La nuova sede alpina nella ex casa dei sacerdoti
Una cerimonia solenne e partecipata
Il capogruppo: “Abbiamo sempre lavorato col sorriso”
“Grazie a tutti i presenti – ha esordito – ma il ringraziamento più grande lo devo fare ai miei alpini: senza un gruppo così non avremmo mai portato a termine questa avventura, è stata una sfida enorme. Avevamo preventivato di concludere l’intervento di ristrutturazione in due anni, due anni e mezzo, invece lo abbiamo fatto in 12 mesi… E’ stata un’impresa. Ma è stato anche divertente perché abbiamo sempre lavorato col sorriso e alla fine di ogni giornata il nostro premio è sempre stato lo stesso: un panino col salame, una risata e un canto tutti insieme. Ma un grazie in primis va all’ex parroco don Francesco Mangili, che ci ha fatto la proposta di utilizzare questo immobile e all’attuale don Bolognini, che l’ha avvallata”.
Malanchini: “Reintroduciamo una forma di servizio di leva”
“Il colpo d’occhio da fuori è eccezionale – ha commentato ammirando lo stabile – si dice sempre tanto degli alpini e i discorsi possono sembrare scontati ma voglio sottolineare che, ogni volta che mi trovo in queste occasioni, l’emozione e il sentimento di stima è forte. Il lavoro e il sacrificio che gli alpini fanno a favore delle nostre comunità lascia il segno. Abbiamo un solo dovere: quello di tramandare i vostri valori alle nuove generazioni ma c’è il rischio che tra 20 anni non ci siano più gli alpini. Io ho lanciato più volte una proposta, e ne sono convinto anche a fronte di quello che si vede in televisione in questi giorni, credo che una qualche forma di servizio di leva, anche civico, obbligatorio va reintrodotto. Altrimenti non faremmo la cosa più importante, quella di pensare agli alpini di domani”.
Il parroco: “Considero la vostra presenza un presidio”
“La parrocchia è stata ben lieta di dare la struttura recuperata dagli alpini, e sono colpito nel vedere lavori fatti così bene, considero la vostra preziosa presenza un po’ un presidio: di là dalla strada controllo io, a voi tocca di qua” ha scherzato.
Il presidente Sonzogni: “La sede sia punto di riferimento della comunità”
Non poteva mancare anche il contributo del presidente sezionale.
“Essere qui nel 2026, dopo aver visto le immagini tv di questi giorni che registrano comportamenti assurdi in una civiltà dove il benessere è elevato, a inaugurare questa sede, questa baita intitolata ad alpini che ci hanno preceduto è motivo di orgoglio – ha osservato – Qualcuno dice che siamo anacronistici e guerrafondai: barzellette. Gli alpini sono uomini pacifici, grazie a genitori, insegnanti e veci che ci hanno trasmesso i veri valori: in primis la libertà ch tutti siamo chimati a difendere. E lo si può fare solo anteponendo i doveri ai diritti, come fanno gli alpini e, da quando i nostri governanti hanno preso la sciagurata decisione di sospendere l’articolo 52 della Costituzione che prevede il sacro dovere di servire la patria, hanno costituito i campi scuola: non è vero che i giovani non vogliono condividere momenti di socialità ma bisogna sapersi far ascoltare. Che questa sede sia una baita straordinariamente vissuta e punto di riferimento della comunità”.
Il sindaco: “Grazie per l’esempio che date”
Un saluto è arrivato anche dal primo cittadino Gianluigi Conti.
“Sarebbe sufficiente una parola per racchiudere tutto qeullo che c’è da dire: grazie per quello che avete fatto, che fate e che sono sicuro farete ancora – ha affermato – tutto l’anno servite la comunità, facendo quello che voi ritenete un dovere e che per Ghisalba è un valore aggiunto. Mi complimento per l’impresa che avete realizzato, tutti ci ricordiamo com’èra lo stabile prima del vostro intervento, un lavoro incredibile che è quello che fate sempre a favore della comunità che deve unirsi a me nel ringraziamento per l’esempio che date, è una fortuna per il paese avere un ‘Gruppo Alpini’ come il vostro”.
Il taglio del nastro e l’omaggio alla memoria di tre Penne Nere
“Questa più che una sede è una seconda casa perché il gruppo si considera una famiglia – ha detto – ci ripaga dell’anno di lavoro e dei mesi succesivi per completare tutto. Tuttavia per andare avanti dobbiamo sempre guardare alla nostra storia, a chi ci ha preceduto e insegnato la strada: ecco perché vogliamo ricordare tre nostri alpini, che per motivi diversi hanno lasciato un segno molto profondo. Uno è il nostro fondatore, Finazzi, grazie al quale è nato tutto. Il secondo è Angelo Vecchi, mancato quand’era capogruppo e quindi per noi lo sarà sempre, l’uomo che ci ha spiegato che la fatica per aiutare gli altri c’è ma viene ripagata da un sorriso, da un grazie. Il terzo è Stucchi, che ci ha insegnato che dopo la fatica ci vogliono anche anche una mangiata, una bevuta e qualche canto insieme”.
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La cerimonia in chiesa
Il corteo
Il capogruppo Alessandro Rizzi
Il consigliere regionale Giovanni Malanchini
Il parroco don Filippo Bolognini
Il sindaco Gianluigi Conti
Il presidente ANA Bergamo Giorgio Sonzogni
La benedizione dell'immobile
Il taglio del nastro
La scopertura della targa dedicata a Danilo Finazzi
La scopertura della targa in memoria di Diego Stucchi