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Terremoto in Legambiente Treviglio: dopo la cordata dei nuovi soci si dimette il presidente Stefano Cerea

L'associazione va verso la scissione. Ecco cos'è successo

Terremoto in Legambiente Treviglio: dopo la cordata dei nuovi soci si dimette il presidente Stefano Cerea
Attualità 11 Febbraio 2022 ore 19:35

Dimissioni "irrevocabili". Da oggi, Stefano Cerea non è più presidente del circolo di Legambiente "Terre del Gerundo" di Treviglio. La lettera con la quale si è dimesso, dopo mesi e mesi di clima incandescente all'interno del circolo, è stata diffusa dallo stesso Cerea oggi pomeriggio, 11 febbraio 2022, dopo l'invio in forma ufficiale al Consiglio direttivo, ai soci e ai vertici regionali dell'associazione ambientalista Barbara Meggetto (presidente) e Andrea Causo (direttore). E' di ieri l'annuncio della sospensione dell'assemblea dei soci del gruppo, convocata per domani e poi rimandata a data da destinarsi.

 Stefano Cerea: "Clima di sfiducia e attacchi personali"

"La motivazione di questa decisione è dettata dal clima di sfiducia che si è venuto a creare negli ultimi mesi, nei confronti miei e del Consiglio direttivo - scrive Cerea nella lettera - A volte questo clima si è tradotto i attacchi personali. Ringrazio tutte le persone che hanno camminato al mio fianco i questi anni, costruendo insieme molteplici iniziative a favore dell'Ambiente e del nostro Territorio, iniziative queste che hanno coinvolto cittadini di ogni fascia d'età. Auguro che questa mia scelta possa mitigare i contrasti, accrescere la fiducia e migliorare il clima, a volte teso, che si è recentemente instaurato nel Circolo"

La prima cordata andata a vuoto

Per capire come si sia arrivati alle dimissioni occorre fare qualche passo indietro. Stefano Cerea era presidente di Legambiente Treviglio da circa tre anni, da quando aveva preso il testimone da Vittorio Scaravaggi. Durante il suo mandato l'associazione è notevolmente cresciuta in termini di numero di soci, aprendo a diverse nuove attività sul territorio e organizzando diversi eventi di promozione del patrimonio agricolo e naturalistico attorno alla città. In questi anni, a differenza di altri circoli di Legambiente, l'associazione trevigliese ha sempre mantenuto un atteggiamento piuttosto "neutrale" nei confronti dei  dibattiti politici trevigliesi in campo ambientale.  Un profilo che a una parte dei soci, da tempo, stava stretto.  Con la campagna elettorale dello scorso anno, lo stile estremamente  pacato del Direttivo è stato molto criticato soprattutto dai soci più vicini al centrosinistra, che avrebbero invece preferito un'associazione più "di lotta" nei confronti dell'Amministrazione comunale di Juri Imeri e decisa nel contrastare anche con manifestazioni ed eventi pubblici, ad esempio, il progetto dell'autostrada Treviglio-Bergamo.

La doppia veste: presidente di Legambiente e Direttore del Verde pubblico

Non solo. A complicare il quadro c'è  anche la doppia veste del presidente Stefano Cerea, che oltre ad essere l'animatore più attivo del gruppo è anche un dipendente comunale, e riveste il ruolo di Direttore del Verde pubblico di Treviglio. Una posizione che in più occasioni, secondo molti, l'avrebbe coinvolto in una sorta di "conflitto d'interessi" nel contestare l'Amministrazione comunale di centrodestra.

Verso una scissione del gruppo?

Le tensioni su questi due fronti erano esplose lo scorso maggio, quando ci fu il primo tentativo della "fronda" più radicale di Legambiente di prendere il controllo dell'associazione. In quell'occasione si era verificato il  primo tentativo di "scalata" al vertice del gruppo, con numerosissime richieste di tesseramento all'associazione da parte di diversi trevigliesi molti dei quali si sarebbero poi impegnati alle elezioni sui vari fronti ostili all'Amministrazione comunale uscente.

La "crisi" rientrò, ma solo per riemergere nelle settimane seguenti, in piena campagna elettorale, quando scoppiò il caso di una candidata consigliera della Lega, tesserata di Legambiente, che in un video girato per la propria campagna elettorale parlò della sua attività di volontariato con l'associazione. Diventando, inevitabilmente, il primo vero pretesto per far saltare il banco.

Lo scontro sugli alberi a gennaio

Più recentemente, lo scorso mese era scoppiato un altro caso sull'applicazione di una legge che prevede la piantumazione, nei Comuni sopra i 15mila abitanti, di un albero per ogni nato. Il socio di Legambiente Francesco Steffanoni (alle ultime elezioni amministrative candidato consigliere per il Movimento 5 Stelle, a sostegno del centrosinistra di Matilde Tura)  aveva chiesto conto al sindaco e all’assessore all’Ambiente sullo stato di attuazione della norma a Treviglio. Le spiegazioni che erano arrivate proprio da Stefano Cerea, nella veste di direttore del verde cittadino, che aveva chiarito i motivi della mancata applicazione della norma a Treviglio e in moltissimi altri Comuni.

Motivazioni tecniche: la legge "presenta diverse criticità a partire dal materiale vegetale che deve essere impiegato - aveva spigato Cerea - cioè piccole piantine di due anni, che richiederebbero a livello manutentivo un enorme mole di lavoro per portare l’albero a completa maturazione". Il direttore del verde aveva sottolineato poi l’alto rischio di morte delle piante durante i primi tre anni e l’onere, per il Comune, di dover reperire ogni anno un’area per le 200 piantine, ovvero i bambini che nascono in media ogni anno.
"L’Amministrazione - aveva chiarito Cerea - ha deciso di intraprendere un’altra strada, più onerosa, ma più incisiva da punto di vista ambientale, mettendo a dimora, negli ultimi anni, centinaia di alberi già a completa maturità".

Una risposta che aveva messo a disagio Steffanoni e altri soci, perché proprio nell'assemblea dei soci che si sarebbe dovuta tenere domani, sabato 12 febbraio, l'associazione avrebbe dovuto discutere questo specifico ordine del giorno. E Steffanoni aveva chiaramente sollevato il problema del conflitto d'interesse del presidente. "Mi chiedo come possa si possa affrontare l’argomento sapendo che chi dovrebbe farsi promotore di questa iniziativa è la stessa persona che mi ha spiegato i motivi per cui il Comune non rispetta questa normativa - ha commentato Steffanoni - E’ veramente una situazione imbarazzante".

"Questa proposta all’associazione non è ovviamente mia - aveva replicato Cerea - Se mi avessero interpellato avrei dato tutte le spiegazioni e avrebbero evitato di presentare questa mozione in assemblea. Del resto è il mio lavoro da sempre e penso di conoscere bene l’argomento. Addirittura sono uno firmatari delle linee guide relative alla Legge. Riguardo alla questione, posso solo dire che, se avessimo seguito questa normativa, in trent’anni avremmo piantumato all’incirca 6 mila alberi. Io sono in Comune dal 1987 e all’epoca c’erano 2.800 alberi. Oggi sono 9 mila, quindi ritengo che tutte le Amministrazioni che si sono susseguite negli anni abbiamo dato un contributo prezioso".

La goccia che ha fatto traboccare il vaso

E' stata questa, probabilmente, la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. Nelle scorse settimane, in vista dell'assemblea dei soci di domani, la campagna di tesseramento massivo coordinata dalla "fronda" anti-Cerea è ripresa vigorosamente, anche stavolta con diverse richieste di adesione da parte di trevigliesi vicini alle forze d'opposizione e di loro familiari. E prevedibilmente, sono ricominciate le tensioni con la presidenza. Ieri, l'associazione ha deciso di posticipare l'assemblea a data da destinarsi. Oggi pomeriggio è infine arrivata la notizia delle dimissioni di Stefano Cerea, che preludono probabilmente a una scissione del gruppo.

Tura: "Non mi sono interessata della vicenda"

Una cordata "organizzata"  per prendere il controllo di Legambiente da parte di nuovi soci vicini alle opposizioni? Interpellata dal Giornale di Treviglio in merito a questo scenario, la capogruppo del Pd in Consiglio comunale Matilde Tura, principale esponente delle opposizioni trevigliesi, ha detto di non saperne nulla: "Non ero a conoscenza delle dimissioni e non ho seguito la vicenda" ha commentato oggi pomeriggio.

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