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Il Consiglio comunale “salva” la tenuta del boss: non verrà demolita

Contrario il consigliere di minoranza Nunzio Ruzzo: "Sanatoria complessiva basata solo su progetti futuri"

Il Consiglio comunale “salva” la tenuta del boss: non verrà demolita

(nella foto l’inaugurazione della tenuta “Terre e libertà”)

di Alessandro Bordogna

La tenuta “Terre e libertà” confiscata alla malavita non verrà abbattuta, lo ha deciso il Consiglio comunale di Spino d’Adda. Contrario Nunzio Ruzzo: “Sanatoria complessiva basata solo su progetti futuri”.

Salva la tenuta del boss, non verrà demolita

Sabato scorso l’Aula ha approvato la delibera che “salva” la tenuta posta sotto sequestro perché ritenuta di interesse per la comunità.

“Il patrimonio che abbiamo acquisito dallo Stato, dopo la confisca al privato per evasione fiscale, ha un preminente interesse pubblico e per questo abbiamo votato per la sua conservazione nella consistenza attuale – ha spiegato il sindaco Enzo Galbiati – in modo che gli edifici sorti abusivamente nella tenuta “Terre e libertà” non siano oggetto di demolizione. Anche perché non contrastano con interessi urbanistici, ambientali e di rispetto dell’assetto idrogeologico della zona”.

Contraria la minoranza

Il consigliere di minoranza Ruzzo, seguito dal collega Francesco Corini però, a sorpresa, hanno votato contro.

“La mia scelta non nasce da una contrarietà al riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità – ha spiegato Ruzzo – Il mio dissenso riguarda il metodo adottato. La delibera approvata interviene su un numero molto elevato di opere e manufatti irregolari, realizzati in assenza di titolo o in difformità, che vengono mantenuti attraverso una dichiarazione generale di “prevalente interesse pubblico”. Si tratta di una scelta politicamente e giuridicamente molto rilevante, che di fatto supera il principio della demolizione previsto dalla normativa edilizia per opere abusive. Il punto non è il fine dichiarato ma il percorso seguito. Ritengo che operazioni di questo tipo debbano poggiare su valutazioni puntuali, distinte caso per caso, e su un utilizzo sociale concreto, verificabile e già strutturato, non solo programmato sulla carta”.

Una presa di posizione forte.

“Il Consiglio comunale, a mio avviso, non può trasformarsi nello strumento attraverso cui si procede a una sorta di sanatoria complessiva, motivata unicamente dalla destinazione futura degli immobili – ha concluso – Il mio voto contrario vuole essere un richiamo alla coerenza tra finalità sociali e rispetto delle regole”.