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Elezioni Caravaggio: le alleanze, il nodo delle preferenze e un'incredibile coincidenza

Ballottaggio, il bottino da conquistare sono i voti andati al terzo arrivato, Carlo Mangoni: un gruzzolo da circa 1800 voti (con mille preferenze). Ma come si spostano?

Elezioni Caravaggio: le alleanze, il nodo delle preferenze e un'incredibile coincidenza
Politica Gera d'Adda, 09 Ottobre 2021 ore 10:02

Apparentamenti, accordi politici, promesse di assessorati... Si sfoderano le armi più affilate, in questi giorni, a Caravaggio, per costruire le alleanze - pubbliche o segrete - che i candidati sindaco al ballottaggio, Claudio Bolandrini e Giuseppe Prevedini, stanno mettendo in campo per vincere il secondo turno, il prossimo weekend. Il bottino da conquistare, ovviamente, sono i voti andati al terzo arrivato, Carlo Mangoni: un gruzzolo da circa 1800 voti che cubano il 25% dei voti al primo turno.

L'analisi delle preferenze

I politici però lo sanno bene: alla fine ci si dovrà misurare con l'imprescindibile giudizio degli elettori, che non sempre decidono di tornare a votare al ballottaggio e, soprattutto, di votare seguendo le indicazioni di voto (palesi o meno che siano) del loro primo candidato.
Come prevedere, dunque, quanto queste manovre possano effettivamente spostare il voto? Una strada possibile è quella di valutare il livello di "personalizzazione" del voto, per ciascun candidato. Vale a dire, calcolare quante preferenze ai consiglieri candidati sono state espresse all'interno di ciascuna coalizione. Più saranno le preferenze di una coalizione in rapporto al totale dei voti espressi per il candidato e più, con una buona dose di approssimazione, si può giudicare come solida e strutturata la relazione tra i candidati di quella coalizione e i suoi elettori. Da qui, un altro necessario passo nel buio: più solida e strutturata sarà questa relazione, più si può prevedere che gli elettori siano disposti a seguire le indicazioni del "capo" candidato sindaco, anche al ballottaggio.

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L'incredibile coincidenza

Ebbene, a Caravaggio il voto a questa tornata elettorale è stato abbastanza "preferenziato" soprattutto per il centrosinistra e per il polo centrista di Carlo Mangoni. Che, coincidenza abbastanza incredibile, ha lo stesso identico rapporto tra numero di preferenze espresse e numero di voti ai candidati sindaco: il 55,7%. Nel dettaglio: sono state 1053 preferenze espresse per i candidati al seguito di Mangoni, su 1890 voti per il sindaco, contro 1668 preferenze e 2995 voti al sindaco nel campo di Bolandrini.

Prevedini e il voto d'opinione trainato dalla Lega

Distaccato, e anche di parecchio, Prevedini: i suoi hanno totalizzato 925 preferenze su 2383 voti al sindaco. Sintomo, questo, di come l'elettorato di Prevedini sia descrivibile come più "d'opinione" rispetto a quello dei concorrenti, e legato in buona parte probabilmente proprio al simbolo della Lega.
E quindi? Beh, facendo due conti "della serva", il dato di fatto è che Mangoni si presenta alla trattativa con un bottino ricco: un pacchetto di voti ben preferenziati e quindi potenzialmente "sicuri" in buona percentuale. D'altra parte, però, è anche abbastanza ingente il gap tra Bolandrini e Prevedini: il sindaco uscente ne ha ben 600 in più del centrodestra.

 

Due strade, due interrogativi

Se Mangoni dovesse decidere di appoggiare il centrodestra, riuscirà a convincere almeno sei su dieci dei propri elettori, a seguirlo (per essere larghi: la differenza con i mangoniani che andranno a sinistra dovrà necessariamente essere superiore alla differenza tra Bolandrini e Prevedini, per vincere). E se appoggiasse il centrosinistra? In questo caso, basterebbe una fetta più contenuta di elettori "obbedienti" per garantire la rielezione di Bolandrini. Anche se, in questo caso, da ex capo della coalizione del centrodestra (sfasciata proprio dalla Lega a poche settimane dal voto) Mangoni potrebbe avere qualche difficoltà in più a giustificare politicamente la scelta ai suoi sostenitori di centrodestra e ostili a Bolandrini, che forse non vedrebbero di buon occhio una "ritorsione" destinata a minare, di nuovo, l'unità del campo moderato e conservatore.

Davide D'Adda

Nella foto in alto: Carlo Mangoni al telefono