L'arte che fa bene

“Tracce” porta in scena cultura e inclusione all’ombra del bosco di Lurano

Il 18 e 19 giugno si potrà assistere alla coproduzione internazionale del primo spettacolo itinerante destinato a un pubblico nello spettro autistico, neurodivergente o con disabilità cognitive

“Tracce” porta in scena cultura e inclusione all’ombra del bosco di Lurano

La cultura è un diritto di tutti, al di là delle abilità di ciascuno. E’ questo l’obiettivo con cui nasce “Tracce”, una ricerca artistica nuova in Italia, il primo spettacolo itinerante nel paesaggio, destinato a un pubblico dai 7 anni in su, nello spettro autistico, neurodivergente o con disabilità cognitive. 

“Tracce”, un teatro nel bosco per tutti

Dopo il debutto nazionale il 5 e 6 giugno al festival Vimercate dei Ragazzi, lo spettacolo che vuole portare “a teatro” o portare “il teatro” a chi finora non ha potuto beneficiare di un’offerta adeguata, sbarca nella Bassa e più precisamente nella suggestiva cornice del bosco adiacente al Villaggio Solidale di Lurano (via dei Boschi 20), in doppia replica il 18 e 19 giugno in entrambe le date alle 10 e alle 13.30.

Parteciperanno bambini e ragazzi del servizio “Autismo e Possibilità” di Brignano e Castel Cerreto, gestito dalla Cooperativa Fili Intrecciati. Il progetto è finanziato dal Bando Cultura 2026 della Fondazione Cassa Rurale di Treviglio. La produzione schiera Campsirago Residenza, con la sua esperienza pluriennale di produzione di teatro nel paesaggio, ArteVOX Teatro, che pone al centro della propria ricerca artistica l’accessibilità, l’inclusione e l’innovazione dei linguaggi performativi, la compagnia bergamasca Pandemonium Teatro, centro di produzione lombardo per l’infanzia e la gioventù e l’inglese Bamboozle Theatre Company con sede a Leicester, dal 1983 riconosciuta a livello internazionale per il lavoro nel teatro inclusivo. Lo spettacolo, infatti, vedrà nel 2027 una versione per il Regno Unito realizzata da Bamboozle a partire dal lavoro creativo condiviso negli ultimi due anni con ArteVOX, Pandemonium e Campsirago.

Al centro la cura per lo spettatore

Proprio nei boschi di Campsirago, borgo sopra Colle Brianza (Lecco), gli artisti si sono riuniti per perfezionare lo spettacolo che nasce da un concept collettivo di Marta Galli, Anna Maini, Michele Losi (che ne cura anche la regia), Christopher Davies e Sue Pyecroft di Bamboozle. A Flavio Panteghini e Liliana Benini è affidato il compito di dare il benvenuto con la welcome song, accompagnando i partecipanti, con la chitarra acustica. Un modo per accogliere, creando una relazione diretta con ciascuno e rivolgendosi a ciascun partecipante cantando il suo nome. La musica diventa così uno strumento di fiducia. Allo stesso modo, nel finale, gli artisti eseguono la goodbye song.

Il musicista/attore è interpretato in alternanza da Flavio Panteghini o da Federico Piscitello, entrambi di Pandemonium, che accompagnano i partecipanti con flauto, ocarina, chitarra e il sivli.

“I suoni – affermano – vengono riprodotti anche con gli elementi naturali, le fogli secche, legni, sassi. La natura ha un effetto benefico su tutti, ancora di più sulle persone nello spettro autistico che, in questo contesto, non sono sovrastimolate sensorialmente e possono rilassarsi“.

I suoni sono registrati dal vivo e editati al momento dal sound designer Luca Maria Baldini che collabora con Campsirago. E veste, inoltre, i panni di una salamandra.

“La musica – spiega l’artista che si alternerà con Stefano Pirovano – per me che scrivo colonne sonore per teatro, cinema e performance, connette mondi diversi. In “Tracce” ho dovuto imparare ad approcciarmi al suono tenendo conto di un pubblico con profili di sviluppo cognitivi diversi dalla normatività. Importanti sono stati i consigli di Christopher e Sue sull’avere un approccio istintivo e sulla cura. Ad esempio, le cuffie che i partecipanti indossano dopo la welcome song, durante il percorso, li fanno sentire protetti”.

La musica nello spettacolo diventa partecipativa.

“Durante il percorso – prosegue il sound designer -, si viene accompagnati dal suono dell’ocarina e del sivli e si ascoltano paesaggi sonori, musica ambient, campioni o loop che vengono lanciati piano piano: spetta alla salamandra traghettare il pubblico in un mondo magico. I suoni che vengono creati con gli elementi della natura li “effetto” al momento, costruendo una vera colonna sonora tra suoni generati, rumori di fondo, partitura ambient e voci”.

Un nuovo modo di pensare e fare teatro

La regia di Michele Losi e la sua esperienza nella relazione con il paesaggio sono stati molto importanti nel guidare il processo creativo che ha portato alla realizzazione dello spettacolo.

“Mi trovo a mio agio – afferma il regista -, qualche anno fa alcuni ragazzi neurodivergenti vennero a vedere uno spettacolo in natura (non creato per loro) e i feedback furono ottimi. In quel momento, ebbi un’intuizione. La regia è una non regia dal punto di vista drammaturgico tradizionale; la narrazione è, in realtà, molto definita dalle tappe funzionali del percorso, che sono piccoli processi trasformativi. Agli attori bisogna togliere la volontà di essere attori e personaggi per lavorare su connessione e azioni”.

La drammaturgia è non verbale.

“La scelta è dettata – spiega Anna Maini – da una questione di accessibilità. In questo modo, raccontiamo attraverso azioni, immagini, musica. Le parole sono usate solo nella canzone iniziale e in quella finale e, anche se non si coglie il significato verbale della frase, la prossimità e la vicinanza che i performer creano rappresentano una dedica a ciascuno dei partecipanti. E’ una drammaturgia a quadri che sono collegati dal cammino e sono volutamente sospesi uno dall’altro. Abbiamo inserito una mappa per rendere il percorso chiaro e per dare da subito un appiglio visuale. E soprattutto la drammaturgia cambia di volta in volta perché quando ci imbattiamo in salamandra che ci offre le cuffie si possono creare suoni al momento con elementi della natura o piccoli strumenti”.

L’ultimo performer/non performer è la guida, ruolo ricoperto da Marta Galli in alternanza con Anna Maini di ArteVOX.

“La guida è il custode – affermano -, il luogo sicuro, è colui o colei che si prende cura dei partecipanti e resta in ascolto continuo per rispondere al meglio alle esigenze e ai bisogni di ciascuno. E’ il tramite tra partecipanti e performer, tra pubblico e personaggi, in particolare Tessy, la protagonista, una femmina di tasso che è la scoperta e sorpresa dell’esperienza di ‘Tracce'”.

La seconda tappa, dopo il ritrovo, è, appunto, la casa di Tessy. Il viaggio richiede un patto di unione, simboleggiato dalla corda, offerta liberamente, a cui i partecipanti potranno aggrapparsi durante il sentiero. Nel percorso si incontra la femmina di tasso che abita un nido sotterraneo non descritto a parole: qui i partecipanti saranno invitati a esplorare senza parole, a vedere, toccare, assaggiare. Sempre accompagnati dai paesaggi sonori in cuffia ci saranno soste per sdraiarsi e guardare il cielo, cambiando la prospettiva sul mondo grazie all’aiuto di un altro personaggio dalla natura interpretato da Liliana Benini o Benedetta Brambilla. Alla fine, gli spettatori ritroveranno Tessy che chiederà di aiutarla a riportare a casa i suoi cuccioli.

“La connessione è la parte più importante – affermano Christopher Davies e Sue Pyecroft. La storia non vale nulla, senza connessione. E noi facciamo di tutto per crearla”.