Un uomo del popolo, che amava stare tra la gente, ma soprattutto il Capo. Il mondo leghista oggi è in lutto per la scomparsa di Umberto Bossi, che si è spento ieri, giovedì 19 marzo 2026 nella sua Varese. Un leader d’altri tempi: nel 1984 fondò la Lega autonomista Lombarda e tre anni dopo entrò in Parlamento. L’avvio di una storia politica che ha vissuto in prima linea. Accanto a lui una fitta rete di militanti, attivi sul territorio fin dalla prima ora e ormai legati al Senatùr dall’amicizia. Sono loro, ora, a ricordarlo e a ricordarne l’impatto politico a partire dalla fine degli anni Ottanta.
Prevedini: “Abbiamo perso un capo che inseguiva il federalismo”
“E’ venuto a mancare il nostro capo, nel senso più alto della parola – ha commentato Giuseppe Prevedini, ex sindaco di Caravaggio ed ex consigliere provinciale – perché è stato lui a portare avanti le idee del federalismo e di una Padania libera negli anni ‘70 e ‘80, che hanno dato vita alla Lega Nord, un movimento poi esploso negli anni ‘90, periodo della sua massima espressione da un punto di vista politico. Un personaggio che ha lasciato il segno nel ‘900, ha fatto la storia della politica italiana, l’unico che parlava liberamente a Silvio Berlusconi. E’ stato criticato soprattutto per la svolta secessionista che però non era il suo obiettivo principale, quello che voleva era un federalismo regionale che avrebbe portato vantaggi a tutti, da nord a sud: i fondi dello Stato si sarebbero potuti controllare meglio rispetto a un sistema centralista, evitando sprechi. Poi l’hanno frainteso e strumentalizzato, ne hanno fatto un razzista, la verità è che l’ascesa della Lega dava fastidio e gli hanno creato anche problemi giudiziari”.
Poi prosegue ricordando le tante visite a Caravaggio negli anni del dominio leghista tra Ettore Pirovano, scomparso nel settembre 2025 e Prevedini.
“L’ho incontrato parecchie volte, in diverse occasioni: a Caravaggio era di casa, quand’ero assessore allo Sport e vicesindaco nelle Giunta Ettore Pirovano veniva alla manifestazione “Sport Padania”, era un grande sportivo infatti aveva fondato anche la Nazionale padana. Quando sono stato eletto sindaco era venuto a pranzo e alla festa, mi ha sempre considerato una persona fidata. Umanamente era un guerriero dal cuore buono, un uomo del popolo, che adorava stare in mezzo alla gente, nei mercati, aveva sempre una battuta per tutti. Alle cene non l’ho mai visto bere un bicchiere di vino o di liquore, solo ettolitri di coca cola. E non sapeva mai quanti soldi aveva in tasca, la sua vita l’ha spesa per la passione politica, non per interessi personali”.
Pirovano: “Ci vuole passione a follia per costruire tutto dal nulla”
La senatrice di Misano di Gera d’Adda Daisy Pirovano della Lega di Umberto Bossi è stata una giovane militante, prima, poi è diventata sindaco del suo paese per tre mandati consecutivi dal 2009 al 2024, sbarcando in Parlamento alle elezioni politiche del 2018. Figlia di un altro compianto onorevole leghista – eletto per due legislature alla Camera dei Deputati e per altrettante al Senato -, l’ex sindaco di Caravaggio e della Provincia di Bergamo Ettore Pirovano, scomparso il 17 settembre dello scorso anno. Eppure, ricorda, era stata la mamma a “scoprire” la figura politica del fondatore del Movimento padano.
Daisy Pirovano
“E’ stata mia mamma, all’inizio degli anni 90, a subire per prima il suo fascino politico ascoltando un suo comizio ed è grazie a lei se è stata aperta la prima sede della Lega a Caravaggio. Ora sarà felice di poter chiacchierare di nuovo con lui…”.
A caldo, appresa la notizia della morte del fondatore del partito le senatrice Pirovano ha affidato il suo saluto al “Capo” ai social.
“Ci vuole tanta passione e anche una buona dose di follia per inventarsi qualcosa dal nulla… Dargli un nome, un simbolo, una bandiera e, soprattutto, un senso. Poi un inno, un quotidiano, un settimanale, una tv, una radio… e tutto l’universo dell’associazionismo padano. C’era posto per tutti, ognuno con la propria testa e le proprie idee, ma tutti uniti attorno a un grande ideale e un grande Capo – ha postato – La fratellanza dei popoli. Il rispetto per i più umili. Il disprezzo per la tirannia e per l’abuso di potere. La Lega. La tua Lega. La nostra Lega. Fra un folle amore per la nostra terra e una feroce rabbia per i torti subiti, per troppo tempo, dalla nostra gente: il Nord, “un gigante economico ma un nano politico”… troppo occupati a lavorare per interessarsi agli affari romani. Chi ti amava, ti adorava e chi non ti amava, comunque, ti rispettava per il tuo fiuto politico, la tua correttezza e la tua proverbiale lungimiranza. Grazie Umberto, per aver risvegliato un popolo, per averci regalato un sogno e per aver cambiato il corso della storia. Un forte abbraccio alla tua famiglia e al grande popolo della Lega che ti ha voluto tanto bene. Né neri, né rossi, ma liberi con Bossi!”.
Malanchini ricorda l’uomo dietro il politico e quel biglietto che conserva ancora
E’ l’aspetto più umano a emergere, invece, dal ricordo di un altro storico leghista della Bassa. Giovanni Malanchini, ex sindaco di Spirano, poi Responsabile regionale degli Enti locali e oggi consigliere regionale e membro del Comitato delle Regione (Unione Europea) lo ricorda nei tanti momenti vissuti insieme.
“Oggi tutti celebriamo con rispetto ed ammirazione il grande genio politico di Umberto Bossi. C’è poi un aspetto umano che in parte ho avuto la grande fortuna di conoscere quando per sei anni (dal 2015 al 2021) ho frequentato ogni giorno via Bellerio da responsabile regionale degli enti locali – racconta Giovanni Malanchini – Prima che scoppiasse il Covid Bossi era lì, tutti i lunedì pomeriggio, e passava puntualmente nei vecchi uffici della segreteria regionale. Quando entrava nel mio mi chiedeva il posacenere di vetro che tenevo nascosto in un cassetto per evitare che gli addetti alle pulizie lo gettassero via; via Bellerio era tappezzata di cartelli “Vietato fumare” che, ne sono convinto, qualche ligio responsabile della sicurezza aveva fatto appendere nella malposta speranza che Umberto rispettasse il divieto. E mentre fumava si sedeva sulle poltroncine anni ’80, a volte taciturno, a volte scherzoso; spesso ci regalava qualche pensiero politico. Un giorno ho portato in Bellerio con me la mia piccola Maddalena, allora aveva 6 anni. Quel giorno Umberto si è seduto con lei, le ha parlato, l’ha assistita mentre costruiva un Palazzo Lombardia di carta dando suggerimenti e poi ha voluto una foto. Prima di uscire mi ha guardato e mi ha detto ridendo: “Sei sicuro che è tua figlia? È troppo bella per essere tua figlia”.
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Giovanni Malanchini con Umberto BossiGiovanni Malanchini con Umberto BossiGiovanni Malanchini con Umberto BossiGiovanni Malanchini con Umberto Bossi e Matteo SalviniBossi con la felpa Spirà
“Conservo con gelosia un suo biglietto, scritto sulla carta di rappresentanza del parlamento. Non mi aveva trovato in ufficio; sulla tastiera ha lasciato il suo saluto al “Sìndech di Spirà” autografato. E come dimenticarsi la battellata sul naviglio, ripresa in una delle foto pubblicate, seduto per oltre un’ora vicino a lui a parlare. Come dimenticare le serate alle feste: arrivava a Spirano nel tardo pomeriggio, senza avvisare: io e Yuri Grasselli, non avendo ancora aperto la festa, lo portavamo al bar dove sfidava i presenti a braccio di ferro, nell’incredulità di tutti. Anche nei bar non si poteva fumare ma il sigaro di Bossi era esente da ogni forma di regolamentazione. Quello che poi politicamente ha rappresentato è sotto gli occhi di tutti, avversari compresi che oggi con grande onestà gli rendono onore. Ciao Umberto!”
Sempre da Spirano anche l’attuale sindaco Yuri Grasselli ricorda il Senatùr.
“Oggi ci lascia Umberto Bossi, figura che ha segnato profondamente la storia politica del nostro Paese – ha detto – Negli anni ’90, lungo le rive del Po, prese forma un movimento che avrebbe dato voce a territori, identità e istanze locali, entrando con forza nel dibattito nazionale. Un percorso che, tra consensi e divisioni, ha lasciato un segno indelebile. Esprimo cordoglio per la sua scomparsa e vicinanza ai familiari”.
Natali: “Ho iniziato a far politica per lui”
“Mi dispiace davvero molto. Ho iniziato a fare politica proprio per lui, per le sue idee, la prima Lega quella del federalismo, dell’indipendenza e autonomia – Romualdo Natali, ex segretario della sezione della lega di Romano di Lombardia – Gli anni in cui l’ho conosciuto erano i primi anni ‘90, credo fosse il 1993. Bossi mi ha introdotto nel mondo politico, più volte da allora l’ho incontrato e non ho mai cambiato bandiera. Perdiamo un grande leader , capace in quegli anni di dar voce ad un popolo e ad un territorio, il Nord. Mi dispiace tanto per la sua comparsa, è finita un’era”.
Ratti: “Un genio visionario che sfidò l’ordine costituito”
A tratteggiarne un profilo affascinante e complesso è anche Simone Ratti che iniziò il suo percorso in politica come membro del Movimento giovanile guidato da Daniele Belotti. Poi, negli anni Novanta fu consigliere comunale di opposizione prima e maggioranza poi ricoprendo anche la carica di assessore allo Sport e alle Politiche giovanili con la Giunta Ghislotti.
“Il Sovranista dei territori. Un rivoluzionario domato dalla realtà. Un genio visionario che sfidò l’ordine costituito della politica tradizionale, traducendo le pulsioni campaniliste in oro elettorale – così lo ricorda Simone Ratti, militante della prima ora di Martinengo – Ruvido ed astuto, brutale quanto raffinato, seppe inventarsi un popolo prima ancora che guidarlo. A lui si deve non solo una stagione politica, che ancor’oggi vive nell’anima di molti, ma un immaginario, una voce, un’appartenenza. La sua fu un’epica, prima ancora che una politica. Per questo, al di sopra del giudizio, vige la stima per ciò che ha avuto il coraggio di essere”.
Lombardo: “Simbolo di una visione politica che è ancora radicato”
“Era il capo – ha affermato Rocco Lombardo, militante della prima ora e consigliere comunale bergamasco del Partito popolare del Nord – una persona che ha riunito un gruppo di imprenditori del Varesotto, basandosi anche sulla teoria elaborata da Gianfranco Miglio, riuscendo a trasformare il malcontento del popolo del Nord in un partito, che ha funzionato benissimo. E che, nonostante il contrasto di altre aree d’Italia e altri partiti, è riuscito ad arrivare al Governo senza perdere la propria identità. Era un leader del cambiamento, un politico in grado di trasmettere su larga scala gli obiettivi e i valori di chi crede nel federalismo, nell’autonomia e in tutto quello che è l’amore per il territorio. Amato da coloro che condividevano profondamente le sue idee, sapeva farsi valere e, nonostante le sue boutades, era molto rispettato anche dagli avversari. Chi crede ancora negli stessi valori, come noi del Ppn, ritiene quella di Bossi una perdita importante, era un punto fermo, simbolo di una visione politica che in molte persone come me è ancora radicata”.
Mazzoleni: “Per lui la base era tutto, era vero, presente e umano”
“Il mio ricordo di Umberto Bossi è fatto di momenti semplici, ma veri. Era uno di noi. Arrivava alle nostre feste, sempre piene, sempre vive, sempre partecipate. Faceva il suo comizio, parlava alla gente. E poi non se ne andava – ricorda Monica Mazzoleni, ex consigliera regionale leghista e oggi vicesegretaria regionale per Patto per il Nord – Si sedeva in mezzo a noi militanti. Rideva, scherzava, aveva sempre una battuta per tutti. Ti faceva sentire visto, ascoltato. E soprattutto chiedeva. Chiedeva sempre come andava il partito sul territorio, perché per lui la base era tutto. Questo era Umberto Bossi. Presente. Vero. Umano. Io non lo dimenticherò mai”.
Vegini: “Ancora adesso ho la pelle d’oca ad ascoltare i suoi discorsi…”
“Ho iniziato a seguire Bossi dall’età di 14 anni – ha raccontato SamueleVegini ex sindaco di Ghisalba– i suoi discorsi mi coinvolgevano ed emozionavano, ancora adesso quando li riascolto mi viene la pelle d’oca… Sono molto legato al territorio e ho sempre condiviso profondamente le idee di federalismo, autonomia e identità dei popoli, nella sua figura e nel movimento tutti noi vedevamo una speranza. Una parte della mia vita è stata segnata dalla sua leadership, sono cresciuto e mi sono formato politicamente con lui. Se sono diventato sindaco è anche grazie a Bossi. L’ho incontrato più volte, veniva volentieri alla festa che organizzavamo in paese, era una persona molto disponibile. La notizia della sua morte mi ha colpito, mi dispiace molto. E’ stato un leader che ha lasciato qualcosa”.
Carnazzi: “Era un grande guerriero”
A ricordare Bossi anche Billy Carnazzi, storico militante leghista di Cologno al Serio e oggi referente provinciale per l’Agricoltura di Patto per il Nord.
“E’ stato il padre fondatore – ha detto – un uomo sempre disponibile con tutti, l’ho conosciuto personalmente perché veniva volentieri alle cene che organizzavo, durante le quali ci divertivamo a fare braccio di ferro. Ho un bellissimo ricordo di lui, era un grande guerriero. Io sono sempre stato iscritto alla Lega lombarda, tesserato nel 1987: la parola chiave per me è sempre stata “prima il nord”, ecco perché oggi sono entrato in Patto per Nord: con Salvini infatti siamo passati a ‘prima Reggio Calabria’”.
Patelli: “Un istrione della politica”
Un pensiero per Umberto Bossi arriva anche dal fondatore del primo nucleo del Carroccio a Cologno al Serio, ex consigliere comunale e regionale, negli anni ha ricoperto diversi incarichi nel partito da cui poi è uscito nel 1997.
“Mi sono avvicinato al movimento nel 1989, per noi leghisti della prima ora perdere Bossi significa perdere qualcuno di imporante – ha osservato – è sempre rimasto il punto di riferimento per quanto riguarda il progetto di allora: dall’autonomia al regionalismo la logica era quella di passare a un sistema federale. Oggi come allora penso che possa essere la soluzione a tanti dei problemi che abbiamo tutt’ora, sia a livello italiano che europeo. Per anni abbiamo vissuto quasi in simbiosi, un uomo che faccia a faccia era molto affabile, ma in gruppo emergeva subito il leader che c’era in lui, dai tratti piuttosto duri. Politicamente era un istrione, capace con poco di proporre parecchio, anche con atteggiamenti di tipo strategico”.
Giussani: “E’ grazie a lui se ho iniziato a fare politica”
Franco Giussani, capogruppo del Carroccio in Consiglio comunale a Treviglio e leghista della prima ora, ricorda con affetto Bossi, perché è stato lui a fargli scoccare la scintilla politica.
“Prima dell’avvento della Lega non seguivo molto la politica – ha raccontato Giussani – E’ stato grazie al movimento fondato da Umberto Bossi che mi sono avvicinato a questo mondo e di questo lo ringrazio. Sono stati tra gli organizzatori della prima festa nella Bassa, a Caravaggio, e lui già da quell’edizione è sempre stato nostro ospite. Quello che mi è sempre piaciuto di lui è che era una persona alla mano, sempre disponibile. Ricordo che prima di mangiare, dava la precedenza ai militanti, scattando foto con loro e firmando autografi”.