Pallone d'Oro

Diego Crippa: la grinta di una giovane ala con le idee chiarissime

Una vita sempre di corsa tra scuola e allenamenti per inseguire un sogno iniziato quando non aveva nemmeno 5 anni...

Diego Crippa: la grinta di una giovane ala con le idee chiarissime

di Sharon Vassallo

Nuova settimana, nuova intervista. Il Giornale di Treviglio, Romanoweek e Cremascoweek tornano in campo per una partita importante: dare lustro al calcio locale, alle società che lo promuovono e alla passione di chi lo gioca. E anche voi, cari lettori, ora potrete giocare e votare per eleggere il vostro e nostro “Pallone d’Oro”. Scopri qui come partecipare e sostenere il tuo campione, ma intanto iniziano a conoscere più da vicino i nostri iscritti.

Pallone d’oro: chi è Diego Crippa?

Giovane, determinato e con le idee chiare sul proprio futuro: Diego Crippa è un esterno basso di sinistra che ha costruito il suo percorso passo dopo passo, tra sacrifici, cambi di squadra e tanta voglia di migliorarsi. Oggi veste la maglia del Caravaggio, ma la sua storia parte da molto lontano, da quando era solo un bambino con un pallone tra i piedi e un sogno coltivato insieme allo zio, primo vero punto di riferimento nel suo cammino calcistico.

Da dove nasce la tua passione per il calcio?

“Gioco a calcio da ormai dieci anni. La passione, però, è nata molto prima, grazie a mio zio, grande amante di questo sport. È stato lui a trasmettermela fin da quando ero piccolissimo: pensa che ho iniziato a giocare prima ancora dei quattro anni e mezzo. A Vidalengo mi allenavo con i ragazzi più grandi, perché non c’era ancora la mia annata. Da lì è iniziato tutto”.

Quando è arrivata la prima grande occasione?

“È arrivato un osservatore dell’Albino Leffe, mi ha notato e mi ha chiamato per fare un provino. Ho giocato lì per quattro anni e mezzo. A metà percorso però c’è stato un disguido con l’allenatore, che ha deciso di andare via, e allora sono passato al Virtus Ciserano Bergamo, dove ho giocato per due anni. Nell’ultima parte di campionato mi ha notato il Ponte San Pietro: dove sono rimasto per altri due anni. Quest’anno invece ho deciso di andare al Caravaggio, dove gioco attualmente”.

Quando il calcio è diventato qualcosa di più di un semplice sport?

“Quando mi ha chiamato l’Albino Leffe. Anche se ero piccolo, iniziavo a capire che non era più solo giocare per divertimento. Avevo circa cinque anni e mezzo, ero piccolissimo”.

Come riesci a gestire allenamenti, scuola e amicizie?

“Abbiamo quattro allenamenti a settimana: lunedì palestra, poi martedì, mercoledì e venerdì allenamento normale, più la partita la domenica. Per ora non ci sono tornei. Esco da scuola alle due, torno a casa, mangio il più velocemente possibile, faccio i compiti, studio e poi vado ad allenamento. Quando torno ripasso, mangio, ripasso ancora e vado a letto. È un circolo che si ripete tutti i giorni. Il giovedì, tuttavia, riesco a svagarmi; mi piace stare in compagnia dei miei amici”.

Non ti pesa questo ritmo?

“Non è semplice, però essendo abituato da quando sono piccolo ormai ci ho fatto l’abitudine”.

Chi sei fuori dal campo?

“Oltre al calcio ho un’altra passione: il mondo dei motori. Adesso sto anche studiando per la patente, oltre alla scuola. Cerco di appassionarmi anche ad altre attività”.

Ala sinistra: perché?

“Ho sempre giocato come ala sinistra, ma quest’anno il mister ha deciso di arretrarmi un po’, facendomi giocare da terzino sinistro. Ho accettato senza problemi, perché alla fine è lui che prende le decisioni, e devo dire che mi sto trovando davvero bene. Ho la possibilità di spingere spesso in avanti, di fare quasi il “falso terzino”, quindi attacco più di quanto difenda. È un ruolo che mi è sempre piaciuto: essendo mancino, mi viene naturale giocare su quella fascia. Da piccolo ammiravo molto Suso del Milan, mi ispiravo a lui e ho iniziato a giocare lì proprio seguendo il suo esempio”.

C’è qualcuno a cui ti ispiri oggi?

“Mi ispiravo molto a Suso, mi piaceva il suo modo di stare largo e rientrare sul sinistro. Adesso, invece, mi rivedo più in Di Marco, il terzino dell’Inter: uno che spinge tanto, si alza spesso, segna e fa assist. Nel suo modo di interpretare il ruolo mi ritrovo molto”.

C’è una persona particolarmente importante nel tuo percorso calcistico?

“Sì, mio zio. Da quando ho iniziato a giocare mi è sempre stato accanto, sostenendomi in ogni momento, sia quando le cose andavano bene sia quando erano più difficili. È stato lui a trasmettermi questa passione, a portarmi al campo, a darmi consigli e a insegnarmi tante delle cose che oggi so fare. Gran parte di quello che sono come giocatore lo devo a lui, ma soprattutto gli devo l’amore per questo sport”.

Un sogno nel cassetto, dentro e fuori dal campo?

“Dentro al campo voglio arrivare il più in alto possibile nella mia carriera. Punto almeno alla Serie C o Serie B, poi speriamo anche la Serie A, tra i professionisti. Fuori dal campo il mio sogno è aprire una pasticceria, un negozio con i miei genitori. Voglio fare il pasticcere, mi piace cucinare sia dolci che pizzette e focacce”.

Che consiglio daresti a un bambino che inizia oggi a giocare a calcio?

“Gli direi di non arrendersi mai, soprattutto quando arriverà un momento in cui non gioca. Capiterà a tutti di attraversare un momento buio. Non bisogna smettere, ma continuare ad allenarsi. Piano piano arriverà il momento giusto anche per lui”.

Perché dovrebbero votarti calciatore del Pallone d’Oro?

“Perché per il ruolo che faccio segno tanto, aiuto la squadra e ho una carriera molto lunga alle spalle, pur essendo ancora giovane. Ho girato tante squadre, quindi conosco bene il calcio, so capire le situazioni e so impegnarmi”.