Dai “dispetti” si è arrivati alle minacce

Attorno alle 15, secondo quanto riportato da Lo Faro – che ha intrapreso le vie legali in questi giorni – e da alcuni testimoni, il vicepresidente Anpi Ernesto Colombo ha raggiunto il seggio elettorale per votare, accompagnando la madre 96enne. Con toni duri e accesi, Colombo ha criticato la presenza di Lo Faro con loghi e simboli – presenza che, come confermato sia da Polizia locale che Prefettura, era pienamente legittima – e si è lanciato in una violenta invettiva contro di lui. Invettiva culminata in una minaccia, neanche troppo velata, a un familiare di Lo Faro, con Colombo al quale sarebbe stata attribuita una frase facente riferimento alla sua imminente attività di trasporto sociale in qualità di volontario di Croce Rossa e all’eventualità che proprio il nonno di Lo Faro, che avrebbe trasportato di lì a un paio di giorni, potesse cadere dall’ambulanza. Il tutto urlato “muso a muso”, a pochi centimetri di distanza e con il dito puntato.
“Inaccettabile il livello di tensione”
“Il confronto politico non deve mai trascendere nell’affronto personale. Quanto accaduto domenica rappresenta un episodio grave, che segnala un progressivo deterioramento del clima del confronto pubblico e un’escalation ben oltre i confini della dialettica democratica. Una deriva a cui è necessario porre rimedio nell’interesse della comunità e della credibilità delle istituzioni”.
“Sono stato avvicinato appena fuori dal seggio, con toni concitati, da un esponente di spicco dell’Anpi. Essendovi sul posto un agente della Polizia locale, mi sono spostato lasciando che le forze dell’ordine riportassero la calma. Dopo alcuni minuti la persona in questione si è introdotta all’interno del seggio e, con atteggiamento ancora più acceso, urlando e creando disordine, ha contestato la mia presenza tentando di impedirmi l’esercizio del mio legittimo ruolo rappresentativo. Gli è stato quindi ripetutamente richiesto di moderare i toni e, qualora avesse ritenuto di aver riscontrato irregolarità, di rivolgersi formalmente alle sedi opportune. Anche perché le denunce si fanno o non si fanno, non si agitano come minacce. A quel punto, però, il confronto è definitivamente degenerato: con tono fortemente minaccioso, atteggiamento aggressivo e a pochi centimetri dal mio viso, con il dito puntato, sono stati evocati, in modo allusivo e intimidatorio, fatti e situazioni di natura strettamente personale, riguardanti una persona a me molto vicina e comunque del tutto estranea a qualsiasi dinamica politica. Si tratta di un fatto di una gravità inaudita, reso ancora più intollerabile proprio dalla piena consapevolezza della fragilità della persona coinvolta. Una minaccia espressa, peraltro, alla presenza di quattro pubblici ufficiali delle forze dell’ordine”.
L’ammissione di Colombo: “Ho sbagliato, ma nessuna minaccia”
“Arrivato al seggio mi son trovato di fronte i rappresentanti di FdI con un badge e la scritta “Comitato per il Sì” grande come una casa. Mi sono arrabbiato e i toni si sono alzati: abbiamo discusso, con le forze dell’ordine che mi han detto che non si poteva far nulla perché la disposizione in materia non era chiara, e a me è sfuggita una frase del tipo “E’ come se portassi il nonno e non volessi chiudere il portellone dell’ambulanza”. Non era una minaccia: sono volontario da tutta la vita, e in Croce Rossa da dieci anni. Capendo l’errore, comunque, alle 19 son tornato per scusarmi: ho perso le staffe per la strafottenza nei confronti delle regole, lasciandomi trasportare dal turbinio di emozioni”.
“Il volontariato è tutela e cura, no a intimidazioni”
“Il volontariato è servizio, tutela, cura: non può e non deve mai diventare strumento di intimidazione. Ciò rileva non solo sul piano umano e politico, ma anche sotto il profilo disciplinare e deontologico, in considerazione dei doveri di affidabilità, correttezza e tutela dell’incolumità propri di chi opera in ambito di soccorso. Una giustizia giusta passa dalle sedi opportune, affinché quanto accaduto resti agli atti nella sua esatta portata e non venga diluito nel consueto schema delle “due campane”, che qualcuno ha già provato a evocare. Auspico che la Croce Rossa valuti ogni opportuna verifica interna, perché la fiducia dei cittadini in chi presta soccorso rappresenta un bene essenziale che non può essere incrinato da comportamenti di questo tipo. Infine, rivolgo un invito generale ad abbassare i toni. Lo scontro politico, anche quando acceso, non deve mai trascendere nella violenza, neppure verbale”.
La “via media” del sindaco Assanelli, che condanna sia il gesto che le provocazioni
“Premesso che non ho assistito, se non in minima parte, al battibecco e soprattutto non ero presente nel momento in cui, secondo Lo Faro, sono avvenute le minacce, da persona di buonsenso e da buon moderato (soprattutto negli atteggiamenti rispettosi verso tutti, avversari compresi) quale aspiro ad essere, sostengo che occorra recuperare un modo di fare politica più rispettoso, innanzitutto nei confronti degli elettori”.
“Chi si è recato al seggio, ben sapeva cosa doveva votare. Illudersi di esercitare una sorta di “captatio benevolentiae” abbinando la propria persona al cartello appeso al collo con indicata l’appartenenza (ma in definitiva poteva essere inteso come e cosa votare) significa, a mio modesto parere, non avere rispetto per gli elettori. D’altro canto, e questo vale per tutti, occorre sempre relativizzare, senza esagerazioni, i fatti, rendendosi ben conto che non va bene vedere o sospettare complotti in ogni situazione – ha commentato Assanelli – Poi, ovviamente, se le minacce ci sono state, queste, così come la violenza verbale, sono da condannare senza se e senza ma. Esorto quindi tutti a recuperare il senso di un confronto politico pacato e rispettoso degli elettori e degli avversari. Di questo c’è bisogno se vogliamo avvicinare le persone ad assumersi responsabilità nella conduzione del bene pubblico e del bene comune”.


