Sui campi di Caravaggio potrebbe spuntare un enorme parco agrivoltaico da 25 ettari (250mila mq). Nei giorni scorsi infatti è stato avviato l’iter autorizzativo a carico della Provincia per un impianto localizzato lungo la Provinciale Rivoltana, in località Montizzolo, la cui vita stimata è di una trentina d’anni.
In arrivo un parco agrivoltaico da 21 milioni di euro
Un’opera, quella che si prospetta, il cui valore economico tocca i 21 milioni di euro e se arriva l’ok in un anno sarà pronta. Si tratta, in parole povere, di un sistema di produzione agricola e fotovoltaica realizzate sul medesimo terreno. Dietro l’investimento c’è “Eliantus”, una società che fa capo al gruppo “Favero Engineering” di Milano, specializzato in progettazione integrata meccanica, elettrica e speciale per edilizia civile, commerciale, industriale e rinnovabili. La prima perplessità che sorge spontanea riguarda il consumo di terreno coltivabile ma, affermano i proponenti nel progetto, “la configurazione agrivoltaica adottata consente di mantenere attiva la gestione colturale dell’area” inoltre “le strutture potranno essere rimosse senza modifiche permanenti delle caratteristiche del suolo”.
Il progetto
Si tratta di tre campi agrivoltaici – Caravaggio 1, 2 e 3 – con le relative opere di connessione per generare energia elettrica da fonte solare, la potenza complessiva nominale è pari a 19,8 MegaWatt picco, e. La produzione sarà pari a circa 1.181,80 GigaWatt ora. Ognuno dei tre impianti è integrato con un sistema di accumulo elettrochimico a batterie dalla potenza di 5 MegaWatt e dalla capacità di 20 MegaWatt ora, per un totale di 15 MegaWatt e 60 MegaWatt ora integrati in impianto. È previsto il collegamento alla Rete di Distribuzione in media tensione gestita da “E-Distribuzione”, al fine di ottenere remunerazione dalla vendita di energia.
L’intervento
Per realizzare l’impianto verranno abbattuti gli alberi presenti lungo i fossi che circondano l’area, che saranno sostituiti da due chilometri di siepi boscate autoctone, che mitigheranno l’impatto visivo. Verranno installati centinaia di pannelli solari basculanti, montati su pali di 2,3 metri d’altezza, disposti su file distanziate quattro metri l’una dall’altra. Negli spazi interfilari verrà coltivata la lavanda mentre sotto i pannelli nascerà un prato polifita permanente – finalizzato a favorire il riposo biologico del terreno e a ottimizzarne le proprietà fisico-chimiche – da cui si ricaverà fieno. Niente più frumento, mais e sorgo, come accade oggi, quindi. Il progetto garantisce anche il rispetto del principio di invarianza idraulica tramite la creazione di vasche di laminazione integrate, che scaricano i deflussi regolati nella rete irrigua esistente, senza sottrarre ulteriore suolo agricolo. A completare il quadro l’insediamento di un apiario composto da 26 arnie che garantiranno impollinazione per la flora presente e produzione di miele.

I pro: meno emissioni in atmosfera
Da un punto di vista delle emissioni di anidride carbonica la proposta porterebbe grossi vantaggi, secondo i proponenti: nei 30 anni di attività eviterebbe di immettere in atmosfera 444.062 tonnellate di anidride carbonica consentendo un risparmio di 7.267 tonnellate di petrolio. E poi sul piatto c’è anche la mancata emissione annua di 47,41 tonnellate di ossido di azoto, 37,66 di biossido di zolfo e 1,75 di polveri sottili.
I contro: consumo di suolo agricolo
“Coldiretti Bergamo” ribadisce la necessità di tutelare il suolo produttivo e garantire la priorità della funzione agricola rispetto ad altri utilizzi e, nella fattispecie, esprime una netta contrarietà. La diffusione del fotovoltaico a terra sui campi coltivati è considerata responsabile della sottrazione di superfici destinate alla produzione alimentare e potenziale causa di un progressivo impoverimento del territorio rurale. La crescente diffusione di impianti energetici su terreni agricoli alimenta inoltre forti preoccupazioni legate a fenomeni speculativi, con il rischio concreto che l’attività agricola venga progressivamente abbandonata a favore di rendite più immediate legate alla produzione di energia. Una dinamica che mette a rischio non solo la continuità delle produzioni, ma anche la tenuta economica e sociale delle filiere agroalimentari.
“Riconosciamo l’importanza della transizione energetica – ha sottolineato la direttrice Erminia Comencini – ma riteniamo che non possa avvenire a scapito della produzione di cibo. In tale prospettiva, c’è un’apertura alla possibilità di sviluppare sistemi agrivoltaici, a condizione che siano progettati in modo da garantire una reale integrazione tra produzione agricola ed energetica, senza comprometterne la resa o ridurre la superficie effettivamente coltivabile”.
Coldiretti Bergamo indica come prioritaria la valorizzazione di superfici già edificate o compromesse, promuovendo l’installazione di pannelli fotovoltaici su tetti di strutture agricole, capannoni e aree industriali, evitando così il consumo di nuovo suolo agricolo. Infine sottolinea come anche Regione Lombardia ha ritenuto necessario regolamentare il fenomeno, proponendo di introdurre dei limiti quantitativi per l’occupazione dei terreni: il Limite Regionale Massimo stabilisce che lo 0,8% della Superficie agricola utilizzata (Sau) può essere destinato a impianti per fonti energetiche rinnovabili al suolo, mentre il Limite Comunale prevede che ogni singolo Comune non potrà superare il 3% della propria Sau per tali installazioni. Tetti che possono essere derogati solo per progetti legati alle “Comunità energetiche rinnovabili” (Cer) o sistemi di autoconsumo per attività produttive locali.
La posizione dell’Amministrazione comunale
“Il Comune di Caravaggio parteciperà alla conferenza dei servizi indetto dalla Provincia di Bergamo per portare il proprio contributo e richieste di opere di mitigazione paesaggistica e ambientale – ha affermato il sindaco Claudio Bolandrini – La sfida inevitabile della transizione energetica verso fonti rinnovabili e sostenibili deve essere un processo governato dagli enti politici e amministrativi preposti e non può essere subito e lasciato alle sole logiche di mercato”.
Il timore infatti è che Bassa terra di conquista da parte di promotori di logistiche, serre, impianti a biogas-biomassa e ora data center per archiviare, elaborare e trasmettere grandi quantità di dati e applicazioni, lo diventi anche di impianti agrivoltaici. Anche in questo caso, se non si governa il processo, si rischia lo stravolgimento del territorio come è accaduto in questi ultimi 20 anni, con conseguenze pesanti su chi nella Bassa ci vive.