Oltre la metà della Mezzaluna sarà destinato a Data Center. E’ quanto prevede il masterplan relativo all’area a sud del stazione Centrale, approvato martedì sera in Consiglio comunale a Treviglio.
Polemiche sulla Mezzaluna
E non sono mancate le perplessità da parte dei consiglieri di opposizione, al termine dell’illustrazione della delibera da parte dell’assessore al Patrimonio Alessandro Nisoli.
“Il 56% della superficie edificata della Mezzaluna sarà destinata a Data Center, che sorgeranno su 80 mila metri quadrati di suolo vergine – ha fatto notare la capogruppo del Pd Matilde Tura – Non solo. Il Pgt approvato meno di due anni fa classifica esattamente quelle aree come quelle a maggiore valore produttivo agricolo. Quindi prima si riconosce che quel suolo è tra i più preziosi, poi si decide di costruirci sopra dei data center. Una contraddizione evidente. Ed è una scelta che va in direzione contraria rispetto alla legge regionale 11/2026, la prima in materia di insediamento di Data Center, che ne indica la collocazione su aree degradate o dismesse. Una legge rivendicata dai partiti di maggioranza, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, come un passo avanti per uno sviluppo più sostenibile del territorio. Peccato che poi, quando quegli stessi partiti amministrano le città, facciano esattamente il contrario, dato che l’area della Mezzaluna è uno dei terreni agricoli di maggior pregio del territorio, classificato come tale proprio dal PGT approvato con i voti dell’attuale maggioranza. È paradossale – ha concluso Tura – usare una deroga alla legge sul consumo di suolo e consumare suolo per costruirci Data Center, quando la stessa Regione Lombardia ha appena stabilito che queste strutture debbano sorgere su aree dismesse”.

Memorandum e piano finanziario
Parole condivise dal collega di partito Erik Molteni, il quale ha anche sollevato la questione riguardante il memorandum allegato al progetto e la mancanza di un piano finanziario.

“Ci è stato sottoposto un memorandum in cui ‘non viene assunto alcun impegno in relazione all’intervento’ – ha sottolineato il futuro candidato sindaco del centrosinistra – Un documento vuoto, forse un semplice pretesto per portare in Consiglio la questione. Il problema vero è che non ci troviamo di fronte a una “semplice questione”, ma a un progetto che per l’Amministrazione comunale, e soprattutto per la città, è strategico e notevolmente impattante, con potenziali ricadute per i prossimi trent’anni. Stiamo parlando di 67,7 ettari di suolo agricolo, qualcosa come 94 campi di calcio. Un Masterplan in cui si parla di una non meglio specificata ”riduzione della pressione ambientale”, in cui non esiste un piano finanziario e patrimoniale “rimandato in un secondo momento”, un Masterplan che non ha visto il benché minimo coinvolgimento dei cittadini su un’opera mastodontica per Treviglio: nessuna consultazione pubblica, nessun ascolto dei comitati di quartiere e nessun coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle funzioni insediabili, l’esatto opposto della governance partecipativa che dovrebbe essere alla base di progetti come questo. E poi, per l’ennesima volta negli ultimi cinque anni, abbiamo sentito parlare del coinvolgimento di un socio privato, sempre rimandato e mai esplicitato”.
Il parallelo con l’operazione sull’ex Eurogravure
Sia Tura che Molteni hanno poi sottolineato come un anno fa avevano votato favorevolmente al progetto di Data Center sulle ceneri dell’ex Eurogravure. Segno che la loro contrarietà non è ideologica.
“Sappiamo bene dell’importanza strategica dei Data Center, e che l’innovazione non si ferma, ma alle giuste condizioni: rigenerazione urbana, benefici concreti per Treviglio, trasparenza sui consumi e una strategia territoriale sostenibile. I Data Center sono un’opportunità se rigenerano la città, non se ne cancellano il territorio – ha spiegato Molteni – E lo abbiamo dimostrato sostenendo il progetto dell’ex Eurogravure, dove sono previsti 43.000 metri quadrati di Data Center all’interno di un intervento di rigenerazione urbana. La differenza è semplice: i Data Center devono servire a recuperare aree industriali dismesse, non a consumare nuovo suolo agricolo. Se la Regione indica come prioritarie le aree da rigenerare, è da lì che bisogna partire. Lo sviluppo ha senso solo se sa coniugare innovazione, lavoro e tutela del territorio. Abbiamo sostenuto il Data Center nell’ex Eurogravure perché recuperava un’area industriale dismessa. Oggi contestiamo la Mezzaluna perché si sacrificano 80.000 metri quadrati di suolo agricolo di pregio. Non è una contraddizione: è lo stesso principio applicato in due situazioni diverse”.
La maggioranza: “E’ solo una possibilità”

Per la maggioranza hanno poi chiarito l’assessore Nisoli e il sindaco Juri Imeri, i quali hanno rassicurato sul fatto che, al momento, quella del data center è solo una delle tante opzioni.
“Nel masterplan vengono indicate possibilità e destinazioni compatibili, poi in base alla definizione delle esigenze e delle necessità verranno fatte le scelte”, ha taglio corto Nisoli.
“Si chiama masterplan proprio perché serve a definire le linee di indirizzo – ha aggiunto il primo cittadino – Se non sono arrivati pareri contrari, in primis dalla Provincia e dalle associazioni ambientaliste, evidentemente perché ci sono le condizione per proseguire. C’è area destinata a parco, l’ex Cava Vailata, c’è un’area che resta agricola e c’è una cintura verde. E all’interno si è definito di concentrare l’intervento”.
