L’architetto e primo cittadino di Isso propone una riflessione sul valore culturale dell’edificio e suggerisce di valutare soluzioni alternative all’abbattimento.
Il Consiglio comunale e il tema del danno erariale
Lunedì sera il futuro di Palazzo Muratori è stato il tema centrale del Consiglio comunale di Romano. Al centro della discussione un’interrogazione presentata dai gruppi di minoranza del Partito Democratico e della lista civica Paola Suardi Sindaca, che hanno chiesto chiarimenti in merito al possibile rischio di danno erariale derivante dalla scelta dell’Amministrazione di procedere con la demolizione dell’edificio. Secondo le opposizioni, la presenza all’interno del complesso di due sale civiche tuttora utilizzate potrebbe rendere discutibile la decisione di abbattere l’immobile, ponendo interrogativi sull’impiego delle risorse pubbliche. Il sindaco Gianfranco Gafforelli ha però respinto questa ricostruzione, richiamando una relazione predisposta dall’ufficio tecnico comunale dalla quale emergerebbero gli elevati costi necessari per una riqualificazione dell’edificio. Il primo cittadino ha inoltre ricordato come il quadro normativo vigente tuteli il Comune rispetto a questa scelta, motivata – ha ribadito – dall’interesse pubblico.
La lettera del sindaco di Isso
Nel dibattito interviene ora anche Giuseppe Joy Donati, sindaco di Isso e architetto, che ha inviato alla redazione di Prima Treviglio una lunga riflessione nella quale sposta l’attenzione dal piano strettamente economico a quello culturale e urbanistico. Donati esordisce riconoscendo la complessità delle decisioni che un’amministrazione è chiamata ad assumere sul patrimonio pubblico.
“Comprendo bene, da Sindaco, quanto siano complesse le scelte che riguardano il patrimonio pubblico: ogni decisione comporta responsabilità, costi, priorità e valutazioni non sempre semplici”.
Secondo Donati, tuttavia, il tema non può essere affrontato esclusivamente sotto il profilo economico o amministrativo.
“Anche qualora fosse dimostrato che la demolizione non costituisca un danno erariale, rimane aperta una domanda ben più profonda: quale danno culturale, urbano e collettivo produce la cancellazione di un’opera architettonica ormai entrata nella vita e nell’immaginario di una comunità?”.
“Palazzo Muratori è ormai parte della memoria urbana”
Nella sua lettera il sindaco di Isso ricorda come Palazzo Muratori sia sempre stato un edificio capace di dividere l’opinione pubblica, ma ritiene che proprio il trascorrere degli anni gli abbia conferito un valore che va oltre la sua funzione originaria. Per Donati un bene pubblico non appartiene soltanto all’ente proprietario, ma anche alla memoria collettiva della comunità che lo vive quotidianamente. L’architetto richiama inoltre il ruolo dell’architettura contemporanea all’interno dei centri storici, sostenendo che il rispetto del patrimonio non debba necessariamente tradursi nell’imitazione del passato. Richiamando anche esperienze internazionali, in particolare francesi, sottolinea come il dialogo tra antico e contemporaneo possa avvenire attraverso qualità progettuale, proporzioni, materiali e inserimento urbano, senza rinunciare a un linguaggio architettonico moderno.
Il richiamo a Philippe Daverio
Nella riflessione trova spazio anche un riferimento a Philippe Daverio, che in passato si espresse favorevolmente sulla necessità di riflettere prima di procedere alla demolizione dell’edificio. Secondo Donati il critico d’arte invitava a non confondere la difficoltà di comprendere un’opera contemporanea con la necessità di eliminarla, distinguendo il giudizio estetico dalla tutela del patrimonio culturale.
La proposta: affidare l’edificio a soggetti terzi
La parte conclusiva della lettera assume un carattere propositivo. Prima di procedere all’abbattimento, Donati suggerisce di verificare la disponibilità di associazioni culturali, ordini professionali, fondazioni o altri soggetti interessati alla valorizzazione dell’architettura contemporanea a farsi carico della gestione dell’immobile. L’ipotesi avanzata è quella di ricorrere a strumenti come un comodato gratuito di lunga durata, una concessione d’uso o altre forme giuridiche analoghe, anche per periodi molto estesi, senza gravare economicamente sull’Amministrazione comunale.
“Sarebbe un modo – conclude – per verificare se ciò che oggi viene percepito come un problema possa diventare una risorsa collettiva, senza cancellare definitivamente un’opera che appartiene ormai alla memoria urbana di Romano”.