ha annunciato questa mattina il presidente della Regione Attilio Fontana da Concorezzo, parlando di una sorta di "punizione" decisa a Roma nei confronti della Lombardia, nonostante a detta del governatore (stamattina) i dati siano "in miglioramento". Quattro giorni fa, invece, era stato lo stesso Fontana ad ammettere che gli indici erano in peggioramento.  Mentre si fa serrato il dibattito tra Roma e Milano, però, è da Bergamo che in queste ore sembra nascere una sorta di movimento trasversale, che punta a chiedere misure meno restrittive per provincie - come la nostra - che mostrano ancora una progressione del contagio contenuta. A scrivere a Fontana, ieri sera, sono stati sia il sindaco di Bergamo Giorgio Gori (Pd) che il presidente della provincia di Bergamo Gianfranco Gafforelli.

In Bergamasca 61  casi ogni 100mila abitanti

La provincia di Bergamo conta infatti 61 casi positivi al Covid ogni 100mila abitanti. Pochi, praticamente la metà della media regionale e poco sopra il limite stabilito di 50 casi per 100mila abitanti che - se mantenuto per tre settimane consecutive - consente   di entrare in zona bianca. Così ieri sera Gori e Gafforelli hanno inviato una lettera al presidente della Regione Attilio Fontana e all’assessore Letizia Moratti perché tengano conto della richiesta del territorio orobico e se ne facciano portavoce al Ministero della Salute, chiamato in questi giorni a disegnare il livello di rischio del nostro Paese. A contribuire al basso numero di contagi,  c'è peraltro il fatto che la nostra provincia porta i segni - e la memoria - della strage di questa primavera.

disagi per la neve
Gianfranco Gafforelli
Giorgio Gori
Giorgio Gori

A Bergamo il 30% è entrato in contatto con il virus

"La situazione del nostro territorio – scrivono Gori e Gafforelli – probabilmente proprio in ragione dell’estesa platea di cittadini entrati in contatto con la malattia nella scorsa primavera, intorno al 30 per cento della popolazione secondo le diverse indagini sierologiche condotte nei mesi successivi, oltre che in ragione di una diffusa consapevolezza, tra i cittadini bergamaschi, riguardo alla necessaria osservanza delle regole volte alla prevenzione dei contagi, appare in questa fase peculiare. Il dato crediamo più significativo è quello relativo all’incidenza dei nuovi contagi, indicatore che colloca la provincia di Bergamo, con 61 nuovi casi ogni 100 mila abitanti, ben al di sotto della media regionale (122) e ancor più dei territori (Mantova, Como, Sondrio, Milano, Varese) che presentano valori superiori a 200".

Un colore diverso per la Bergamasca? Si può fare

Secondo Gori e Gafforelli è necessario che il Ministero, d'intesa con la Regione, applichi quanto previsto dall’articolo 2 comma 2, nonché dall’articolo 3 comma 2 del Dpcm del 3 novembre 2020:

"Con ordinanza del Ministro della salute adottata ai sensi del comma 1, d’intesa con il presidente della Regione interessata, può essere prevista, in relazione a specifiche parti del territorio regionale, in ragione dell’andamento del rischio epidemiologico, l’esenzione dell’applicazione delle misure di cui al comma 4".

La decisione spetta al Ministero della salute

«Nel testo del Dpcm è chiaramente indicato che la decisione spetta al Ministro della Salute. Riteniamo tuttavia imprescindibile il Suo prioritario consenso, in ragione anche del parere che potrà ricevere dal Cts regionale – proseguono Gori e Gafforelli rivolgendosi a Fontana e Moratti – Crediamo fermamente che si possano comprendere le difficoltà e le sofferenze cui il protrarsi delle limitazioni anti-Covid, se non addirittura il loro inasprimento, sottopone i cittadini dei nostri territori e in particolar modo gli studenti, le loro famiglie e gli operatori dei settori economici (ristorazione, somministrazione, commercio, attività culturali e sportive, per citare solo i principali) costretti alla chiusura o ad una sostanziale limitazione delle rispettive attività".

Limitazioni sì, ma guardare gli indicatori

"Tali limitazioni sono necessarie e doverose ovunque gli indicatori di diffusione del contagio segnalino situazioni tali da mettere seriamente in pericolo la salute dei nostri cittadini – aggiungono - A tale proposito Le anticipiamo che ove le autorità preposte, con validi e giustificati motivi, dovessero ritenere che anche la provincia di Bergamo rientri in questa casistica sarà nostra cura, insieme alle altre istituzioni del territorio, adoperarci per il pieno rispetto delle norme in vigore. Dove viceversa le condizioni epidemiologiche siano oggettivamente migliori – concludono Gori e Gafforelli - come pare essere in questa fase per la provincia di Bergamo e come auspichiamo possa presto essere per altre province lombarde, riteniamo si giustifichi l’esenzione prevista dal Dpcm, al limite anche solo parziale, ossia innanzitutto a beneficio di quelle situazioni, scuole in testa, e a seguire commercio e ristorazione, delle quali riteniamo prioritario favorire un progressivo ritorno alla normale attività".

Bufera sulle parole di Fontana: la Lega compatta attacca: "Tutti contro la Lombardia"

Intanto, infuria il dibattito regionale sulle parole di questa mattina del presidente Fontana.

Toni Iwobi

Il senatore leghista di Spirano Toni Iwobi, capogruppo in Commissione Affari Esteri Lega e membro del Comitato Schengen Europol, sostiene che la volontà di Palazzo Chigi sia di "affossare la nostra Regione". E chiede distinzioni territoriali nelle nuove limitazioni.

“Da Conte c'è una scarsa o nulla conoscenza delle nostre realtà territoriali con effetti devastanti sulla nostra economia. Il Governo con la scelta di relegare la Lombardia - senza nemmeno alcun distinguo tra aree interne - in zona rossa ha fatto outing: da Palazzo Chigi c’è la volontà di affossare la nostra regione e le nostre province che - ricordiamo - sono le più produttive del Paese”.

“La Lega a ogni livello istituzionale chiede con fermezza a Speranza di valutare in modo più approfondito la questione con il Comitato tecnico scientifico per rivedere la decisione. Inoltre, chiediamo di fare subito e bene con ristori adeguati per tutte le attività economiche affossate dalla crisi. Siamo oltre l’inaccettabile: i ristori irrisori a spizzichi e bocconi visti fino ad ora non servono a nulla” conclude Iwobi.

Con Iwobi lui anche l'onorevole Claudia Gobbato, leghista di Rivolta d'Adda

Claudia Gobbato

Si tratta dell' “ennesima vergogna, ormai è chiaro che il Governo è contro la Lombardia, contro il sistema produttivo lombardo e contro le partite iva: questo atteggiamento deve finire. Bene ha fatto il Governatore Fontana – ha detto ancora - a chiedere con forza al ministro Speranza di rivedere la decisione perché è chiaro che c’è un attacco alla nostra Regione e questo non è accettabile. Il Governo deve essere consapevole che se si ferma l’economia lombarda, si ferma tutto il Paese".

Anche il consigliere segretario Giovanni Malanchini tuona contro la zona rossa

Elezioni regionali Lombardia Lega Nord candidato Giovanni Malanchini
Giovanni Malanchini

“La Lombardia è la regione più produttiva d'Italia, vera e propria locomotiva del sistema Paese, e ancora una volta si trova a pagare il prezzo delle insensate scelte prese da questo Governo. La nostra economia, per l’incompetenza di chi oggi guida il Paese, viene messa in ginocchio, così come le tantissime attività che rischiano di non poter più riaprire”. Così il consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale in merito dell'istituzione della zona rossa in Lombardia. “È finito il tempo delle promesse: pretendiamo che Conte, in queste ore evidentemente troppo impegnato a salvare la sua poltrona, eroghi ristori immediati e adeguati per la Lombardia e chiediamo, così come annunciato dal Governatore Fontana, di sottoporre la questione al CTS affinché venga rivalutata questa ingiusta decisione”.

"Puniti" in zona rossa? Il M5S contro Fontana: "Unico obiettivo polemizzare col governo"

Sulle parole dei leghisti si è espresso in queste ore il M5S regionale, per voce del capogruppo al Pirellone Massimo De Rosa, che punta il dito in particolar modo contro Fontana.

Massimo De Rosa

“È sconcertante che dopo quasi un anno, il presidente Fontana non abbia ancora capito come funzioni e dire che è sempre presente alle conferenze Stato Regioni. Parlare di punizioni, alimentare il pensiero per il quale esista una fantomatica vessazione contro qualcuno: regioni, categorie o altro è soffiare sul fuoco del negazionismo e del malcontento che tutte le Istituzioni stanno invece cercando di spegnere attraverso aiuti e misure, volte a permetterci di tornare alla normalità il più in fretta possibile. È proprio questo genere di uscite che alimentano la tensione sociale. Fontana e la Lega lo sanno, ma semplicemente a loro non interessa. Continuano a trattare l’argomento in modo scorretto. Confondendo la popolazione. L’unico loro obiettivo, lo stesso da inizio pandemia, è polemizzare con il governo. Trasformare gesti di tutela della salute, definendoli una vessazione è grave. Il Movimento Cinque Stelle ovviamente non è contento delle nuove restrizioni da applicare in Lombardia, anche a causa delle mancanze della Giunta Fontana, ma l’unico modo per superare questa emergenza è agire uniti con serietà, seguendo quelle che sono le indicazioni della scienza, al fine di superare la pandemia il prima possibile”.

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