Cronaca
Fara d'Adda

Omicidio di Fara, la Procura chiede una perizia psichiatrica per l'assassino reo confesso Fumagalli

L'assassino reo confesso di Fara sarà sottoposto ad un esame per appurare se fosse in grado di intendere e volere, quel martedì sera, quando uccise brutalmente, annegandola nell'Adda, la compagna Romina Vento.

Omicidio di Fara, la Procura chiede una perizia psichiatrica per l'assassino reo confesso Fumagalli
Cronaca Gera d'Adda, 11 Maggio 2022 ore 10:11

Una perizia psichiatrica per appurare se Carlo Fumagalli fosse lucido e in grado di intendere e volere, quando nella sera di martedì 19 aprile, a Fara, si lanciò con l'automobile nel fiume Adda, e poi annegò la compagna Romina Vento che viaggiava insieme a lui. A richiederla, e ad affidare l'incarico a dottor Giacomo Francesco Filippini, di Brescia, è la Procura di Bergamo, nell'ambito sulle indagini per l'efferato femminicidio di tre settimane fa.

L'assassino - Carlo Fumagalli, 49 anni, di Vaprio, operaio tessile alla Velvis - Visconte di Modrone

Perché una perizia psichiatrica

Fumagalli soffriva infatti di una patologia psichiatrica diagnosticatagli alcuni mesi prima del femminicidio, nel corso del 2021, ed era stato anche in terapia per curarla. Obiettivo della Procura è appurare quanto e come il reo confesso assassino possa aver agito lucidamente e con cognizione delle conseguenze delle sue azioni, quando quella sera decise di uccidere la compagna con la quale viveva un periodo di crisi.

Un omicidio premedidato? Il referto dell'autopsia, disposta dal magistrato al «Papa Giovanni XXIII» di Bergamo, non ha lasciato spazio a dubbi sul fatto che lui volesse uccidere. E confermato, nero su bianco, la confessione resa dallo stesso Fumagalli già durante l'interrogatorio in carcere con la pm Carmen Santoro nelle prime ore e poi ancora nel corso dell'udienza di fronte al gip Vito Di Vita, per la convalida dell'arresto. L'udienza si era tenuta in una stanza di sicurezza del reparto di Psichiatria, dove Fumagalli era stato portato la sera prima dopo aver manifestando intenti suicidari.

Secondo quanto è emerso dall'autopsia non sarebbero stati rilevati segni sul corpo della vittima riconducibili a lesioni da impatto, e per questo motivo inizialmente non  si era escluso l'incidente quale causa della morte della donna. Romina inoltre non sapeva nuotare. Già nel primo interrogatorio con la pm Fumagalli, tuttavia  aveva dichiarato di avere volontariamente impedito alla compagna di riemergere e respirare. «Voleva lasciarmi, l'ho annegata» aveva detto.

La linea della difesa

Che fosse quella dell'instabilità psichiatrica la linea principale della difesa di Fumagalli era già chiaro nelle prime ore dopo il delitto. Fabrizio Manzari, avvocato del Foro di Bergamo, era stato indicato quale legale d'ufficio per difendere l'assassino reo confesso. All'uscita dall'udienza di convalida, aveva reso dichiarazioni alla stampa e alle telecamere. "Hanno litigato, lui sperava di recuperare un rapporto che nel tempo si era deteriorato, ma lei gli avrebbe detto di volerlo lasciare con assoluta certezza - aveva sostenuto l'avvocato - Lui, quindi, ha avuto uno scatto d'ira e si è diretto lungo la strada che porta all’Adda e si è gettato nel fiume". Lo stesso avvocato aveva riconosciuto la volontarietà del gesto. "Occorre capire in quale stato psichico versasse in quel momento, però - aveva aggiunto - Questo raptus si innesta in uno stato psichico persistente da parecchi mesi, evidente e acclarato. Da cinque settimane aveva smesso di assumere i farmaci prescritti". Manzari aveva escluso, però, la premeditazione. A suo avviso, Fumagalli aveva deciso improvvisamente di svoltare verso il fiume, a seguito di una lite con Romina. In auto con loro, sino a pochi minuti prima c'era stato un collega di lavoro di Romina, Latino Puglisi, a cui i due coniugi avevano dato un passaggio sino a casa, in via Crespi.

Il nuovo avvocato

Il mandato all'avvocato Manzari, però, è passato poi nei giorni seguenti, e per volontà della famiglia di Carlo Fumagalli, a un altro avvocato del Foro di Bergamo: Luca Bosisio. Bosisio, da noi contattato, si è riservato di parlare del caso soltanto in Tribunale. Ieri la conferma della decisione della Procura: una perizia approfondirà i dubbi già espressi dal primo avvocato della difesa.

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