Esplode la rabbia dei consorziati contro la società “Arafin” e il CdA dello stesso Consorzio per lo sviluppo dell’area di via Panizzardo a Caravaggio. Intanto l’altro possibile acquirente, il “Gruppo Vitali”, trema: chiesto il rinvio a giudizio per i fratelli Cristian e Massimo Vitali, l’indagine della Procura, con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta, era nata in seguito al fallimento della società “Vita Srl”.
Una vicenda che dura da 22 anni
Si fa sempre più ingarbugliata la vicenda della compravendita dell’area a sud dell’abitato, nata davvero sotto una cattiva stella, che si trascina ormai da 22 anni. A farne le spese sono i consorziati, un gruppo dei quali, i più delusi, parla di una vera e propria “guerra di logoramento contrattuale”. Del resto le tensioni nelle ultime assemblee erano arrivate al limite: scontro aperto tra diversi consorziati e il CdA, con le conseguenti dimissioni del presidente Paolo Viola e del consulente Bruno Ferrari; irruzione in campo del “Gruppo Vitali” che non ha lesinato critiche sull’operato dello stesso CdA; diffida di “Arafin” verso i consorziati nel caso decidessero di non continuare la trattativa per chiudere l’affare con il concorrente, in virtù di un contratto preliminare che, però, è scaduto lo scorso dicembre. La fondatezza dell’atto è stata messa pesantemente in dubbio dagli avvocati dei consorziati ma intanto ha già avuto il suo effetto: la citazione davanti al Tribunale di Bergamo. Un braccio di ferro legale dunque, che sta schiacciando i proprietari, stretti tra il rischio di perdere milioni di euro e la tentazione di cedere a quelle che definiscono “condizioni inaccettabili”. E così un gruppo ha deciso di rompere il silenzio e denuncia una pesante pressione negoziale da parte della società. La citazione è stata interpretata come un aut-aut: o si firma un nuovo preliminare alle condizioni di “Arafin” o si finisce in Tribunale con la minaccia di vedersi decurtare quasi quattro milioni di euro dal valore pattuito.
“Siamo vittime di un ricatto legale”
“Vogliono obbligarci a sottoscrivere un accordo a condizioni nettamente peggiorative – attaccano i portavoce – Se abbiamo perso i fondi del bando ‘Arest’ non è colpa del destino, ma del fatto che ‘Arafin’ non aveva un utilizzatore finale e non ha perfezionato l’acquisto del terreno del Comune, condizioni essenziali per i finanziamenti. Loro avevano l’obbligo di collaborare per ottenere i fondi e la Valutazione di impatto ambientale (Via). E noi dovremmo pagare per i loro errori?”.
La strategia della società, hanno affermato i consorziati, si è articolata in tre mosse.
“Una rinuncia tardiva alla condizione risolutiva (che obbligava al rogito, non a un nuovo preliminare); una diffida a non trattare con altri investitori e la citazione in giudizio per imporre il trasferimento coattivo delle aree a prezzo fortemente ribassato. I numeri parlano chiaro. Dal pattuito originario del 2024, ‘Arafin’ chiede ora al giudice di tagliare circa 3,7 milioni di euro”.
Una sforbiciata giustificata dalla perdita del bando e dai nuovi oneri Via/Paur (Procedimento autorizzativo unico regionale), da cui scalare anche la caparra già versata.
“Un’azione intempestiva per fare lo sgambetto alla concorrenza”
L’atto legale è arrivato prima che l’assemblea potesse scegliere tra l’offerta di “Arafin” e quella della società “JFK” del “Gruppo Vitali”, condizionando di fatto la libera valutazione. Su questo fronte i consorziati annunciano battaglia, valutando esposti per fare luce su presunte opacità, come quella dell’asta del terreno comunale.
“Il notaio incaricato di bandire l’asta, è lo stesso che ha rogitato il preliminare e l’atto di nomina per conto di ‘Arafin’” hanno fatto presente.
A infittire i dubbi sull’opportunità di tali incarichi si aggiunge poi un legame di parentela, già emerso in un’assemblea: il notaio è moglie, condivide lo studio e collabora con l’avvocato difensore della stessa società.
Dito puntato contro il CdA
Ma la denuncia più amara è rivolta al CdA del Consorzio, accusato di non tutelare i proprietari e di permettere trattative parallele: nell’ultima assemblea in effetti in tanti sono rimasti a bocca aperta quando si è appreso che un architetto consorziato avrebbe già sottoscritto un preliminare individuale con «Arafin», a cifre che si mormora sfiorino gli 80 euro al mq, ben superiori a quelle destinate agli altri.
“Che senso ha avere costituito un Consorzio per vendere in blocco se poi ci sono soggetti che lavorano da soli per i propri tornaconti? – si chiedono indignati i proprietari – Ora che “Arafin” è la nostra controparte legale, il CdA permetterà ai suoi emissari di partecipare alle nostre riunioni?”.
“Mutui per pagare l’Imu”
Dietro i tecnicismi e i milioni contesi, c’è il dramma di famiglie bloccate da vent’anni.
“Si gioca con la vita della gente – concludono i consorziati – Agricoltori costretti ad accendere mutui in banca solo per riuscire a pagare l’Imu su terreni di fatto congelati. Persone morte portandosi nella tomba l’angoscia di lasciare questa spada di Damocle ai propri figli”.