Politica

Maxi-logistica: “Insieme per Arcene” contraria

La minoranza è preoccupata per l’impatto ambientale dell’insediamento previsto alla Cascina Nuova

Maxi-logistica: “Insieme per Arcene” contraria

L’impatto ambientale della maxi-logistica che sorgerà presso l’ex Cascina Nuova di Arcene preoccupa “Insieme per Arcene”.

Da sempre contrario alla sua realizzazione, il gruppo consiliare di minoranza ha ora spiegato le ragioni per cui non vede di buon occhio il progetto di recupero del complesso rurale che si affaccia sull’ex strada statale 42 e dell’antistante area produttiva-artigianale di circa 50mila metri quadrati, dove l’azienda milanese “Officine Mak” e lo studio “GB&Partners” di Codogno hanno previsto la costruzione di un centro con strutture ricettive e di un insediamento logistico di oltre 22mila metri quadrati.

“Il nostro parere sull’insediamento di una logistica di tali dimensioni in quella posizione è negativo – hanno fatto sapere i consiglieri di minoranza Silvano Foresti, Fabio Ghidotti, Enrico Guarnieri e Alessio Spini attraverso le pagine della nuova pubblicazione di partito distribuita in paese porta a porta nei giorni scorsi – Riteniamo che i benefici per la comunità saranno inferiori ai costi. Pensiamo che sarebbe stato meglio puntare su un insediamento di tipo diverso. La maggioranza, fino ad ora, ha dimostrato di pensarla diversamente e in democrazia decide la maggioranza. In ogni caso, anche da contrari, è nostro dovere lavorare affinché, se l’opera andasse avanti, abbia il minimo impatto possibile. Anzi, questo riteniamo che dovrebbero farlo tutti, anche chi è favorevole, perché ‘essere favorevoli’ non significa ‘accettare tutto’. Per questo abbiamo chiesto di approfondire la valutazione degli impatti del progetto segnalando alcune criticità che potrebbero essere state sottovalutate”.

Le criticità del progetto secondo “Insieme per Arcene”

Tali criticità riguardano innanzitutto le eventuali conseguenze sul traffico locale, che nei mesi scorsi è stato oggetto di studio sia della committenza, che per la relazione viabilistica si è affidata alla società “Logit”, sia del Comune, che ne ha incaricato la società “Systematica spa”.

“Gli studi presentati dai proprietari dell’area – ha proseguito ‘Insieme per Arcene’ – descrivono un impatto ‘minimo’ sul traffico e quindi a cascata su rumore e inquinamento atmosferico, ma quelle conclusioni dipendono da tre assunti di partenza che sono deboli e non dimostrati”.

Il primo di questi assunti, secondo il gruppo di minoranza, riguarda la tipologia stessa della futura logistica.

“Lo studio dice che sarà una logistica “tradizionale” e in base a questo prevede 85 Tir in entrata + 85 in uscita al giorno, ma: non è indicato l’utilizzatore finale; non ci sono vincoli che garantiscano un certo tipo di attività logistica; non si può sapere quante ore opererà effettivamente il magazzino, né che tipo di mezzi verranno usati. Il traffico può cambiare drasticamente in base al tipo di attività, anche a parità di edificio. L’analisi dovrebbe tenerne conto”.

Il secondo e il terzo assunto invece, fanno riferimento ai tempi e alle direzioni di percorrenza degli stessi tir.

“Lo studio – ha aggiunto ‘Insieme per Arcene’ – ipotizza che i tir si distribuiscano uniformemente nelle 10 ore lavorative, uno ogni sette minuti per direzione. Ma i flussi logistici si concentrano in precise fasce orarie. Se in certe ore diventano uno ogni tre/quattro minuti, l’impatto sul traffico cambia completamente. Lo studio ipotizza anche che tutto il traffico pesante vada verso sud (Treviglio) via ex statale 42. Senza divieti specifici però, parte dei tir sceglierà percorsi verso nord (A4), passando per la circonvallazione di Arcene e rotonda ex SS42/SP Francesca. Tutto questo tratto di strada non è stato considerato nello studio d’impatto del traffico”.

In virtù di queste considerazioni, i consiglieri di minoranza hanno deciso di depositare delle osservazioni ufficiali al progetto, chiedendo che esso venga sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (Vas) prima dell’approvazione.

La posizione del sindaco Ravanelli e della sua maggioranza

Così redatto però, il progetto continua a convincere il sindaco Roberto Ravanelli e la maggioranza di “Cambiamo Arcene”, che lo considerano indispensabile per porre fine ai decenni di degrado che hanno visto Cascina Nuova trasformarsi in teatro di occupazioni abusive, furti di energia elettrica, abbandono di rifiuti e spaccio di sostanze stupefacenti.

“La minoranza – ha replicato infatti il primo cittadino – è sempre stata coinvolta con la Commissione Territorio sui vari progetti che riguardano le urbanizzazioni ed in particolare l’area Cascina Nuova. Vent’anni fa, tale area è stata trasformata dall’Amministrazione di ‘Insieme per Arcene’ da zona agricola a zona con destinazione artigianale-industriale. Dopo anni di abbandono e degrado, seguiti al fallimento della società che aveva acquisito l’area per edificare capannoni industriali, siamo riusciti finalmente a completare il progetto di trasformazione, così come era stato programmato in passato. L’impatto ambientale quindi è un pretesto, perché attualmente l’area è degradata, mentre con la realizzazione della logistica e dell’altra infrastruttura produttiva è prevista anche una serie di compensazioni di tipo naturalistico, con piantumazioni autoctone dove ora vi sono solo piante spontanee ed infestanti”.

Ravanelli poi, ha invitato il gruppo di minoranza a non dimenticare il passato.

“Se 20 anni fa – ha chiosato – ‘Insieme per Arcene’ non avesse trasformato l’area da agricola ad industriale, oggi non saremmo qui a discutere dei nuovi insediamenti produttivi. Le scelte fatte nei mandati amministrativi passati dovrebbero richiedere la coerenza con quanto stabilito, che ora viene portato finalmente a compimento. Ricordo che durante l’approvazione del Pgt nella passata Amministrazione, alcuni esponenti storici di ‘Insieme per Arcene’ presentarono una variante per trasformare l’area Cascina Nuova da ‘produttiva artigianale industriale’ a ‘ludico sportiva culturale’, con il solo scopo di perpetuare l’abbandono di ogni proposta di recupero. Questa è mancanza di onesta intellettuale”.