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“Comunità Democratica”: siamo ai titoli di coda?

Una storia politica che alle ultime elezioni aveva sfiorato il 70% dei consensi. Oggi, invece, attraversa la fase più delicata dalla sua nascita.

“Comunità Democratica”: siamo ai titoli di coda?

Con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative di primavera, a Cividate lo scenario politico appare tutt’altro che lineare. Anzi: negli ultimi giorni si è trasformato in un vero e proprio terremoto istituzionale che coinvolge direttamente la lista civica Comunità Democratica, forza che da undici anni sostiene la maggioranza guidata dal sindaco Gianni Forlani.

Primo strappo: il caso Chito

Il primo scossone è stato l’estromissione dell’assessore alla Cultura Gloria Chito, alla quale il sindaco ha revocato la fiducia per «incompatibilità». Una scelta netta, politicamente forte. L’ex assessore ha deciso di restare in consiglio comunale, ma fuori dalla maggioranza, come indipendente. Un atto che segna una frattura evidente.

Secondo scossone: le dimissioni della vice sindaca Pagani

Ancora più destabilizzanti sono state le dimissioni della vice sindaca Giovanna Pagani. Undici anni accanto a Forlani: prima assessore, poi vice sindaca. Una figura centrale dell’esperienza amministrativa di «Comunità Democratica». È doveroso chiarire un punto: Pagani non ha mai dichiarato che: «Il sindaco era a conoscenza del passaggio degli assessori Edoardo Raimondi e Sara Belotti nel progetto del capogruppo di minoranza Nicola Moioli e non ha mai comunicato nulla». Questa affermazione non è mai stata pronunciata dall’ex vice sindaca. Tuttavia, nella sua lettera emerge un passaggio politicamente pesante: Pagani ha motivato la rinuncia al ruolo di vice sindaca con il fatto di aver appreso, tramite il tam tam e gli organi di stampa, che due assessori della sua stessa maggioranza avevano aderito al progetto politico dell’avversario storico, senza che lei ne fosse informata direttamente. Un elemento che, pur senza accuse esplicite, lascia spazio a più di una perplessità.

La risposta del sindaco: chiarimenti o giustificazioni?

Interpellato sulla vicenda, il sindaco Gianni Forlani ha fornito una ricostruzione temporale dei fatti. Ha spiegato di aver saputo il 27 gennaio, direttamente in Giunta, dell’adesione dei due assessori al progetto di Moioli, ma che in quel momento l’ex vice sindaca era già uscita dalla sala e quindi non presente. Due giorni dopo, il 29 gennaio, la questione sarebbe emersa nella riunione della lista di maggioranza, delineando di fatto il futuro di Comunità Democratica. Fin qui i fatti. Ma il nodo politico resta intatto: perché revocare la fiducia a un assessore per incompatibilità e non fare lo stesso con altri due che scelgono di aderire a un progetto guidato dal capogruppo di minoranza, ossia dall’avversario per antonomasia dell’attuale Amministrazione? A questa domanda, la risposta non è arrivata. Non nel merito. Il sindaco è andato oltre, sostenendo che all’interno di Comunità Democratica non sarebbe emersa la volontà, da parte dei membri storici, di proseguire l’esperienza amministrativa né sarebbe stato individuato un candidato sindaco. Gli unici ad aver espresso la volontà di continuare sarebbero stati proprio Sara Belotti ed Edoardo Raimondi, i quali hanno quindi scelto un nuovo progetto politico. Un progetto che il sindaco stesso ha di fatto «benedetto», parlando di continuità amministrativa garantita dalla loro esperienza. E qui la riflessione si fa inevitabile: «Continuità… ma con l’avversario?». Se Raimondi e Belotti entrano nel progetto guidato da Nicola Moioli ,capogruppo di minoranza per tutta la legislatura, come si può parlare di continuità della maggioranza uscente? È una continuità amministrativa o un ribaltamento degli equilibri politici? Per sei anni Moioli ha rappresentato l’alternativa a Forlani. Oggi il sindaco legittima un percorso che si inserisce proprio in quella proposta politica. È un passaggio che merita una spiegazione più profonda di un semplice richiamo all’esperienza maturata.

Il silenzio della lista

Ma forse il punto più delicato riguarda proprio Comunità Democratica. Una lista che ha sfiorato il 70% dei consensi e che oggi appare sospesa, frammentata, chiusa nelle proprie riunioni interne. Abbiamo chiesto un chiarimento alla capogruppo in consiglio comunale Antonella Casati, figura presente fin dal primo mandato e oggi rappresentante politica della maggioranza in aula. La risposta è stata la scelta di non rilasciare dichiarazioni pubbliche, affermando che la posizione della lista è già emersa nelle riunioni interne. Una scelta legittima. Ma politicamente discutibile. Perché il ruolo di capogruppo di maggioranza non è soltanto amministrativo. È politico. E la politica, soprattutto a pochi mesi dal voto, richiede trasparenza nei confronti dei cittadini. Se la lista è davanti a un bivio, è giusto comunicarlo. Se invece il percorso è definito, è altrettanto giusto dichiararlo pubblicamente.

Un principio democratico in discussione?

Il nodo finale è tutto qui: dopo undici anni di governo, Comunità Democratica comunica ancora solo al proprio interno mentre fuori emergono dimissioni, estromissioni, passaggi di campo e benedizioni trasversali. I cittadini restano spettatori di dinamiche che apprendono dai fatti, non dalle parole ufficiali della lista che li ha amministrati. E allora la domanda è inevitabile: «Comunità Democratica è davvero ai titoli di coda?». Oppure è soltanto restia a spiegare con chiarezza quale sia il proprio futuro? E soprattutto: una comunità che si definisce «democratica» può permettersi di non condividere pubblicamente il proprio destino politico, quando quel destino riguarda un’intera cittadinanza? Le prossime settimane diranno se si tratta di una trasformazione o di un naufragio.
Ma una cosa è certa: il silenzio, in politica, non è mai neutro.