Cronaca

Piscina, dopo l’incendio il Tribunale dichiara il fallimento del gestore

Il 16 settembre scorso l'Amministrazione comunale ha provveduto a presentare domanda per inserire il proprio credito nell'elenco dei debiti dell'azienda

Piscina, dopo l’incendio il Tribunale dichiara il fallimento del gestore

Non c’è pace per la piscina comunale di Ghisalba, il Tribunale Ordinario di Verona ha dichiarato la liquidazione giudiziale della società “Sporting Club Verona”, società che deteneva il servizio di gestione.

Fallito il gestore della piscina

Dopo l’incendio che il 14 agosto 2025 ha gravemente danneggiato l’impianto in via Moro, la piscina è stata oggetto di incursioni da parte di vandali, inoltre il tempo che passa inesorabile sta peggiorando le sue condizioni. L’Amministrazione spera di poter iniziare a ricostruire il prima possibile ma il percorso è ancora lungo. Intanto è emerso che il gestore è fallito.

“In data 11 agosto è stata dichiarata, da parte del Tribunale Ordinario di Verona, la liquidazione giudiziale della società ‘Sporting Club Verona’, società che deteneva il servizio di gestione della piscina comunale approvato con delibera di Consiglio il 7 settembre 2017 e il cui contratto scadeva il 31 agosto 2020 – spiega l’assessore al Bilancio Sara Bosis – tuttavia con l’emergenza pandemica da Covid-19 alla luce del cosiddetto Decreto Rilancio del 2020, convertito con modificazioni dalla legge 77 del 17 luglio 2020, l’Amministrazione comunale aveva l’obbligo di procedere al riequilibrio economico-finanziario del contratto in concessione, vista la prescrizione contenuta nell’articolo 216. Tale prescrizione disciplinava la revisione delle concessioni per impianti sportivi pubblici, prevedendo la salvaguardia dell’equilibrio economico-finanziario e dei rischi in capo all’operatore. In assenza di accordo era previsto il recesso, con il conseguente riconoscimento alla ‘Sporting Club Verona’ del valore dei costi sostenuti, oltre agli oneri e alle penalità connesse allo scioglimento del rapporto: in parole povere il Comune si sarebbe trovato, in questo caso, a sostenere un rilevante impegno economico”.

Debiti con il Comune

Il riequilibrio economico finanziario era proseguito, dietro richiesta del gestore con presentazione di registri contabili asseverati, sino al 31 agosto 2023, vale a dire tre anni dalla scadenza naturale del contratto, come consentito sempre dal Decreto Rilancio.

“A seguito di una prima e di una seconda proroga tecnica la scadenza della concessione è stata prorogata al 31 agosto 2025 – afferma ancora Bosis – Durante tutto questo periodo e nonostante i riequilibri economico-finanziari concessi al gestore, quest’ultimo non ha mai provveduto al pagamento dei canoni di concessione, accumulando un debito nei confronti dell’Ente pari ad 167mila 750 euro nonché un debito per consumo acqua di 29mila 718 oltre a penali per inadempimento di 80mila 734 euro e interessi maturati al tasso di interesse legale per 10mila 121. Sul versante entrate tributarie, avendo il gestore provveduto ad un parziale pagamento della tassa rifiuti, rimane un debito nei confronti del Comune di 12mila 907 euro, compreso di interessi e spese, somma questa da collocarsi quale credito privilegiato in quanto appunto di natura tributaria. Relativamente alla mancata entrata di canoni, rimborso consumi acqua e tassa rifiuti, l’importo corrispondente è controbilanciato dal Fondo svalutazione crediti registrato a bilancio”.

A fronte della sentenza del Tribunale di Verona il Comune ha provveduto a presentare domanda di insinuazione al passivo – procedura formale con cui un creditore chiede di inserire il proprio credito nell’elenco dei debiti di un’azienda o di un soggetto dichiarato insolvente – il 16 settembre scorso.

“E’ utile rimarcare che il Comune si è sempre dovuto attenere alle normative del Decreto Rilancio, impedendo la chiusura dell’impianto, in quanto ha sempre messo al primo posto il beneficio degli utenti – precisa l’assessore – e ha sempre sollecitato il gestore al pagamento delle pendenze sino ad arrivare all’avviso di accertamento esecutivo 1/2026 emesso nei confronti della ‘Sporting Club Verona’”.

Quando la ricostruzione?

“Relativamente all’aggiornamento dell’iter inerente la futura ricostruzione dell’impianto, il Tribunale di Bergamo lo scorso 19 maggio aveva dichiaratoinammissibile il ricorso per Accertamento Tecnico Preventivo presentato dalla compagnia assicurativa del Comune il 22 marzo – ricorda Bosis – il 4 giugno la medesima società assicurativa ha presentato reclamo avverso la predetta ordinanza e il 10 settembre il Tribunale ha revocato l’ordinanza del 19 maggio e ammesso l’Accertamento Tecnico Preventivo. Sia la ricorrente che il Comune hanno all’uopo nominato i propri consulenti tecnici. Nel frattempo, con l’anticipo dell’indennizzo erogato dalla ‘Reale Mutua’, il Comune ha potuto procedere all’installazione di impianto antintrusione, costituirsi in giudizio, nominare i consulenti tecnici, nonché richiedere le varie offerte per la prima rimozione della copertura e messa in sicurezza dell’impianto. Per l’inizio dei lavori è comunque necessario attendere l’esito dell’Accertamento Tecnico Preventivo”.