Caso piscine, l’Amministrazione leghista guidata dal sindaco Roberto Legramanti che nel gennaio del 2010 votò la modifica del progetto e della struttura finanziaria dell’intervento a Cologno al Serio rischia di dover pagare di tasca propria un presunto danno erariale. A ottobre la prima udienza davanti alla Corte dei Conti. Parla l’allora assessore Stefania Boschi ai Servizi sociali: “Singolare che si chieda conto a noi”.

Un’annosa vicenda
Il centro natatorio in via delle Galose era stato finanziato inizialmente con un mutuo di 4,2 milioni di euro. La vicenda è nota: la società “On Sport”, costituita ad hoc per la costruzione del centro natatorio, era riuscita a fare in modo che a farsi garante della fidejussione accesa per la realizzazione del progetto non fosse una società esterna, come di norma accade per le grandi opere costruite con il metodo del project financing, ma il Comune stesso. In questo modo, quando la società ha dichiarato fallimento, (procedura su cui aveva aperto un’indagine il Tribunale di Milano) è stato lo stesso Comune a doversi accollare il debito – poi cresciuto nel 2010 a 9 milioni di euro – contratto dalla “On Sport” con il Credito Sportivo.
All’epoca poi si erano scoperte però anche varie altre irregolarità: 43mila euro dei lavori di irrigazione del parco contabilizzati due volte, arredi del bar e della spa del valore di 90mila euro mai installati, attrezzature della palestra pagate 130mila euro invece di 28mila, lo smaltimento del materiale giacente in cantiere, costato 90mila euro, mai avvenuto così come i lavori di realizzazione di una vasca e dell’impianto elettrico dell’area wellness e dei campi da calcetto, contabilizzati per intero ma ben lontani dall’essere completati. Tant’è che la struttura rimase aperta solo per pochi mesi, prima di chiudere.
“Dopo aver portato il Comune sull’orlo del dissesto – aveva dichiarato allora Chiara Drago, oggi sindaca – l’Amministrazione comunale scarica di fatto tutti gli oneri della mala gestione della cosa pubblica sulle generazioni future, accendendo un mutuo di 28 anni per un importo di oltre 9 milioni di euro, se consideriamo anche gli interessi, che ricadranno interamente sui colognesi e sui loro figli. Quello che chiediamo è che l’Amministrazione provi a rinegoziare il mutuo facendo stimare il valore effettivo delle piscine che, dati i gravi vizi di costruzione evidenziati e la lunga inattività, non può essere quello risultante dalle carte”.
E per dare più forza alle proprie richieste il gruppo di minoranza “Progetto Cologno” lanciò anche una petizione con la quale chiedere all’Amministrazione, oltre alla rinegoziazione del mutuo, una decisa azione legale. Azione che venne portata avanti: si aprì un processo per truffa a carico dei rappresentanti di “OnSport”, la società collegata alla realizzazione delle piscine, ma il processo si concluse con l’assoluzione degli imputati poiché “il fatto non sussiste”.
Stefania Boschi: “Non c’è stato alcun reato penale”
“Progetto Cologno” aveva presentato anche un esposto alla Corte dei Conti e quest’estate i destinatari hanno ricevuto una notifica di avvio del procedimento, quindi hanno presentato le loro memorie difensive. In queste settimane è arrivato il rinvio a giudizio, e la fissazione della prima udienza davanti ai giudici contabili, che si celebrerà il prossimo ottobre.
“Dopo anni di polemiche e insinuazioni, i documenti oggi restituiscono un dato che merita di essere ricordato con chiarezza – si legge in un comunicato dell’allora assessore ai Servizi sociali Boschi – nelle lunghe indagini svolte sulla vicenda del centro natatorio comunale non è stato contestato a nessun amministratore alcun reato né alcuna forma di arricchimento personale. La scorsa estate ho ricevuto la notifica di avvio di un procedimento della Corte dei Conti relativo alla realizzazione dell’impianto. Nel procedimento sono stati coinvolti il sindaco, gli assessori e tutti i consiglieri comunali, compresi quelli di opposizione che, nel gennaio del 2010, votarono la modifica del progetto e della struttura finanziaria dell’intervento. Dall’esame del fascicolo emerge che tra il 2010 e il 2018 la Guardia di Finanza ha svolto approfondite indagini su tutta la vicenda. Si tratta di accertamenti durati anni e condotti con grande attenzione. Ebbene, tali verifiche non hanno mai evidenziato a carico degli amministratori ipotesi di reato, né condotte di appropriazione indebita, peculato o abuso d’ufficio. È un dato oggettivo che oggi risulta agli atti e che dovrebbe indurre molti a una riflessione più equilibrata rispetto alle accuse e alle illazioni che per anni hanno accompagnato questa vicenda”.
La Corte di Conti accerterà l’esistenza di un danno erariale
“Il procedimento oggi davanti alla Corte dei Conti riguarda una questione diversa – si precisa nella nota – si tratta di verificare se vi sia stato effettivamente un danno per il Comune e, nel caso, da quali fatti e da quali soggetti tale eventuale danno sia stato prodotto. È un accertamento di natura amministrativo-contabile, che dovrà ricostruire con precisione una vicenda complessa sviluppatasi nell’arco di molti anni. È però fondamentale ricordare che tutte le decisioni assunte allora dall’Amministrazione furono prese nell’ambito di un’operazione particolarmente complessa, quella della finanza di progetto, e sempre sulla base dei pareri tecnici e contabili espressi dagli uffici e dai funzionari competenti del Comune. L’iter del progetto risale al 2004, quando venne avviato lo studio per realizzare le piscine con la finanza di progetto. Negli anni successivi, a seguito di verifiche tecniche e di un contenzioso amministrativo, il progetto fu rinegoziato introducendo ulteriori garanzie economiche a tutela dell’ente. Ricordo bene, e lo testimoniano i verbali del Consiglio comunale, come già allora sostenni che il Comune avrebbe acquisito una struttura completa e funzionante, entrando in possesso di un bene di grande valore per la comunità e mantenendo adeguate garanzie economiche. Come e perché negli anni successivi il Comune si sia trovato esposto finanziariamente prima del collaudo definitivo dell’opera, e perché alcune garanzie non siano state escusse, sono proprio gli aspetti che prima la Guardia di Finanza e oggi la Corte dei Conti stanno cercando di chiarire”.
Boschi: “Singolare che si chieda conto a noi”
“Nel frattempo ho potuto esaminare anche la documentazione relativa al 2016, quando la precedente Amministrazione, di cui facevo parte, avviò una manifestazione di interesse per la gestione dell’impianto – sottolinea ancora Boschi – In quell’occasione furono presentate tre proposte di gestione, tutte valutate positivamente da una commissione tecnica esterna composta da professionisti ed esperti del settore. La valutazione arrivò il 5 maggio 2016, ma l’Amministrazione era ormai in regime di ordinaria amministrazione in vista delle elezioni comunali del 5 giugno e non vi furono i tempi tecnici per avviare la gara di gestione. L’Amministrazione successiva, nel 2017, decise di non proseguire su quella strada e di seguire un percorso diverso. Per questo motivo appare quantomeno singolare che oggi si chieda agli amministratori che nel 2010 si limitarono a votare il progetto, sulla base dei pareri tecnici degli uffici, di rispondere delle rate del mutuo e delle spese sostenute dal Comune molti anni dopo, in un contesto amministrativo completamente mutato e a seguito di decisioni assunte da amministrazioni successive. “.
“Il vero danno è che la struttura sia stata esposta al degrado”
“Il vero danno per la comunità, a mio parere, non è stato il tentativo di realizzare un’opera pubblica utile alla città, ma il fatto che da oltre dieci anni quella struttura sia rimasta inutilizzata e abbandonata, esposta al degrado e ai vandalismi, quando avrebbe potuto rappresentare un servizio importante per i cittadini. Confido che il percorso davanti alla Corte dei Conti consentirà finalmente di fare piena chiarezza su questa vicenda e di restituire una ricostruzione dei fatti fondata sui documenti e non sulle polemiche”.