Restare senza un cliente di punto in bianco può essere un problema per qualunque azienda. Ma diventa un enorme problema se il prodotto è altamente deperibile, come il latte, e se si lavora in un mercato in cui il prezzo lo fanno (sempre e quasi solo) i grandi player. Anche per questo è particolarmente grave la crisi che si è aperta in queste settimane nel cuore del lattiero-caseario lombardo, la pianura bergamasca, bresciana e cremonese, dove uno dei principali stabilimenti locali di lavorazione del latte, “Bresciangrana”, di Cignano di Offlaga (BS) ha improvvisamente deciso di smettere di ritirare ogni mattina il latte conferito da una quarantina di produttori. Che di punto in bianco si sono trovati con le vacche in stalla pronte alla mungitura, ma senza un mercato di sbocco per qualcosa come 123 tonnellate di latte al giorno.
La sospensione del ritiro quotidiano è stata annunciata peraltro abbastanza all’improvviso, a decorrere dal 3 agosto. Solo entro lunedì potrebbe, secondo gli ultimi aggiornamenti, essere ripristinata, con un prezzo retribuito ai produttori non superiore a 36 centesimi al litro.
Latte, mercato saturo per Bresciagrana
A giustificare l’improvviso stop sarebbe una situazione di saturazione del mercato di Bresciangrana, verso la quale peraltro già diversi allevatori vanterebbero crediti: magazzini pieni, gravi problemi gestionali e all’orizzonte una procedura di concordato per evitare il dissesto. Lo stop sarebbe stato quindi l’unica opzione, salvo che nei guai sono finite decine di allevatori da tutta la zona. Appena scattata l’emergenza, sulla vicenda si sono moltiplicati gli interventi politici e istituzionali, con le Coldiretti in prima fila. Anche Regione Lombardia tuttavia si è subito attivata.
“È mia intenzione convocare un Tavolo latte ai primi di settembre, alla riapertura del Tribunale di Brescia e al termine della sospensione feriale dei termini processuali, quando, appunto, le vicende amministrative e giudiziarie saranno più chiare” ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, che sta seguendo con attenzione l’emergenza.
“Siamo di fronte – ha affermato Beduschi – a un quadro complesso, in particolare per i produttori di latte conferenti, che devono poter contare su un futuro certo e su remunerazioni allineate all’attuale situazione di mercato. Il patrimonio lattiero caseario bresciano, al pari di quello regionale, deve essere difeso, per garantire sicurezza economica e finanziaria e assicurare una corretta programmazione. Un Tavolo presieduto da Regione Lombardia e dedicato alla vicenda “Bresciangrana” potrà aiutare a ricomporre la crisi e a indicare soluzioni, mi auguro durature, attraverso un confronto costruttivo con la proprietà, le organizzazioni agricole, le istituzioni territoriali”.
Coldiretti Bergamo: “Una crisi non si può scaricare sull’anello debole”
Resta l’indignazione per la gestione della crisi. Particolarmente grave, secondo Coldiretti Bergamo, è il fatto che solo pochi giorni fa una delegazione dell’organizzazione aveva incontrato i vertici aziendali per affrontare proprio il tema dei ritardi nei pagamenti. In quell’occasione non era stata rappresentata la reale gravità della situazione, che emerge invece chiaramente nella successiva comunicazione inviata ai conferenti.
“Una crisi aziendale, per quanto grave, non può essere scaricata interamente sugli allevatori, che rappresentano l’anello più debole della filiera e che hanno continuato a conferire il latte confidando nel rispetto degli impegni contrattuali”, sottolinea il sindacato agricolo bergamasco.
D’altra parte, per decine di allevatori la sospensione del ritiro è un danno potenzialmente gravissimo.
“Siamo al lavoro per individuare soluzioni che consentano di ricollocare il latte e tutelare la continuità produttiva delle imprese. Parallelamente, i nostri uffici legali, sia territoriali che nazionali, stanno valutando tutte le azioni necessarie a tutela degli interessi degli allevatori di fronte a un comportamento che non possiamo che definire sconcertante”, aveva dichiarato il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, poco prima dell’annuncio della ripresa delle attività aziendali. Ripresa sulla cui continuità, tuttavia, molti agricoltori nutrono a questo punto dei sospetti.