Covid-19

Vaccino anti-Covid Treviglio, in ospedale adesione al 60% VIDEO FOTO

Prosegue la campagna di vaccinazione per medici, infermieri, operatori e personale dei due ospedali di Treviglio e Romano. E poi, via alla vaccinazione di massa. Ecco come.

Cronaca Treviglio città, 05 Gennaio 2021 ore 20:50

 

Ci sono ancora sei giorni di tempo per prenotarsi, fino all’11 di gennaio, ma finora si attesterebbe attorno al 60 percento l’adesione di medici, infermieri e personale sanitario dell’Asst Bergamo Ovest alla campagna vaccinale anti-Covid che, dopo l’inizio con un giorno di anticipo domenica, è andata avanti a spron battuto sia ieri che oggi, martedì 5 gennaio.

Vaccini Covid-19 nella Bassa: chi è coinvolto nella prima fase

La prima fase della campagna, come noto, è riservata al personale sanitario, ai medici di medicina generale, agli equipaggi delle ambulanze e a personale ed ospiti delle Rsa del territorio. Nella Bassa si tratta in totale di circa diecimila persone. La fetta principale sarà quella delle case di riposo (4500 soggetti, e alla Rsa Anni Sereni si comincerà a vaccinare già da domani mattina alle 9, dopo la formazione del personale avvenuta proprio oggi, in ospedale). Ci sono poi circa 2700 dipendenti e collaboratori dell’Asst (gli ospedali di Treviglio e Romano, ma anche tutti i presidi territoriali), 1500 addetti dell’emergenza urgenza e circa seicento tra medici e pediatri di libera scelta.
Al momento, la prenotazione degli slot avviene tramite un link privato riservato agli aventi diritto, mentre in futuro – quando partirà, speriamo presto, la vaccinazione di massa – si utilizzerà un sistema di prenotazione dedicato. Non sarà quindi, probabilmente, l’app Zerocoda utilizzata finora per la prenotazione di esami e tamponi.

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I numeri a Treviglio, finora

Nel primo giorno di vaccinazioni, domenica, sono stati vaccinati 60 operatori. Ieri, lunedì, altri 186 (96 a Treviglio e 90 a Romano). Sempre oggi sono iniziate le chiamate per vaccinare i medici di medicina generale, che proseguiranno nelle prossime settimane. Le prenotazioni effettuate finora tra il personale fanno pensare a un’adesione attorno al 60%. “Buona – commenta il direttore generale – Ma c’è ancora tanto da fare. Confidiamo di aumentare le adesioni con un recall in questi giorni per chi ha preferito aspettare qualche giorno a prenotare, o chi ha ancora qualche dubbio. Anche perché i tempi sono stretti: dopo l’11 gennaio non sarà più possibile prenotare e le fiale non utilizzate saranno ridestinate alle successive fasi della campagna vaccinale”.

La fase due: 350mila persone da vaccinare

E proprio qui si giocherà la partita più importante. Complessivamente, la popolazione di riferimento dei centri vaccinali che ruoteranno attorno a Treviglio ammonta a 350mila persone. “Grandi numeri – spiega il direttore generale dell’Asst Peter Assembergs – Dovremo viaggiare a un ritmo tra i tre e i settemila vaccini al giorno”. I tempi? Dipenderanno sostanzialmente soltanto dalla gestione dei rifornimenti da parte del Commissario Arcuri, da Roma.

Dieci centri vaccinali nel territorio

Saranno dieci i centri vaccinali anti-Covid nel territorio dell’Asst. Il principale, molto probabilmente, sarà proprio a Treviglio e in particolare alla Fiera. Qui, ha spiegato questo pomeriggio il direttore socio sanitario dell’asst Andrea Ghedi, saranno allestite cinque “linee” parallele di vaccinazione, per utilizzare un’espressione che rende bene l’idea delle dimensioni dell’operazione. Altre tre, forse quattro centri vaccinali si troveranno nel resto della Bassa (sicuramente a Treviglio e a Romano) e altrettante nei centri principali della media pianura come Dalmine. L’esatta ubicazione dei centri è in corso di definizione in queste ore.

Al momento, il secondo centro vaccinale dell’Asst aperto è quello di Romano di Lombardia, allestito nel reparto subacuti dell’ospedale cittadino, già convertito a reparto Covid nel corso degli scorsi mesi.

I rifornimenti di vaccini a – 80gradi

Ma come funziona il rifornimento? Come noto, le fiale della Pfizer devono essere conservate a -80 gradi centigradi perché il vaccino  non si deteriori. A Treviglio, in ospedale, sono due i refrigeratori utilizzabili, ciascuno capace di contenere decine di migliaia di dosi.
I vaccini arrivano dalla Germania in aereo, all’interno di contenitori bassi e larghi battezzati dagli operatori “pizze”. Ciascuno di essi contiene 196 fiale, utili ciascuna per effettuare sei dosi di vaccino. Dall’aeroporto all’hub trevigliese arriverà tramite corriere, ovviamente con tutte le misure di sicurezza del caso.

Arriva sotto forma di polvere

Per tutto il viaggio i vaccini saranno rimasti all’interno di contenitori con ghiaccio secco dotati di dispositivi per il controllo elettronico della temperatura. All’arrivo in ospedale vengono trasferiti nel freezer. E qui, hanno spiegato oggi i tecnici dell’Asst, possono restare tranquillamente fino a sei mesi. Il vaccino si trova infatti, in questa fase, sotto forma di polvere. La vera “corsa contro il tempo” parte dopo, con il decongelamento.

Dal freezer al frigo

Per poter essere iniettato, il vaccino dev’essere scongelato, portandolo da -80 gradi a una temperatura “da frigo domestico” compresa tra i 2 gli 8 gradi centigradi. Una volta effettuata questa operazione, ogni fiala dev’essere utilizzata nel giro di cinque giorni.
E’ dal frigorifero quindi che le infermiere e gli infermieri addetti alla preparazione delle dosi estraggono le fiale e aggiungono alla polvere liofilizzata della soluzione fisiologica. Si mescola il contenuto e si preparano le piccole siringhe per l’iniezione intramuscolare, ovviamente monouso e “di precisione”. Ognuna contiene il contenuto di una dose, circa 1,3 ml di liquido.

Il giorno della vaccinazione

Mentre un team di addetti, in ogni punto vaccinale, preparerà “a ciclo continuo” le dosi, altri operatori organizzeranno le persone da vaccinare. In questi giorni di “prove generali” le vaccinazioni si stanno tenendo in una porzione del reparto di oculistica, al primo piano dell’ala sud dell’ospedale. Il percorso comincia, ovviamente, con un check point per la prova della temperatura corporea. Poi si raggiunge una stanza per la visita medica. Vagliata l’anamnesi, firmato il consenso informato, il medico decide se effettuare o meno il vaccino (ma finora, non ci sono stati ancora casi di operatori “rimandati a casa”). Dalla stanza della visita si passa quindi alla vaccinazione vera e propria, in due stanze dedicate. E da lì, vaccinati e disinfettati, si passa alla sala d’attesa. E’ necessario attendere, mantenendo le distanze di sicurezza, una ventina di minuti. Questo per far fronte all’insorgenza di eventuali effetti avversi quali reazioni allergiche (per ora non è capitato). Il medico può disporre, in casi che lo richiedano, un prolungamento del periodo di osservazione.

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