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La scuola di italiano per stranieri compie 15 anni, dal Pd arriva un dono

Una sfida per l’integrazione vinta. Oggi come ieri rappresenta un punto di riferimento per gli immigrati che approdano in paese

La scuola di italiano per stranieri compie 15 anni, dal Pd arriva un dono

Una sfida per l’integrazione vinta, quella della “Scuola di italiano per stranieri” made in Ghisalba, che festeggia quest’anno i suoi primi 15 anni. E a fare un regalo di compleanno, utile quanto inatteso, è stato il Circolo del Pd, che ha donato una bacheca affissa al “Centro Anziani e Pensionati” dove oggi si tengono le lezioni.

Una scuola nata come una sfida

Quando l’allora curato don Luca Martinelli, direttore dell’oratorio, lanciò l’idea a Pierangela Barbò, insegnante in pensione e volontaria alla “Cooperativa Ruah” di Bergamo – che si impegna a promuovere l’inclusione sociale, la sostenibilità ambientale e la cura delle persone – sembrava un’impresa ardua. Era però assolutamente necessaria visto che all’epoca non erano ancora attivi né la Caritas né lo Sportello di primo ascolto e per i nuovi arrivati la barriera linguistica era invalicabile.

“Ghisalba oggi ha poco più di seimila abitanti di cui oltre 700 sono stranieri di 35 nazionalità diverse – ha affermato Barbò – Nell’ottica di un aiuto, nel percorso di integrazione ma anche come speranza di un futuro più dignitoso, di fronte all’ondata migratoria don Martinelli pensò di fondare questa scuola rivolgendosi inizialmente alle mamme con figli frequentanti gli istituti scolastici. Mi contattò e, col supporto di ‘Ruah’ e di due suoi insegnanti prestati per un intero anno scolastico, si riuscì a far decollare i primi corsi in oratorio nell’arco di breve tempo”.

Un’opportunità di integrazione

Da quando è stata fondata la scuola decine e decine di immigrate hanno trovato nella scuola un modo per socializzare uscendo dall’isolamento della casa, la possibilità di conoscere meglio la comunità che le ha accolte e un’opportunità di emancipazione. Vantaggi innegabili anche per i ghisalbesi, con insegnanti, dipendenti pubblici e operatori sanitari, in primis, che hanno avuto vita più facile nel rapportarsi con loro.

“Già dal secondo anno i beneficiari del progetto sono stati tutti gli stranieri che ne hanno voluto usufruire – ha continuato Barbò – Nel tempo si sono tenuti anche corsi serali frequentati da uomini che durante il giorno lavoravano e avevano la necessità di prepararsi a sostenere l’esame di lingua A2. Persone provenienti anche dai Comuni limitrofi che non avevano sul territorio scuole di italiano”.

Immigrati provenienti in particolare dall’Africa e dal Sud Est Asiatico, di diversa cultura ed estrazione sociale.

“Oggi come ieri arrivano persone del tutto analfabete e altre che nel loro Paese hanno conseguito un diploma o una laurea – ha spiegato ancora l’ex assessore ai Servizi sociali – per questo, ininterrottamente fino allo scoppio della pandemia da Covid, e poi successivamente, si sono organizzati almeno quattro percorsi riconducibili ai livelli A0-A1-A2-B1 del Quadro Comune Europeo”.

Un servizio, quello della scuola, sentito al punto che una delegazione di mamme, dopo la pandemia, si era recata più volte sia all’oratorio che in Comune per chiedere di riattivarlo. E così è stato.

“Siamo ripartiti con il Comune che ha messo a disposizione la biblioteca comunale, tuttavia gli spazi erano un po’ angusti – ha ricordato Barbò – Dallo scorso anno siamo al Centro di via Torino dove invece sono ampi e luminosi. Ottima la collaborazione con l’assessore Bruna Sassi e la responsabile d’area Silvia Lorenzi. Alle mamme però manca un po’ la vita sociale all’oratorio”.

La scuola rappresenta una finestra sulla realtà italiana.

“Quando la padronanza della lingua comincia a diventare discreta e poi buona, si cerca di allargare anche il campo di conoscenze relative ad aspetti culturali, storici, geografici, artistici ed anche giuridico istituzionali dell’Italia, confrontandoli con quelli dei loro Paesi di provenienza – ha sottolineato – La nostra grande soddisfazione, oltre a quella di aver fatto imparare la nostra splendida lingua a tante persone, è quella di sapere che parecchie mamme che erano analfabete sono poi riuscite a prendere anche la patente. La nostra scuola era ed è punto di riferimento non solo per imparare l’italiano, ma per raccontarsi, per chiedere informazioni su posti di lavoro e corsi scolastici per sé e per i figli”.

Negli anni si sono succeduti tanti volontari che hanno supportato gli studenti, a carico dei quali ci sono solo i libri.

“Fra questi l’insegnante Noris Romagnoli, che è tuttora ‘in servizio’ – ha concluso – Don Martinelli e poi don Simone Pecis che ci hanno fatto sempre sentire ‘a casa’ quando avevamo sede all’oratorio. Abbiamo lavorato in rete con la scuola elementare e media perché c’è stato anche il doposcuola per i bambini e i ragazzini, la maggior parte dei quali erano i figli delle mamme che frequentavano la nostra scuola. Anche con le Amministrazioni comunali, con chi più con chi un po’ meno, c’è stata collaborazione, soprattutto dal punto di vista economico con il supporto di contributi erogati all’oratorio”.

“Grazie al Circolo del Pd”

“Alle nostre feste quest’anno si aggiungerà anche quella per i 15 anni della scuola – ha concluso – iniziata con l’omaggio di una bacheca da parte del Pd e che continuerà con la partecipazione alla manifestazione delle associazioni in piazza in occasione del primo Maggio. Ci hanno sorpreso sia il dono sia le parole che lo hanno accompagnato: insieme alle critiche abbiamo avuto la dimostrazione che c’è chi pensa che anche gli stranieri sono cittadini ghisalbesi a tutti gli effetti e che quanto si fa per loro torna a vantaggio di tutta la nostra comunità. Fortunatamente non sono solo i compagni del Pd”.