Cinquecentoquattro anni fa, Treviglio se la vide proprio brutta. Ed è per questo che ancora oggi, più di mezzo millennio più tardi, ogni 28 febbraio è una festa in città: si ricorda la storia del miracolo che salvò la città da un altro micidiale saccheggio (ve n’era già stato uno pochi anni prima), ad opera dell’esercito francese.
Lautrec, la guerra franco-spagnola, e i trevigliesi irreverenti
Ma facciamo un passo indietro, e un ripassino di storia, per chi si fosse perso qualche puntata. Il contesto è quello del conflitto ricordato come Prima guerra franco-spagnola che durò dal 1521 al 1526 e che vedeva contrapposti il re di Francia Francesco I e l’Imperatore di Spagna Carlo V.
I fatti di Treviglio si inseriscono nel corso di una violenta controffensiva dei francesi che, costretti poco prima a ritirarsi a Cremona. Treviglio in quel periodo era sotto il controllo degli Imperiali e degli Sforzeschi, ma a seguito della ritirata francese la città si trovò sguarnita di un presidio militare. E quindi, facilmente preda delle mire nemiche.
Treviglio tra due fuochi
Che fare quindi? Da un lato, avere un atteggiamento amichevole verso i francesi avrebbe esposto la città alla ritorsione imperiale. Dall’altro, si sapeva che i francesi sarebbero passati da Treviglio, essendo diretti da Cremona a Monza. Bastò una scintilla per innescare un incendio.

A guidare i francesi c’era Odet de Foix, visconte di Lautrec, che le cronache dell’epoca lo ricordano come un valente comandante militare, ma anche un uomo sanguinario e crudele. I soldati di guardia a Treviglio, comandati dal luogotenente Giovanni Landriano, negarono più volte ai francesi viveri ed ospitalità all’interno del borgo, per cui il generale Lautrec, irritato, minacciò la distruzione della città, come ritorsione contro l’affronto. Era il 27 febbraio 1522 quando la crisi giunse al suo acme. Il generale francese era pronto, all’alba del giorno seguente. Inutili tutti i tentativi di mediazione da parte dei Consoli trevigliesi e del Clero. La popolazione, perduta ogni speranza, pose dunque tutta la sua fiducia nella religione. Le chiese si affollarono, si vegliò tutta la notte in preghiera. E all’alba del 28 febbraio, invece del disastro, avvenne l’imponderabile.
Il Miracolo della Madonna delle Lacrime

Verso le ore 8 l’immagine della Madonna dipinta sul muro in una cappella accanto al monastero delle Agostiniane incominciò «a spargere abbondantissime lacrime dagli occhi e sudore da tutto il corpo», come riferirono le cronache dell’epoca. I soldati francesi constatarono il fatto e, profondamente impressionati, ne informarono Lautrec. Era la salvezza.
Il generale arrivò a cavallo sul posto e si convinse del miracolo. Concesse agli abitanti di Treviglio il perdono e poi, in ginocchio, depose ai piedi della Madonna la spada e l’elmo. Come lui, diversi altri suoi soldati. Si tratta degli stessi armamenti, probabilmente, che si trovano oggi nel Santuario che sarebbe stato eretto di lì a pochi decenni a memoria del miracolo. Oggetti che sono diventati il simbolo della Festa della madonna delle Lacrime, conosciutissimi da tutti i trevigliesi fin dall’infanzia.
Già nel giugno del 1522 il Consiglio comunale di Treviglio deliberò infatti l’istituzione, in perpetuo, della festa dell’ultimo giorno di febbraio, a perenne ricordo del salvataggio della città. E il 28 febbraio è diventato il “capodanno” trevigliese, scalzando di gran lunga (non ne vorrà San Martino di Tour) il patrono ufficiale. Ed eccoci qui, anche quest’anno.