Istruzione

Invalsi 2025: difficoltà e nuove prospettive della scuola bergamasca

I dati relativi allo scorso anno scolastico sono stati illustrati a Bergamo dal ricercato Paolo Barabanti: risultati incoraggianti, ma c'è ancora da lavorare

Invalsi 2025: difficoltà e nuove prospettive della scuola bergamasca

di Ahlam Dakir

La scuola bergamasca sotto la lente delle prove Invalsi: ancora difficoltà in italiano e matematica, migliora nettamente l’inglese. Ma i numeri non bastano: “Le prove invalsi non sono uno strumento di classificazione ma uno dei tanti dispositivi di conoscenza a disposizione di tutta la collettività”.

La scuola bergamasca tra solidità, fragilità e nuove prospettive

I numeri, da soli, non raccontano tutto. Ma letti insieme, aiutano a capire dove sta andando la scuola bergamasca. È questo il senso del seminario “Leggere i dati per capire la scuola: evidenze Invalsi e strategie contro la dispersione scolastica”, ospitato nell’aula Castoldi della sede di Sant’Agostino dell’Università degli studi di Bergamo, dove sono stati presentati i dati Invalsi 2025 relativi alla provincia di Bergamo.

A illustrarli è stato il ricercatore Invalsi Paolo Barabanti, che ha proposto un’analisi articolata tra le competenze raggiunte, dispersione implicita ed eccellenze.

Primo ciclo: competenze stabili, inglese in evidenza

Al termine della scuola secondaria di primo grado (2024/25), il 63% degli studenti raggiunge i traguardi in Italiano e il 64% in Matematica. Particolarmente positivi i risultati in Inglese: 88% in Reading e 82% in Listening, confermando una maggiore stabilità nel tempo rispetto alle altre discipline. La seria storica dal 2017/18 mostra infatti oscillazioni più marcate in Italiano e Matematica, mentre l’Inglese mantiene una tenuta di solida.

Secondo ciclo: risultati buoni, ma da monitorare

Alla fine della scuola secondaria di secondo grado, nel 2024/25 raggiungono i traguardi il 67% degli studenti in Italiano, il 68% in Matematica, il 68% in Reading e il 59% in Listening. Dopo i segnali di recupero registrati nel 2023/24, l’ultimo anno evidenzia una lieve flessione in più ambiti, un dato che non indica criticità strutturali ma che richiede attenzione e continuità nelle strategie di miglioramento.

Dispersione implicita: il rischio oltre il diploma

Uno dei temi centrali è stato quello della dispersione scolastica implicita, che riguarda gli studenti che conseguono il titolo di studio ma non raggiungono i livelli minimi di apprendimento. In provincia di Bergamo l’indicatore mostra segnali incoraggianti: 7,0% nel primo ciclo, in calo rispetto al 9,7% del 2020/21 e 2,6% nel secondo ciclo, dopo l’1,3% del 2023/24. Si tratta di oscillazioni contenute, ma fondamentali per leggere la qualità reale degli apprendimenti oltre il semplice conseguimento del titolo.

Eccellenze: un patrimonio significativo

Accanto alle fragilità emergono anche le eccellenze. Nel 2024/25 la quota di studenti con risultati di fascia alta è pari al 21,6% sia al termine del primo sia del secondo ciclo. Nel confronto storico, i valori risultano complessivamente superiori alla media nazionale, pur con una lieve contrazione nell’ultimo anno osservato.

Dal confronto tra mondo accademico, scuola e istruzioni è emersa un’idea chiara: le prove Invalsi non sono uno strumento di classificazione, ma una base conoscitiva per orientare scelte didattiche e politiche educative. La fotografia che emerge per Bergamo è quella di un sistema scolastico solido, capace di esprimere competenze e valorizzare talenti, ma chiamato a lavorare in modo costante sulle fragilità e sul rafforzamento degli apprendimenti di base. La sfida, ora, è trasformare le evidenze in azioni concrete, affinché qualità, equità ed efficacia restino obiettivi condivisi dell’intera comunità educativa, ricordando – e qui i relatori concordano – che le prove Invalsi non sono classifiche, ma strumenti per migliorare la scuola.

Il valore costruttivo delle Invalsi

Invalsi 2025
Invalsi 2025

“Questo seminario non solo tratta un fenomeno rilevante per il nostro territorio, quale quello della dispersione scolastica, ma evidenzia anche il valore costruttivo e preventivo della valutazione realizzata attraverso le prove Invalsi, richiamando l’importanza della costruzione di una cultura della valutazione che sappia essere al servizio dell’educazione”, ha sottolineato Ilaria Castelli professoressa di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione e presidente del Corso di Studi in Scienze della Formazione Primaria dell’Università degli studi di Bergamo che ha evidenziato come gli esiti scolastici siano il risultato di un intreccio complesso tra fattori individuali e contesto sociale, richiamando l’importanza di tenere insieme fragilità ed eccellenze per rendere la scuola realmente inclusiva.

“I dati Invalsi permettono di restituire una fotografia degli apprendimenti lungo l’intero percorso scolastico, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, permettendo una lettura nel tempo grazie alle serie storiche disponibili – ha spiegato il ricercato Invalsi Paolo Barabanti -L’analisi dei livelli di apprendimento in Italiano, Matematica e Inglese evidenzia una realtà complessa e sfaccettata: da un lato una quota significativa di studenti che raggiunge pienamente i traguardi previsti, dall’altro situazioni che richiedono un rafforzamento degli apprendimenti di base. Assumono particolare rilievo sia l’indicatore della dispersione scolastica implicita – che misura la distanza dai livelli minimi attesi anche in presenza del conseguimento del titolo di studio – sia la presenza di risultati eccellenti, che testimoniano apprendimenti di livello elevato e l’eventuale capacità del sistema di valorizzare i diversi talenti”.

I dati dettagliati, ha spiegato il ricercatore, permettono a scuole e dirigenti di individuare punti di forza e criticità, mentre rappresentano per decisori politici e ricercatori una base solida per programmare interventi mirati.

Soddisfatta anche l’assessora ai servizi per l’infanzia, educativi e scolastici e alle politiche giovanili del Comune di Bergamo, Marzia Marchesi che ha evidenziato come questi risultati “non sono semplici percentuali, ma il riflesso del lavoro quotidiano nelle aule, della passione educativa, dell’investimento collettivo sulla crescita delle nuove generazioni”.  E garantisce: “Come istituzione, rinnoviamo il nostro impegno a sostenere le scuole, a rafforzare le competenze di base, a contrastare ogni forma di dispersione, esplicita e implicita, e a valorizzare le eccellenze”.