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Uno Sportello comunale e fondi per le vittime di violenza di genere? L’Aula si divide

Lunedì 23 febbraio la mozione dei consiglieri del Pd ha "acceso" la seduta del Consiglio comunale

Uno Sportello comunale e fondi per le vittime di violenza di genere? L’Aula si divide

Un fondo comunale per le vittime di violenza di genere e uno sportello di ascolto a Caravaggio. A proporli una mozione del Pd che, un po’ a sorpresa, nella seduta consiliare di lunedì, ha acceso ancora una diatriba con il sindaco Claudio Bolandrini, in cui ha trovato posto persino una citazione dal film “Aprile” di Nanni Moretti.

La mozione del Pd

Dopo la seduta di lunedì sera vien da chiedersi: ma le proposte per combattere la violenza di genere sono di sinistra? Sono da valutarsi con un metro principalmente economico, tenendo conto dell’enormità delle spese sociali in altri ambiti? Sono utilizzate solo per poter sventolare il vessillo del partito? E poi ancora: sul territorio bergamasco davvero c’è un ampio ventaglio di percorsi per uscire dalla violenza? Davvero le Istituzioni sono sempre presenti? I pareri in Aula sono stati discordanti ma se non altro la mozione è servita a far discutere di una piaga vergognosa. Da subito sono volate scintille, con la consigliera Ilaria Bena che ha criticato la scelta dell’assessore ai Servizi sociali Licia Capetti di commentarla pubblicamente, prima del passaggio in Aula. “Anticipare alla stampa giudizi sommari significa svilire il confronto e mancare di rispetto alle istituzioni che noi rappresentiamo” ha detto piccata, quindi ha illustrato il testo che invita “a istituire un ‘Fondo comunale per le donne vittime di violenza’, destinato a sostenere economicamente le donne che, a causa di situazioni di violenza domestica o di genere, necessitano di un aiuto immediato per spese urgenti”. I fondi per il sostegno delle donne vittime di violenza provengono da Regione Lombardia e dal Dipartimento per le Pari opportunità, con cofinanziamenti dell’ambito di Treviglio, quindi essendo risorse spesso limitate “si propone l’istituzione di un fondo comunale di solidarietà per coprire spese imminenti, iniziative di sensibilizzazione e supporto ai minori ospitati”. Infine la mozione impegna anche “ad attivare uno Sportello comunale di ascolto e orientamento, in collaborazione con le associazioni del territorio, i centri antiviolenza e i servizi sociali, che offra accoglienza, ascolto, consulenza legale, psicologica e sociale alle donne in difficoltà”. La vicinanza a uno sportello antiviolenza, a parere dei consiglieri, favorirebbe “l’emersione delle situazioni di violenza”, e ridurrebbe “l’isolamento permettendo un intervento tempestivo e personalizzato di sostegno e protezione”.

Un coro di no

Aperto il dibattito, è arrivato un coro di no, pur con la condivisione delle ragioni di fondo della mozione. Il primo a motivare il suo voto contrario è stato il consigliere del “Gruppo Misto” Rocco Lombardo.

“Non c’è colore politico riguardo a questo tema – ha premesso – ma sul territorio bergamasco esistono già reti che che mettono a disposizione alloggi e servizi, penso a ‘Non sei sola’ di Treviglio. Esiste la normativa ‘Codice rosso’, a livello istituzionale gli enti competenti sono Procura, Forze dell’ordine, Tribunale ordinario e minorile, più i servizi sociali territoriali e percorsi dedicati all’interno dei presidi ospedalieri. Se creiamo uno sportello comunale senza poteri propri e competenze investigative dovrà rinviare la vittima alle strutture che ho elencato. Rischiamo quindi di introdurre un passaggio intermedio che non rafforza la tutela ma a frammenta. Ciò che dobbiamo fare è migliorare il coordinamento tra i centri antiviolenza già esistenti e renderli più accessibili, promuovere campagne di sensibilizzazione e formare il personale comunale per intercettare i segnali di disagio”.

Dopo di lui è intervenuto il consigliere della “Lista civica Per Caravaggio con Bolandrini” Andrea Castiglioni, che prima di tutto si è dissociato dalla scelta di Capetti e poi ha sposato la linea di Lombardo.

“Per come è presentata sembra che la mozione voglia colmare una lacuna, un vuoto un malfunzionamento – ha affermato – ma mi sembra che le cose funzionino già. Inoltre le vittime si muovono nell’anonimato, difficile che si rechino ad uno sportello aperto ad una determinata ora. Mi sembra che i centri di ascolto, a cominciare dall’assistente sociale, ci siano”.

A ruota il consigliere Guglielmo Paluschi di “Lista civica Bolandrini sindaco per Caravaggio”.

“Non ho letto nulla circa l’ammontare dell’investimento che il Comune dovrebbe effettuare, per capire la sostenibilità economica dello sportello – ha fatto notare – Mi chiedo poi se la prossimità possa agevolare la donna e se uno sportello dedicato sia più efficace di un altro, meno visibile, come quello dell’assistente sociale”.

Ancora più netta la presa di posizione di “Caravaggio popolare e solidale”.

“Non si evince quali soluzioni pratiche al fine di contrastare la violenza sulle donne vengano proposte – ha spiegato il capogruppo Mauro Colpani – si parla di costituire fondi ma non si dice dove reperirli, che importo stanziare e con che criterio utilizzarli. Si chiede di istituire centri d’ascolto ma non si dice da chi e con che professionalità”.

Poi ha aggiunto una nota polemica: “Perché questi temi vengono toccati solo ora con una mozione e non è stato fatto quando si è stati per quasi nove anni in maggioranza?”.

Le opinioni delle donne della maggioranza

Un fuoco incrociato, a cui Bena ha replicato con fermezza:

“Grazie ai colleghi uomini che sono intervenuti, chiedo il parere anche delle donne. È una mozione presentata in un’ottica di collaborazione, non ho tutte le risposte adesso. Se si decidesse per il sì saremmo a disposizione degli uffici per trovare le soluzioni. Possiamo chiedere alla rete istituzionale o al centro antiviolenza di Treviglio per trovare la modalità migliore. Non penso a un malfunzionamento da correggere ma un miglioramento: ci sono donne che non possono recarsi facilmente a Treviglio, inoltre uno sportello di prossimità dà l’idea di una città che reagisce, si potrebbero coinvolgere gli esercenti, creare una rete di solidarietà”.

Quindi ha toccato l’aspetto economico.

“Ci sono risorse già stanziate che si possono mettere nel Fondo e in capitoli di spesa – ha concluso – c’è del lavoro che si può fare e ci mettiamo a disposizione”.

Tra le colleghe ha voluto palesare il suo pensiero Alice Valimberti (“Lista civica Per Caravaggio con Bolandrini”), che ha parlato di scarsa concretezza, mentre Mariella Sapelli (“Lista civica Bolandrini sindaco per Caravaggio”) dal canto suo ha auspicato maggiore sensibilizzazione da parte degli uomini, infine Capetti ha chiarito meglio le cose.

“Credo che non ci sia nulla di più prossimo delle assistenti sociali, presenti quotidianamente e preparate – ha affermato – Anche nella Polizia locale ci sono agenti idonei. Su territorio c’è poi una rete di consultori consolidata e la presenza dell’arma dei carabinieri. Inoltre, spesso, le vittime preferiscono non rivolgersi a strutture troppo prossime, per tutelare riservatezza e incolumità. Per questo tra costo e impegno forse il gioco non varrebbe la candela per quanto portare in più lo Sportello. Quanto ai fondi pubblici dedicati erogati tramite bando il Comune li cede a ‘Non sei sola’ e a ‘Risorsa sociale’ di cui fa parte. Può anche erogare contributi tramite il servizio sociale. Quello che si deve favorire è la diffusione della cultura del rispetto, fondamentale è l’educazione che deve essere costante e continua”.

Ha poi elencato una serie di azioni e di iniziative non senza rimarcare “che sarebbe stato bello constatare una maggiore partecipazione vista la sensibilità dichiarata da tutti”.

Lo scontro Gatti-Bolandrini

A far surriscaldare l’atmosfera è stato però l’intervento della consigliera del Pd Elisa Gatti.

“Volevo precisare che la proposta era già stata presentata all’allora assessore Mara Carminati – ha ricordato replicando a Colpani – non era stata portata avanti sempre per la stessa motivazione: ‘C’è già altrove’. Non eravamo d’accordo e quando la collega Bena, che allora non c’era, ci ha sottoposto questo suo interesse, abbiamo pensato di riproporla ma credo che la sensibilità non è cambiata”.

Parole che sono arrivate al sindaco come fossero frecce avvelenate, ed è sbottato.

“Far notare che prima erano intervenuti solo uomini mi è parso un intervento sessista al contrario – ha esordito nella sua dichiarazione di voto contraria – e affermare che ‘la sensibilità è la stessa’ è offensivo verso l’operato di questa Amministrazione, della quale Gatti ha fatto parte fino a quattro mesi fa. Allora come oggi, dopo nove anni, sin torna a ripetere la totale inutilità di una proposta fumosa, lacunosa e superficiale rispetto alla serietà del problema, che le Istituzioni affrontano quotidianamente”.

Infine ha sganciato una bomba.

“Capisco che, dopo aver imposto il veto alla nomina di una donna per l’assessorato dei Servizi alla persona, espressione del vostro partito, e dopo la sua rinuncia forzata ad accettare la mia proposta (Matilde Tura, consigliera del Pd trevigliese moglie del deputato di Forza Italia Alessandro Sorte ndr.) – ha detto alzando sensibilmente il tono della voce – e dopo la fuoriuscita dalla maggioranza comunicata prima alla stampa e non a questo Consiglio, ci sia la necessità di ‘morettiana memoria’ di dire ‘qualcosa di sinistra’. Tuttavia il dibattito ha evidenziato come la mozione risponda a motivazioni più ideologiche che reali. Ignora quanto già in questi nove anni avreste dovuto vedere attuare sul territorio, se foste stati consiglieri partecipi all’attività amministrativa”.

Messa ai voti, a favore oltre ai consiglieri del Pd Paolo Vicario del “Gruppo Misto”, assenti Giuseppe Ambrosini e Diana Castagna.