Treviglio

L’ortoterapia trevigliese: quando il lavoro della terra diventa cura

Dopo il pionieristico progetto all'Orto botanico nascerà una specie di audio-documentario. In campo Asst, "il Girasole", e le Fondazioni Portaluppi e Cassa rurale

L’ortoterapia trevigliese: quando il lavoro della terra diventa cura

Si chiama “Ritmi di Crescita: dal seme al suono”, ed è un’innovativa esperienza di psichiatria di comunità realizzata in sinergia tra l’ASST Bergamo Ovest, l’associazione “Il Girasole”, la Fondazione  Portaluppi e co-finanziata dalla Fondazione Cassa Rurale di Treviglio. In occasione delle iniziative dedicate alla Settimana della Salute Mentale,  nei giorni scorsi l’Asst ha presentato i frutti del progetto.

L’ortoterapia per i pazienti psichiatrici

L’iniziativa è rivolta ai pazienti  di diversi servizi del Dipartimento Salute Mentale e delle Dipendenze dell’Asst trevigliese, trasforma la cura in un percorso condiviso di crescita vegetale, emotiva e relazionale messo in campo nell’Orto Botanico della città, dove i partecipanti hanno lavorato nei mesi estivi alla preparazione del terreno, alla semina e alla cura di ortaggi come basilico, cavoli, finocchi, insalate, pomodori e zucchine.

“L’ortoterapia – spiega Fabrizia Colmegna, direttrice della struttura complessa Psichiatria Sud Ovest – rappresenta uno strumento di cura “doppia”: la cura delle piante rispecchia la cura di sé e la ricostruzione dei legami con la comunità. Attraverso l’assegnazione di uno spazio di terreno, i pazienti stanno sperimentando il valore della responsabilità, dell’attesa e della gestione della fatica e, quest’estate, anche del caldo”.

Così Rossana Tarenghi, educatrice del Centro Diurno di Treviglio segue i ragazzi tutti i lunedì mattina. Oltre a lei, anche Paolo Lecchi, educatore del Centro diurno, segue i ragazzi in altra fascia giornaliera.

“È stato un modo per riprendere i rapporti con il territorio e costruire qualcosa insieme. Un ritorno alle origini perché da alcuni mesi il Centro Diurno svolge le attività a Romano di Lombardia, vista la ristrutturazione della sede: i nostri pazienti tornano a svolgere attività a Treviglio e sono molto felici. Vedere in questi tre mesi i ragazzi scaricare la terra, preparare il terreno e seguire ogni settimana il ritmo della crescita è stato un percorso significativo, fatto anche di fatica, che aiuta a crescere”.

Il personale sanitario affianca costantemente i partecipanti, aiutandoli a trasformare il ciclo colturale in un esercizio di resilienza e progettualità a lungo termine. A guidare le attività operative nell’orto è Marco Locatelli, pedagogista della Fondazione Portaluppi, appassionato di botanica, che perciò riveste anche il ruolo di supporto giardiniere, unendo le competenze educative a quelle tecniche agricole.

“Oggi raccogliamo i cavolo cappuccio, alcune zucchine (di cui una di circa 3 kili), i fiori di zucchine e cimiamo il basilico che è cresciuto rigoglioso. Raccogliendo i cavoli, purtroppo, getteremo le foglie: stiamo facendo un pensiero per trovare una compostiera, un dispositivo progettato per accelerare la decomposizione dei rifiuti organici trasformandoli in compost, un fertilizzante naturale ricco di nutrienti che riutilizzeremo per ri-concimare il nostro orto, così da non gettare nulla”.

“Ciò che rende unico “Ritmi di Crescita” – prosegue Chiara Viglietti, vicepresidente della Fondazione Portaluppi – è la sua dimensione espressiva e sonora. Parallelamente al lavoro sulla terra, i pazienti mantengono un “Diario”: i loro pensieri e le narrazioni legate all’attesa e al lavoro agricolo, in una seconda fase del progetto, si fonderanno con ritmi musicali che riproducono i suoni della natura e degli attrezzi (il battito della zappa, lo scorrere dell’acqua). L’obiettivo finale del progetto, infatti, sarà quello di realizzare nelle fasi successive una specie di audio-documentario e, nei luoghi dell’orto coltivati, installare QR Code che permetteranno ai visitatori di scansionare il codice con lo smartphone per ascoltare le storie e i suoni che hanno accompagnato la nascita di ogni coltivazione”.

Mauro Bani, Presidente de Il Girasole ODV, è stato, fin dalla prima riunione, nominato capofila del progetto. L’Associazione ha così ripreso l’attività sul territorio:  “Sono veramente entusiasta di questa iniziativa. L’ortoterapia e la psichiatria di comunità mostrano come gli strumenti della cura debbano uscire dai luoghi tradizionali per intrecciarsi con la vita, la natura e il lavoro di rete con i diversi enti presenti sul territorio”.

Alla mattinata all’orto, si è aggiunto anche Giovanni Grazioli, presidente della Fondazione Cassa Rurale, che ha co-finanzato il progetto:

“Non capita spesso di essere invitato a vedere come sono stati impegnati i contributi erogati ancora in fase di implementazione e costruzione del progetto. Capita solitamente che ci arrivi a posteriori una rendicontazione di quanto posto in atto . È bello aver potuto assistere ad una mattinata “sul campo” in ogni senso. Ora speriamo che i ragazzi possano utilizzare al meglio questi nuovi spazi e mi auguro si possa continuare a collaborare anche in futuro con l’Asst Bergamo Ovest in altre iniziative”.

Entusiasta anche Rosetta Gagliardo, Commissario Straordinario ASST Bergamo Ovest:

“La vera forza di questo progetto sta nella capacità di fare rete. Grazie a questo bando, la salute mentale esce dai percorsi strettamente clinici per incontrare il territorio e le sue risorse. Far lavorare insieme più enti, associazioni e istituzioni locali ci permette di costruire un ponte solido tra la nostra struttura e la comunità. Per i nostri pazienti l’ortoterapia non è solo un’attività pratica, ma un potente strumento terapeutico e riabilitativo: curare un orto significa imparare a prendersi cura di sé e degli altri, ritrovare tempi giusti, lavorare in squadra ed uscire dai luoghi di cura per riappropriarsi dello spazio pubblico e sociale. È così che la riabilitazione diventa reale inclusione”.

“Le attività risocializzanti e riabilitative rappresentano una colonna portante dei percorsi di cura in ambito psichiatrico – conclude Luca Moltrasio, direttore del Dipartimento Salute Mentale e delle Dipendenze dell’Asst di Treviglio –  Iniziative di questo tipo permettono ai pazienti di uscire dalle dinamiche puramente cliniche e di sperimentarsi in contesti operativi, relazionali e comunitari concreti. Favorire l’autonomia, riscoprire le proprie abilità e sentirsi parte attiva di un progetto condiviso nel territorio sono passaggi fondamentali per contrastare lo stigma della malattia mentale e restituire dignità, valore e centralità alla persona”.