I dati

Benzina e diesel: tutti i prezzi alle pompe tra Bassa bergamasca e Alto cremasco

Lo sconto varato dall'Eni e le reazioni del mercato: dove risparmiare per fare il pieno. Su Brebemi il diesel servito supera i 2,6 euro, ecco perché

Benzina e diesel: tutti i prezzi alle pompe   tra Bassa bergamasca e Alto cremasco

Non è stato un improvviso spirito francescano. «È il marketing, bellezza» si potrebbe dire parafrasando Humphrey Bogart, ma fatto sta che la decisione di Eni (e poi di diversi altri concorrenti) di tagliare i costi dei carburanti alla pompa ha effettivamente costituito una boccata d’ossigeno per milioni di famiglie, per le quali il pieno di benzina stava diventando un problema. Il risultato immediato, già lunedì, è stato evidente anche nella Bassa. Prevedibilmente si sono formate lunghe code ai distributori della bandiera italiana, dai quali – conti alla mano – si poteva spillare la verde a prezzi inferiori di almeno 17/20 centesimi al litro. I distributori Eni sulla ex SS11, tra Treviglio e Caravaggio,  ad esempio, in poche ore sono stati letteralmente presi d’assalto. Parecchie pompe con il prezzo calmierato hanno finito la «verde» nel giro di poche ore, con il risultato che in parecchi automobilisti hanno cominciato una curiosa «caccia al tesoro». L’operazione della compagnia di bandiera è stata a suo modo semplice: in controtendenza al mercato ha imposto un «limite massimo» al prezzo finale: 2,19 euro al litro sul gasolio e 1,99 sulla benzina, entrambi in modalità «self-service».

I prezzi della benzina nella Bassa

Cosa ci sia dietro – almeno secondo l’analisi più diffusa, è presto detto – da un lato una strategia di vendita che punta a conquistare nuovi consumatori abituali, aumentando quindi le vendite ben più di quanto non siano calati i profitti al litro. Dall’altro, un’operazione più politica tesa a mantenere saldi i rapporti con il Governo in un momento particolarmente delicato: l’inverno in arrivo, una ovviamente impopolarissima fiammata sui costi del carburante, e l’impossibilità di proseguire «ad libitum» la strategia adottata sinora per mantenere i prezzi entro un limite accettabile: la cosiddetta sterilizzazione delle accise, misura costata alle casse pubbliche già un paio di miliardi di euro.
Ad aprire la strada alla «via privata» per calmierare i prezzi è stata peraltro un’azienda che per un terzo è di proprietà pubblica: per circa il 33 per cento è controllata dallo Stato tramite il ministero dell’Economia e Cassa Depositi e Prestiti.
Al netto delle felicitazioni per lo sconto, resta peraltro al centro del dibattito il nodo degli ultra-profitti che negli ultimi mesi le società petrolifere hanno fatto proprio “grazie” alle tensioni internazionali e alla volatilità del greggio. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato che dall’inizio del conflitto iraniano è stato applicato un sovrapprezzo medio (calcolato sulla base delle variazioni delle quotazioni della materia prima e del cambio euro/dollaro, e tenendo conto delle variazioni delle accise) pari a +20,48 centesimi sulla benzina e +19,47 centesimi sul gasolio. Le ricadute sulle famiglie superano ampiamente i 250 euro.

«Pur apprezzando lo sforzo, non ci uniremo al coro di chi elogia e ringrazia le “povere” compagnie petrolifere che si tagliano i guadagni (tra l’altro con un ritorno pubblicitario non indifferente) dopo essersi arricchite per mesi sulle tasche degli automobilisti», ha commentato l’associazione dei consumatori.

Il taglio «dimostra come, da tempo, vi fosse spazio per una riduzione dei listini, mai operata e decisa strategicamente ora in soccorso del Governo». «Siamo convinti che, per calmierare i prezzi non in modalità spot, serva ben altro – conclude l’associazione – Oltre a non abbassare la guardia sul fronte delle accise, è necessario definire nuove regole, controlli stringenti e sanzioni severe sui fenomeni speculativi lungo le filiere sui prezzi dei carburanti e dei generi di largo consumo. Inoltre, è ora di intervenire con decisione non solo con misure spot come il bollo auto, ma riducendo in maniera strutturale gli oneri di sistema sulle bollette e scorporando una volta per tutte le accise sui carburanti dal calcolo dell’IVA (per evitare l’insopportabile tassa sulle tasse), riportando quest’ultima ad un massimo del 10% su tutti i beni energetici».

I prezzi nelle pompe e perché in Brebemi costa di più

Nella tabella accanto abbiamo raccolto i prezzi applicati alla pompa (self service) dei distributori di carburante del territorio. I valori sono quelli dichiarati e pubblicati dal Ministero dello sviluppo economico sul proprio sito. In teoria l’aggiornamento dovrebbe essere quotidiano, ma in realtà sono i singoli operatori che devono aggiornare il dato, e non sempre lo fanno. Abbiamo utilizzato il database pubblicato stamattina, venerdì, sui prezzi di giovedì mattina. E abbiamo escluso i dati antecedenti a martedì 29.

Prevedibilmente, sono proprio quelli di Eni ad essere – un po’ in tutto il territorio – quelli mediamente più vantaggiosi, se si resta al «self-service». Le pompe bianche, che necessariamente hanno margini di manovra più ristretti, fanno fatica a star dietro al colosso. Ma basta uno sguardo alla stessa tabella per il «servito» per capire come il prezzo di questi giorni sia in realtà tutt’altro che «naturale».

Anche al self continuano a registrarsi prezzi vicinissimi ai 2,3 euro al litro per la verde e ai 2,5 per il gasolio. E se si preferisce il «servito», sul diesel bisogna essere pronti a incrociare prezzi oltre i 2,6 euro al litro e ai 2,3 sulla benzina (ad esempio su Brebemi, direzione est, a Caravaggio, che prevedibilmente è la pompa più cara).

Del resto, i carburanti in autostrada sono da sempre decisamente più cari che fuori, ed è cosa nota. Meno scontato è capire il perché. Tra i motivi principali ci sono i maggiori costi che i gestori di distributori autostradali devono sostenere nei confronti del concessionario dell’autostrada stessa. La necessità – non ovunque, ma capita spesso – di tenere gli “autogrill” aperti anche di notte, inoltre, genera maggiori costi di gestione per il personale, che inevitabilmente si ripercuote anche sul costo finale. Infine, c’è la minore concorrenza: difficilmente un automobilista sceglie di uscire dall’autostrada per fare carburante, perdendo così parecchio tempo. In questo modo, l’offerta su una qualunque tratta si riduce di fatto a quella delle poche bandiere presenti sulla stessa. Che quindi, possono permettersi di stare sul mercato anche chiedendo 20 o 30 centesimi in più rispetto ai concorrenti non autostradali.