Elezioni 2027

Caravaggio verso il voto: manovre e strategie per conquistare Palazzo Gallavresi

Quel che è certo è che nel panorama caravaggino le acque sono agitate perché a pesare sono le clamorose fratture che hanno colpito entrambe le parti

Caravaggio verso il voto: manovre e strategie per conquistare Palazzo Gallavresi

La data delle elezioni comunali che si terranno nel 2027 non è ancora stata fissata, tuttavia si parla ormai di mesi. I lavori sono evidentemente in corso, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, per trovare la quadra tra le diverse anime delle coalizioni e, soprattutto, un candidato sindaco credibile. Una consultazione che vede in qualche modo intrecciarsi le sorti di Caravaggio con la vicina Treviglio. Quel che è certo è che nel panorama caravaggino le acque sono agitate perché a pesare sono tre clamorose fratture: quella avvenuta 40 giorni prima del voto alle scorse elezioni tra il candidato sindaco civico Carlo Mangoni e il leghista Giuseppe Prevedini, tra infinite e infuocate polemiche; quella tra l’attuale sindaco Claudio Bolandrini e il Pd, che ha visto il primo cittadino spostarsi nel campo forzista, scatenando un vero e proprio tsunami; infine quella tra il primo cittadino e l’ex assessore Juri Cattelani, prima fedelissimo e poi acceso contestatore.

Nel Centrosinistra Rossoni in pole position, Gatti rincorre, Legramandi nicchia

Il ritornello nel centrosinistra caravaggino è sempre lo stesso, e ricalca in piccolo i quotidiani rovelli sulla leadership del campo largo nazionale. «Di nomi parleremo dopo aver scritto il programma». E, aggiungiamo noi, richiamato allo stesso tavolo le varie anime della diaspora post-bolandriniana. Ma al netto delle «questioni di metodo» e delle felpate dichiarazioni pre-elettorali, quali sono i nomi che bollono in pentola a sinistra, in vista di quella che si preannuncia come la tornata elettorale di gran lunga più interessante della Bassa? Rispetto all’ultimo sondaggio di sei mesi fa, qualche novità c’è. I retroscena vedono sostanzialmente in campo almeno quattro nomi come possibili candidati sindaco di una coalizione che potrebbe provare a riportare Caravaggio a sinistra. Le riportiamo in ordine decrescente di probabilità.
Laura Rossoni forse ormai più trevigliese che caravaggina (siede come consigliera d’opposizione da ormai dieci anni), avvocata specializzata in violenza di genere e attivista, ha alle spalle una lunga e consolidata esperienza amministrativa. Essendo per anni rimasta formalmente fuori dall’arena caravaggina in cui sono volati stracci e coltelli, potrebbe riunire civici e dem in un progetto condiviso. Ironia… della sorte, lo stesso Pd che silurò come suo stesso assessore Matilde Tura, perché trevigliese e per l’impaccio del marito deputato FI Alessandro Sorte, potrebbe trovarsi ad appoggiare la sua quasi vicina di banco. Interpellata dal GdT lo scorso marzo, aveva escluso che potesse essere della partita. Ora la musica cambia, non conferma né smentisce.

«Mi risulta che il centrosinistra sia attualmente concentrato sulle problematiche e sulle proposte per dare nuovo slancio vitale alla città e non abbia ancora affrontato la questione dei nomi».

Quello di Mirko Gatti, segretario del Pd, sarebbe il nome più apprezzato da buona parte dei «giovani» del circolo dem (anche se tra loro c’è proprio la figlia di Rossoni, Ilaria Bena, che siede in Consiglio comunale) e avrebbe ambizioni da primo cittadino. Anche lui, interpellato, glissa.

«Il nome di chi avrà la responsabilità di rappresentare il progetto è dentro il gruppo e uscirà quando il gruppo darà un mandato dal basso a una persona che ne fa parte».

Come “battitore libero” sarebbe in campo anche l’ex assessore al Bilancio, Francesco Merisio, ma rimanda a futuri aggiornamenti.

C’è poi Juri Cattelani, l’ex assessore alla Cultura che aveva lasciato l’incarico in primavera, dopo una plateale e clamorosa rottura con il sindaco Claudio Bolandrini, lasciando intendere che la partita non sarebbe finita con le sue dimissioni. Il casus belli (forse più un pretesto) fu la candidatura di Caravaggio a «Capitale del Libro». Dalla sua porterebbe in dote l’esperienza di cinque anni in Giunta, ma anche – dopo aver rinunciato alla tessera del Pd – un recente riavvicinamento al circolo dem. Testimone, una foto a biliardino del circolo «Arci Stella».

«Darò il mio contributo a chi sarà credibile, il progetto viene prima delle persone, me compreso – conferma – Non sono, come dimostrano le mie dimissioni, il tipo che pensa a come ripiazzarsi al mandato successivo invece che alla città. Sto ricevendo sollecitazioni da più persone, compresi alcuni insospettabili che non possono esprimersi pubblicamente per timore di ripercussioni. La gente vuole persone credibili e non un passacarte che risponde a qualche sindaco-ombra troppo attaccato al palazzo».

Il vice di Bolandrini, Ivan Legramandi, avrebbe il “golden buzz” delle elezioni 2027. Stimato sia a destra che a sinistra (ha rimesso anni fa la tessera del Pd sposando il civismo) come un amministratore “pancia a terra” e distante dalle beghe del politichese, la sua candidatura a sindaco ha solo un piccolo problema: non vuole farlo. O, almeno, così lascia intendere.

Il vertice tra Sorte e Prevedini: l’incognita Treviglio pende su Mangoni

Poche certezze a sinistra, ancora meno a destra, tranne una: l’ordine di scuderia dei tre principali partiti (FdI, Lega e Forza Italia, con l’incognita di Futuro nazionale) è di presentarsi uniti alle elezioni.
Più facile a dirsi che a farsi, per l’agone di Caravaggio. Fu infatti proprio il «tradimento» dei civici sortiani di Carlo Mangoni a permettere al centrosinistra di restare in sella, cinque anni fa. Da allora, tra gli (ex) alleati è stato il gelo, specialmente tra Lega e Forza Italia. Finora.
Nel frattempo infatti, dopo l’ingresso di Claudio Bolandrini tra i sortiani, di acqua sotto i ponti ne è passata abbastanza.
Nei giorni scorsi, i ben informati riferiscono di svariati incontri (non poi così segreti) tra l’ex sindaco Giuseppe Prevedini e il segretario regionale di FI Alessandro Sorte. All’ordine del giorno, porre le condizioni per ricostruire il centrodestra attorno ad una figura autorevole e condivisa, e seppellire le asce di guerra.

Ma attorno a chi? L’unico auto-candidato «ufficialmente in campo» è infatti al momento proprio Carlo Mangoni, l’attuale presidente del Consiglio comunale, alla testa della sua lista civica «Caravaggio Popolare e Solidale», che da tempo ha ribadito la propria disponibilità a guidare la squadra, qualora una squadra venisse a galla. Ma che la Lega, politicamente, non vorrebbe più vedere nemmeno dipinto.
Il vertice Prevedini-Sorte avrebbe in ogni caso portato i suoi frutti, sebbene per sciogliere il nodo della candidatura serva ancora un po’ di tempo. Da un lato, infatti, Caravaggio ha più di 15mila abitanti, ed è quindi per il centrodestra una piazza che rientra nelle spartizioni politiche di livello regionale.

Tradotto: saranno i segretari regionali dei tre partiti a decidere quale sigla dovrà esprimere il candidato sindaco. E in questo caso, la partita caravaggina è ancora più strettamente legata alla partita trevigliese. Difficilmente infatti il partito che esprimerà il candidato di Treviglio non dovrà cedere (perlomeno) Caravaggio. E i forzisti trevigliesi non sembrano affatto convinti dai due nomi che stanno circolando da mesi a Treviglio: Giuseppe Pezzoni, caldeggiato dalla Lega, e Andrea Cologno, presidente del Consiglio in quota Fratelli d’Italia. Se a Treviglio spuntasse quindi un terzo nome gradito (anche) agli azzurri, non è scontato che a farne le spese possa essere proprio Mangoni. Stringi stringi, d’altra parte, c’è però anche una questione di personale politico: la Lega – il partito di gran lunga più radicato in città, dato che ha governato pressoché da solo per diversi lustri – è a corto di nomi nuovi, e a livello nazionale ha le sue belle gatte da pelare: la guerra intestina contro il segretario federale Matteo Salvini, l’esodo dei movimenti «nordisti» e – più di recente – la fiammata di Futuro nazionale, che anche a Caravaggio ha annunciato che correrà con una lista alle Comunali. Con o senza il resto del centrodestra. Ecco quindi che per Prevedini sono settimane da «passi sulle uova», anche se da navigato politico locale ha già preso il toro per le corna.

«Come ho già detto, finché il Direttivo della sezione e i militanti non si esprimono sulla scelta di un candidato sindaco di centrodestra io non prendo posizione – ha commentato – Non pongo nemmeno condizioni: il candidato non deve essere per forza della Lega, ma se qualcuno di un altro partito intende proporsi come tale deve venire a parlare con loro, sono fondamentali. Serve coerenza, quello che si dice lo si deve poi portare avanti. Non voglio che si ripetano le problematiche che hanno portato alla sconfitta cinque anni fa. Si vince o si perde tutti insieme. Io non intendo scavalcare nessuno ma ho un’esperienza amministrativa piuttosto lunga sia a livello locale che provinciale e so che per guidare un Comune ci vuole una squadra solida, tutti devono remare nella stessa direzione. Se non è così è meglio non cominciare nemmeno».

Come dire: Sorte avvisato…