Nove persone sono state arrestate nella mattinata di oggi, 11 giugno, tra Bergamo, Brescia, Firenze, Mantova, Monza e Vibo Valentia, accusate di aver costituito un’associazione a delinquere per truffare ignari investitori nel campo delle auto di lusso a noleggio. Ricalcando il noto (e illegale) “Schema Ponzi“, il gruppo prospettava alle vittime – previo versamento di una cauzione – guadagni facili, pari a quote mensili tra il 2% e il 3% dell’investimento, attraverso il presunto sub-noleggio di auto di lusso fornite da una società con sede nel bresciano.
Investimenti inesistenti in fondi
I contratti con cui venivano formalizzati gli investimenti, stipulati tra i clienti e le società del sodalizio, facevano espressamente riferimento a fondi comuni di investimento, sebbene le società non fossero titolate alla gestione del risparmio, né risultassero iscritte negli albi sottoposti a controllo dagli organi di vigilanza in materia di attività finanziarie.
I soldi finivano nelle loro tasche
Le somme raccolte venivano invece fatte confluire sui conti di società costituite ad hoc e intestate a prestanome, giustificando i relativi flussi mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il denaro veniva quindi trasferito attraverso una serie di movimentazioni tra società riconducibili al gruppo criminale e conti personali degli indagati, fino a raggiungere, in alcuni casi, società estere con rapporti bancari in Irlanda e Slovenia. Insomma: dell’investimento non restava traccia, figuriamoci dei relativi rendimenti.
La Procura ha ipotizzato i reati di esercizio abusivo dell’attività di investimento, truffa, formazione fittizia di capitali e reati di natura tributaria, nonché riciclaggio e autoriciclaggio. Nei confronti di alcuni indagati e delle società ad essi riconducibili è stato anche disposto un sequestro preventivo per un valore equivalente di un milione e seicento mila euro.

Tra la Lombardia e la Toscana
L’operazione scaturisce da una articolata attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Bergamo e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Bergamo. La società si estendeva e operava sulle province di Bergamo, Arezzo, Brescia, Firenze e Lecco.

La truffa di un’anziana benefattrice
Le indagini a carico dei nove hanno anche ricostruito una vicenda ancor più crudele: una delle vittime del raggiro era l’erede di una rilevante somma di denaro. Gli indagati avrebbero convinto la donna ad affidare loro buona parte del proprio patrimonio, facendo leva sul suo desiderio di costituire e avviare una struttura di ricovero per cani. Per rendere credibile il progetto e carpire la fiducia della donna, uno degli indagati avrebbe accompagnato la vittima presso uno studio notarile di Roma per costituire la società. Subito dopo la stipula dell’atto, l’assegno è ovviamente scomparso.
Conviviali in provincia di Bergamo
Non poteva durare molto: uno schema Ponzi necessita della fiducia, per quanto malriposta, tra vertice e base della società. Per cementare i rapporti con le vittime e consolidarne la fiducia, il gruppo organizzava incontri e serate conviviali in provincia di Bergamo. Ma non solo: due soggetti di origine calabrese erano stati assoldati per esercitare pressioni sulle vittime, quando questi avessero cominciato a protestare. Sia al fine di ottenere ulteriori somme di denaro, sia per dissuaderle dal rivolgersi alle Forze di Polizia.
“Se vostro marito non paga lo porto in Calabria alla cava”
Di fatto, ha ricostruito la Procura, si trattava di vere e proprie estorsioni, con minacce di morte e violenze fisiche. Nei confronti di una vittima ad esempio era stata organizzata una spedizione punitiva, in occasione della quale il malcapitato era stato brutalmente pestato e gli è stata sottratta la Lamborghini che, in precedenza, gli era stata affidata. Ed è stato costretto anche a pagare una somma per presunti danni subiti dall’auto. Il tono delle minacce era pesante: “Se entro l’una non sei qua, vengo, ti prendo e ti stacco la testa”. Alla moglie della vittima sarebbe stato riferito: “Se vostro marito non paga, lo incappuccio, lo metto nel cofano della macchina e lo porto in Calabria alla cava”.