Economia

Chiesta l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico a terra in via Brescia

Coprirà per 25 anni un terreno agricolo che ha una superficie di quasi cinque ettari e avrà una potenza di 2.693 MWP

Chiesta l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico a terra in via Brescia

Presentata la richiesta di autorizzazione per l’installazione di un impianto fotovoltaico a terra da 2.693 MWP a Cologno al Serio, in via Brescia – la strada bassa che porta alla frazione Muratella – coprirà per 25 anni un terreno agricolo coltivato fino alla fine di giugno che ha una superficie di quasi cinque ettari.

Un altro impianto fotovoltaico in area agricola

La richiedente è la società “Alverman Srl” di Bagnatica che investirà 2 milioni 364mila euro per il progetto, che incontra le perplessità dei titolari di un’azienda agricola, i quali si ritroveranno i pannelli proprio davanti all’abitazione.
Per il territorio di Caravaggio pochi mesi fa è stata fatta domanda per un parco fotovoltaico da 25 ettari, a Zanica ne arriva uno da 6,3 e via discorrendo. Pur con dovuti distinguo circa le diverse tipologie di impianti, dopo l’invasione di serre, logistiche, supermercati, data center la Bassa è diventata terra di conquista anche per l’agrivoltaico. Sembra il far west. E che fa la politica?
Fondamentale la produzione di energia pulita, tutti d’accordo, ma quello che fa discutere è l’utilizzo di terreni agricoli: ci sono i tetti delle case e dei capannoni industriali e commerciali o i parcheggi con coperture che proteggono i veicoli sfruttando spazi già asfaltati… Sarebbe buona cosa evitare di consumare nuovo suolo che produce cibo per tutti, tutelando così anche il paesaggio e gli ecosistemi locali, già parecchio compromessi.

Il progetto

A Cologno si prevede la realizzazione di un campo di produzione di energia elettrica utilizzando pannelli fotovoltaici posizionati a terra, per mezzo di strutture in carpenteria metallica infisse nel terreno tramite l’uso di uno specifico macchinario idraulico, chiamato battipalo. Il modulo fotovoltaico genererà energia elettrica in corrente continua, che verrà trasferita tramite cavi interrati in un locale tecnico e poi un unico cavo, sempre interrato, convoglierà l’energia alla cabina elettrica di scambio con la rete di distribuzione. Per la costruzione dell’impianto saranno edificate delle piste di accesso in ghiaia e, al confine del fondo, sarà posizionata una siepe arborea alta tre metri composta da oleandri. Secondo il proponente, infatti, l’unica mitigazione necessaria è quella paesaggistica perché il progetto non genererebbe “alcun impedimento alla fruizione dell’area da parte della piccola fauna, né sono previsti sbancamenti e movimenti di terra tali da pregiudicare l’assetto geomorfologico e idrogeologico generale”. Inoltre si precisa che “il progetto prevede la convivenza dell’impianto fotovoltaico con un ambiente seminaturale al fine di mantenere la funzionalità del suolo in termini di fertilità, accumulo carbonio organico, permeabilità e regimazione delle acque piovane, salvaguardia della biodiversità”.

Il disagio degli imprenditori agricoli

Non sono dello stesso avviso i titolari dell’azienda agricola.

“Nel 2023 mi ero recata in Municipio per segnalare all’Amministrazione la questione della possibilità delle installazioni di impianti di questo tipo, in modo che ci si potesse muovere in qualche modo, anche inserendo linee di indirizzo nel Pgt – ha spiegato Marta Facheris – Ad oggi il Pgt è ancora in fase di approvazione, il tema principale è la riduzione del consumo di suolo del 50% e mi chiedo, a questo punto, se ci sia la volontà di affrontare un problema che si sta ponendo in tutta la Bassa. Sostenere la transizione energetica non significa piegarsi a logiche che potrebbero deturpare irrimediabilmente le nostre campagne e sottrarre ettari preziosi alla produzione agricola, soprattutto quando si decantano concetti come la sovranità alimentare e l’economia circolare. È difficile non pensare che non si stia andando verso un modello che concentra ricchezza nelle mani di privati o società finanziate da grandi fondi, senza benefici effettivi per la popolazione. Va bene che le linee guida sul tema sono dettate dal Governo, ma se si vuole intervenire per arginare il fenomeno un modo lo si trova. Qual è la linea politica di questa Amministrazione?”.

Lettera di osservazioni

A luglio è stata inviata una lettera di osservazioni sia alla vicesindaca Giovanna Guerini sia all’ufficio Tecnico in cui si fanno presenti problemi concreti. Innanzitutto si segnala l’impatto termico, con l’effetto “isola di calore” da fotovoltaico che, se pur non rilevante ai fini globali, risulta problematico a livello locale. Poi l’impatto visivo, infatti si trasforma un’area funzionalmente e visivamente interconnessa con il Parco del Serio in una distesa industriale di silicio e acciaio, alterando l’identità storica e culturale dell’area stessa, tanto più nelle vicinanze del Borgo di Muratella, un nucleo storico rurale considerato di valore testimoniale e culturale. C’è anche l’impatto acustico, con i rumori prodotti da inverter, cabine di trasformazione, sistemi di ventilazione, sistemi di accumulo. E poi l’abbagliamento, perché sebbene i pannelli siano trattati per ridurre al minimo la rifrazione e le siepi perimetrali possano mitigarlo, non esiste la certezza che non avrà luogo. Si fanno presenti anche i vincoli idrogeologici e scarico acque, la compatibilità con norme regionali e piani comunali perché i terreni qualificati come seminativi irrigui attivi sono considerati suolo agricolo da tutelare per la produzione di cibo, così come il rispetto delle distanze minime da altre strutture già esistenti.

“Abbiamo informato anche il Consiglio comunale nel suo complesso – ha precisato Facheris – oltre che un paio di consiglieri regionali e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e il Parco del Serio. Forse potrebbe essere utile un’assemblea pubblica per parlare e confrontarsi sul problema. Ho anche chiesto di poter acquisire ulteriori approfondimenti di natura legale”.

La sindaca: “Il Comune può solo verificare il rispetto della normativa”

La risposta della prima cittadina Chiara Drago alle osservazioni presentate dagli imprenditori agricoli non è tardata.

“Si tratta di una trasformazione del territorio rispetto alla quale anche l’Amministrazione ritiene necessario che ogni profilo di competenza sia esaminato con la massima attenzione – ha scritto tra le altre cose – tuttavia il procedimento è disciplinato dal D.Lgs. 28/2011 e dal D.Lgs. 190/2024, che prevedono, per determinate tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili, il ricorso alla Procedura Abilitativa Semplificata (PAS). In tale contesto il Comune non dispone di un potere discrezionale di natura politica circa la realizzazione dell’intervento, ma è chiamato a verificare il rispetto della normativa vigente e la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla legge. La disciplina applicabile ai procedimenti di questo tipo è dettata dalla normativa statale e regionale. I Comuni sono chiamati a governarne gli effetti, ma dispongono di margini di intervento sempre più limitati”.

E tuttavia la coppia di imprenditori ha in seguito inviato anche un’integrazione, segnalando la sentenza 127/2026 depositata il 16 luglio 2026 della Corte Costituzionale che conferma la legittimità del divieto di installare impianti fotovoltaici con moduli a terra nelle zone agricole, introdotto dal D.L. 63/2024, che ha ricevuto il plauso delle associazioni di categoria degli agricoltori.