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Il sindaco al contrattacco: “Juri Cattelani non si è dimesso, l’ho cacciato io”

Bolandrini parla di sfiducia maturata dopo un'operazione che non sarebbe stata condivisa. L'atto di ritiro della nomina pubblicato nel pomeriggio

Il sindaco al contrattacco: “Juri Cattelani non si è dimesso, l’ho cacciato io”

E’ già guerra aperta tra il sindaco Claudio Bolandrini e l’ormai ex assessore Juri Cattelani dopo l’annuncio delle dimissioni il prossimo primo maggio da parte di quest’ultimo ieri, giovedì 23 aprile sul Giornale di Treviglio. Oggi pomeriggio infatti è stato pubblicato l’atto di ritiro della nomina di assessore comunale.

Bolandrini sfiducia Cattelani

Non ci sta il sindaco a passare per un politico dal caratteraccio e dopo il clamore suscitato dalla lettera diffusa da quello che era uno dei suoi fedelissimi, in cui annuncia le sue dimissioni. E fa le sue precisazioni.

“Innanzitutto nel primo mandato non si è dimesso nessuno – ha puntualizzato – ho sfiduciato io Mara Carminati, mentre Pierluigi Lanzeni, Federica Banfi e Francesco Merisio non si sono più ricandidati. Nel secondo Claudia Ariuolo si è dimessa per motivi personali e ora ho ritirato la nomina a Cattelani”.

Il decreto però è stato pubblicato oggi, un atto in cui all’ex assessore sono mosse pesantissime accuse.

“Con determinazione del responsabile del servizio del 31 marzo l’assessore Cattelani, senza alcuna condivisione e concertazione con la Giunta, assessori e sindaco, ha disposto la scelta politico-strategica all’affidamento diretto del servizio di consulenza e progettazione per la candidatura della città di Caravaggio a ‘Capitale italiana del libro’ secondo il bando ministeriale ‘Capitale italiana del libro 2027’ e decreto del Direttore Generale della Cultura del 17 febbraio, spendendo risorse dell’ente pari a ottomila euro oltre Iva al 22% per un totale di 9.760 euro, con il successivo impegno di riconoscere un importo pari al 10% del contributo effettivamente erogato in caso di aggiudicazione del bando” si legge nel testo.

L’assessore si sarebbe mosso di sua iniziativa, tenendo all’oscuro la Giunta.

“Già nel mese di marzo ad insaputa della Giunta l’assessore ha provveduto a inviare a un numero consistente di realtà, enti, associazioni operanti nell’ambito della cultura e dell’istruzione richieste di sostegno della candidatura e di partecipazione alla realizzazione del progetto – si afferma – senza che questo presentasse alcun riscontro circa la fattibilità finanziaria da parte degli uffici competenti e degli organi burocratici di programmazione finanziaria. La Giunta comunale di Caravaggio ha appreso solo a mezzo stampa dalle pagine di un settimanale locale (il Giornale di Treviglio ndr.) in data venerdì 10 aprile la decisione dell’assessore della sua personale intenzione di impegnare tutta l’attuale Amministrazione in un progetto ambizioso ed economicamente rilevante che non trova alcun riscontro nel mandato amministrativo ricevuto con le elezioni del 2021 e la cui compatibilità e/o priorità rispetto alle azioni amministrative programmatiche non è stata preventivamente discussa né con il sindaco né con gli assessori”.

Poi la ricostruzione cronologica dei fatti.

“Nella seduta di Giunta del 9 aprile 2026 Cattelani ha inoltrato all’attenzione degli assessori e del sindaco una informativa avente oggetto la ‘Partecipazione del comune di Caravaggio al bando ministeriale Capitale italiana del Libro 2027 e al Bando regionale Innovacultura 2026’ senza fornire alcuna delucidazione sul progetto – si insiste – e, soprattutto, senza rendere disponibile in allegato come documento integrante il dossier ‘di candidatura’ nel frattempo prodotto e del quale, a mezzo stampa, si è dichiarato ‘ideatore’. Solo in data 15 aprile la Giunta è stata finalmente messa nella condizione di leggere e quindi valutare il dossier di candidatura spedito dalla responsabile della biblioteca ‘F. Banfi’ al sindaco, che ne faceva richiesta in qualità di rappresentante legale del Comune, alla cui firma (e sotto la esclusiva responsabilità) è posta la compilazione dei bandi”.

Messa al corrente del progetto, il 16 aprile la Giunta lo avrebbe bocciato “per il mancato coinvolgimento degli assessori e del sindaco nel processo decisionale di impegnare risorse economiche ed umane in un progetto non previsto dal mandato amministrativo e non prioritario rispetto alle rimanenti azioni amministrative programmatiche da concludere e avviare” ma anche perché “il piano economico risulta insostenibile per la città di Caravaggio e rende il progetto, se finanziato, irrealizzabile, perché l’Amministrazione dovrebbe garantire la compartecipazione economica in parte corrente di 250.000 euro e 65.000 euro di sponsor di enti privati a fronte di un contributo di 500.000 euro”. Infine per la tempistica: “l’assegnazione del contributo avverrebbe nell’autunno del 2026 a ultimo bilancio di mandato già in fase di approvazione, mentre le azioni attuative del progetto inizierebbero nel 2027, cioè nel ‘semestre bianco’ quando la capacità operativa e decisionale dell’Amministrazione uscente è limitata per legge, per evitare di condizionare le scelte politiche dell’Amministrazione che sarà chiamata a subentrare con le nuove elezioni”.

Nella seduta del 17 aprile la Giunta all’unanimità ha poi espresso parere contrario alla proposta.

“Il mandato deve perseguire per il bene della città e non per le ambizioni personali”

Una sfiducia al veleno quella di Bolandrini, che bolla il suo ex colonnello come un giovane che insegue le sua ambizioni a scapito della città e minaccia azioni legali.

“Preso atto della sfiducia espressa dalla Giunta intera verso la condotta amministrativa tenuta dall’assessore Cattelani, e della impossibilità di una proficua collaborazione in un clima di fiducia reciproca e costruttivo rispetto dei ruoli necessari per la prosecuzione del mandato amministrativo, che deve sempre perseguire il bene comune della città di Caravaggio e non le velleità e le ambizioni personali di un amministratore – conclude il decreto – sentito gli assessori, dispone il ritiro con effetto immediato di tutte le deleghe precedentemente conferite con decreto sindacale all’assessore, e il sindaco e gli assessori si riservano infine di tutelare nelle sedi opportune la città e il loro operato, qualora dovessero emergere ed essere accertati profili di illegittimità nella condotta adottata o di danno erariale o di immagine dell’ente”.