Treviglio

Matilde Tura a tutto campo: l’INTERVISTA

Ripubblichiamo, in occasione dell'ufficializzazione della candidatura, l'intervista al Giornale di Treviglio del 18 ottobre.

Matilde Tura a tutto campo: l’INTERVISTA
Treviglio città, 27 Ottobre 2020 ore 11:31

Dal compito (immane) di federare il centrosinistra trevigliese “tagliando i ponti col passato”, fino alla guerra ecologista contro il progetto della Treviglio-Bergamo. Dal sostegno al laboratorio politico delle “Sardine” trevigliesi, fino al “gossip” della sua relazione con il deputato di “Cambiamo!” Alessandro Sorte.
Ripubblichiamo oggi, in occasione dell’ufficializzazione della candidatura a sindaco per il Partito democratico, l’intervista a tutto campo in cui Matilde Tura presentava al Giornale di Treviglio, due settimane fa, il suo progetto politico per Treviglio in vista delle Comunali 2021. L’ufficializzazione della candidatura è arrivata questa notte,  in un comunicato stampa del circolo cittadino a firma del segretario Davide Beretta pubblicato poco prima della mezzanotte.

matilde tura
Matilde Tura, medico di base, iscritta al Pd dal 2012

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Tagliare i ponti con il passato. Archiviare la (lunga) stagione di litigi interni al centrosinistra trevigliese e tentare di battere alle urne il sindaco Juri Imeri grazie alla forza di una coalizione che sia il più larga possibile. Dagli Arancioni alle «Sardine» trevigliesi, dai centristi vicini all’ex forzista Gianluca Pignatelli passando – ma si vedrà – anche dal Movimento Cinque Stelle. E’ il progetto di Matilde Adele Tura, «papabile» candidata sindaca dell’opposizione che da diversi mesi a questa parte sta facendo di tutto per federare le mille anime politiche che si affastellano dentro e fuori il suo partito, il Pd.

Medico di base con una tesi in Ginecologia, 29 anni, iscritta al Pd dal 2012 e membro della Segreteria provinciale dal 2018, Tura ha un lungo curriculum politico, senza candidature ma costruito sull’attivismo.

Da dove si ricomincia per vincere le elezioni? Qual è il progetto del Pd, dopo che il tentativo di alleanza con il M5S sembra naufragato?

Si riparte da un gruppo largo e coeso che va dagli «Invisibili» fino al Pd e ai centristi, passando per un gruppo di attivissimi e competenti giovani che si ispirano alle Sardine e che sta lavorando da tempo nel campo a sinistra del Partito democratico. Vogliamo mettere insieme esperienze ed energie nuove, ma al tempo stesso non mi sento una rottamatrice. Vogliamo mettere in campo le migliori risorse e i migliori strumenti per una Treviglio che superi l’indole rinunciataria del sindaco Imeri, per risolvere problemi e non subire ogni iniziativa.

Qualche nome?

Dietro al progetto di coalizione siamo in tanti. Tra tanti, citerei i cinque consiglieri comunali delle opposizioni: Erik Molteni, Laura Rossoni, Cristina Ronchi, Stefano Sonzogni e Gianluca Pignatelli, il segretario del Pd Davide Beretta e anche Daniele Migliazzi, che sebbene abbia fatto un passo indietro sulla candidatura credo che possa dare molto a questo gruppo.

Parla già da candidato sindaco. Ma quindi è ufficiale?

(l’intervista è di due settimane fa, l’investitura ufficiale da parte del Pd è arrivata solo stanotte, ndr)

No… E anzi: credo che le Primarie di coalizione siano uno strumento necessario, per ascoltare le persone e per arrivare a una decisione. Spero che si arrivi lì, nelle prossime settimane e mesi.

E il Movimento cinque stelle?

Beh, abbiamo condiviso un percorso e noi teniamo le porte aperte. Se c’è una condivisione di programmi, da parte nostra non c’è alcuna resistenza.

E’ da un po’ che Treviglio sogna un centrosinistra «normale». Ce l’avrà, con lei?

Beh, ho tutte le ragioni per credere che anche nel campo avversario le cose non siano sempre rose e fiori… Oggi però il nostro gruppo è solido e coeso, c’è entusiasmo, e siamo riusciti a tagliare i ponti con il passato.

Perdoni la domanda indiscreta. E’ noto che nella vita lei e l’onorevole Alessandro Sorte, ex forzista ora in Cambiamo! avete una relazione. Sono fatti privati, certo. Ma non teme che possa avere ripercussioni pubbliche? Insomma, che a qualche elettore del centrosinistra questa cosa possa non andare giù?

Rispondo semplicemente che sì, è vero, io e Alessandro stiamo insieme. E allora? Non sarà la nostra la prima coppia di politici in schieramenti diversi. E poi sarebbe un’obiezione sessista. Nel 2020, una donna dovrebbe avere la possibilità di essere giudicata per quello che dice, e non per la persona con cui si accompagna. Guardacaso, agli uomini questo non succede mai. Nessuno si chiede mai di chi è compagno, o marito, un politico…

Parlava di un Imeri rinunciatario. Cosa intende? In cosa sbaglia?

Un solo esempio: il problema delle puzze. E’ anni che ci giriamo attorno e non se ne vede la fine. Com’è possibile? Il problema è voler dare sempre un colpo al cerchio e uno alla botte. Così non si risolvono i problemi: ci si limita a mantenere buoni rapporti.

Qualche punto qualificante del vostro programma?

Ad esempio vorremmo ripensare la Fiera: quel progetto di allargamento non ha molto senso. Noi immaginiamo, per quella struttura, degli spazi per lo smart-working, dei locali per far crescere startup e per sostenere soprattutto le categorie che più di tutte rischiano di pagare alta la crisi Covid: gli under30, i giovani, le donne. E poi: aule studio per giovani trevigliesi pendolari, più fondi per il Diritto allo Studio e per le Pari opportunità: servizi per la famiglia, asili nido con rette calmierate per sostenere l’occupazione femminile dando alle mamme la possibilità di lavorare.

Un altro punto qualificante è l’attivazione sulla Sanità. Al nostro ospedale serve un sindaco proattivo per intercettare fondi a livello regionale. Sulla sanità territoriale, vogliamo invece implementare figure quali le infermiere di famiglia, ad esempio sul modello di un progetto analogo che ha proposto il Comune di Osio.

Sulla Treviglio-Bergamo lei è da sempre contrarissima…

Regione ha stanziato 130 milioni e noi non abbiamo visto la palla. Eccola, l’indole rinunciataria del sindaco. Ora ci troviamo con un progetto del tutto inutile. Si doveva chiedere parte di questa cifra per ridisegnare, piuttosto, la viabilità interna (abbiamo tratti di piste ciclabili che fanno paura, praticamente sono strisce dipinte sui marciapiedi) ed esterna (pensiamo alle Tangenziali).

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