Riduzione della copertura in mensa e post-scuola a carico delle famiglie, Samuele Lo Faro (Futuro Nazionale) a Fara d’Adda si schiera con le opposizioni.
Lo Faro prende posizione
Il politico locale ha preso la parola sul servizio di post-scuola che prenderà il via a settembre, per garantire una soluzione alle famiglie in difficoltà per il nuovo orario della Primaria che terminerà alle 15.30 anziché le 16.
“Il sindaco la fa facile: il costo del post-scuola, pari a circa 30 euro al mese per iscritto, diventa per lui “poco più di un caffé al giorno”. Quindi, se una famiglia ha due figli, si tratta di due caffé al giorno. Magari uno per genitore – ha ironizzato, cogliendo l’occasione per tornare sul tema dei rincari Tari, da lui già criticati nelle scorse settimane – Seguendo la stessa logica, l’aumento della Tassa Rifiuti diventa di una o due brioche al mese? – ha notato con sarcasmo – Senza contare che, nella sua replica della scorsa settimana, paradossalmente, tra tutti gli esempi che si potevano scegliere il sindaco ha scelto proprio quello relativo alla categoria domestica con un solo occupante, che registra uno degli aumenti percentuali più elevati, da lui quantificato in circa 6 euro al mese quando dalle tariffe approvate risulta un costo superiore agli 8 euro mensili, con un aumento di oltre il 6% rispetto al 2025. Tra quanto dichiarato e l’aumento reale, dunque, c’è “solamente” un 35% di differenza: probabilmente un po’ di confusione nei calcoli. Al di là delle battute, per il post scuola parliamo di un’incidenza verosimile sulle casse comunali di appena 7-8 mila euro che, con una compartecipazione del 50% da parte delle famiglie, si ridurrebbe a soli 3-4 mila euro – ha concluso Lo Faro – Pur nella diversa natura delle spese, l’una in conto capitale e l’altra in spesa corrente, diventerebbe una beffa constatare che si trovano senza problemi i 70 mila euro per adeguare l’edificio di via Canonica in vista della ristrutturazione della Primaria, mentre per alleggerire il costo del post-scuola non si vogliano stanziare 3 o 4 mila euro l’anno. A quanto pare, ai faresi non restano che caffè, cappuccini e brioche. Per tutto il resto, bisogna arrangiarsi”.
