E’ arrivata lo scorso novembre, quasi all’improvviso, dopo le dimissioni inaspettate del direttore generale Giovanni Palazzo. Rosetta Gagliardo, commissaria straordinaria della Asst Bergamo Ovest di Treviglio, si è però subito calata nella parte. Un impatto positivo grazie anche, parole sue, alla bella accoglienza che le è stata riservata dal territorio e dal personale. Come sta andando? Lo ha raccontato lei attraverso un’intervista a tutto tondo sui temi più importanti della sanità territoriale.
Da qualche settimana anche l’Asst Bergamo Ovest è stata integrata nel Centro unico di prenotazione regionale. Come sta andando?
Direi bene: grossi disagi non ne abbiamo registrati. Devo dire che qui si è visto lo spirito dei bergamaschi: molto concreti e molto pronti ad aiutare le persone. In poco tempo sono state smaltite le richieste di aiuto…
Torniamo all’ospedale: nella sua carriera si è molto occupata di territorio e di servizi sociosanitari. Com’è l’approccio con un ospedale per acuti?
Trovo che il dialogo con i medici sia sempre arricchente, mi piace molto ascoltarli e parlare con loro. Ce ne sono di eccellenze… E con molti stiamo ipotizzando anche nuovi progetti di integrazione con il territorio.
Cioè?
Ora mi è difficile entrare nei dettagli: pensiamo a percorsi per gestire alcuni tipo di terapie per situazioni di cronicità in modo decentrato, e quindi non necessariamente in ospedale, ma ad esempio attraverso le Case di comunità. Si tratta di situazioni specifiche, ma che sono comuni ad esempio in nefrologia, oncologia, neurologia. Non parlo solo di telemedicina, ma anche di terapie, fatta salva naturalmente l’assoluta sicurezza dei protocolli e la formazione del personale impiegato. E il dialogo procede…
Anche se in miglioramento, a Treviglio e nel circondario, c’è sempre l’emergenza sulla mancanza dei medici di base. Come è la situazione e come fare per ridurre al massimo i disagi?
Una prima risposta è stata data permettendo ai medici di aumentare a 1800 il numero dei pazienti. Parallelamente sono stati istituiti gli Ambulatori Medici Temporanei (Amt) che, per chi è privo di copertura, danno risposte entro 48 ore. Inoltre, continuiamo a fare bando per arruolare nuove risorse. Sicuramente bisognerà però agire cercando di aumentare l’attrattività per questa professione, puntando anche sulla sburocratizzazione.
Altro tema delicato che si è trovata a dover affrontare poco dopo il suo ingresso, è quello relativo al Centro Diurno per malati psichiatrici di via Grossi, per cui è stata decisa la chiusura per premettere i lavori di riqualificazione e trasferirvi poi il Cps. Gli utenti, molto preoccupati, hanno chiesto di non essere trasferiti altrove e lei ha dato rassicurazioni in merito. Che soluzione avete trovato?
Come ho già avuto modo di riferire nel corso della mia audizione in Consiglio comunale, ci siamo subito mossi per limitare al minimo i disagi. Abbiamo avuto contatti con l’Amministrazione comunale per una sede alternativa e ci è stato proposto l’ex asilo nido di via Locatelli. L’ho visitata di recente e devo dire che sono rimasta molto colpita. Certo, ci sarebbe da fare qualche lavoro, ma credo che sia il luogo adatto per il tipo di servizio quale è un centro diurno per malati psichiatrici.
Cambiamo sponda del Serio e andiamo a Romano di Lombardia, dove l’Asst Bergamo Ovest gestisce uno degli ospedali più piccoli della provincia e – anni fa – considerato a rischio chiusura. Come vede il futuro di una struttura come questa?
Assolutamente come parte integrante della nostra offerta: è una struttura di valore con le sue forze e i suoi volumi, che non sono affatto piccoli.
C’è però, a breve distanza, un progetto che potrebbe creare qualche tensione. Regione Lombardia, insieme all’Asst Franciacorta, sta seriamente valutando la costruzione di un nuovo e moderno ospedale per acuti a Chiari, a poche decine di metri dalla Brebemi. Già oggi il Pronto soccorso di Chiari vede il 25% di ingressi di bergamaschi. Potrebbe sottrarre utenza a Romano, e quindi indebolirlo?
Non credo a queste logiche di concorrenza. E certamente la mobilità esiste, ma in entrambi i sensi: lo vediamo noi stessi, che accogliamo anche molti pazienti provenienti da oltre il nostro territorio. Sicuramente l’ospedale di Romano sarebbe un po’ da specializzare, ad esempio nei settori della riabilitazione e dell’ortopedia. Questo certamente ne potenzierebbe anche l’attrattività. Ma questo è un percorso già in atto da anni.