Il caso

Bambino epilettico di 3 anni escluso dal servizio di post scuola a Treviglio

Ygea: "Non può essere garantita un'adeguata assistenza medico-sanitaria", Tura (Pd): "Parole incredibili e inaccettabili"

Bambino epilettico di 3 anni escluso dal servizio di post scuola a Treviglio

Gli è stato negato il servizio di pre e post scuola perché soffre di una patologia che necessita la somministrazione di un farmaco in caso di emergenza. Una procedura che “Ygea”, la società partecipata del Comune di Treviglio che gestisce il servizio, ha dichiarato di non poter eseguire. E così, un bambino di 3 anni che frequenta una materna della città, non potrà usufruire del post scuola come richiesto dai genitori.

Escluso dal post scuola

Una vicenda di cui è venuta a conoscenza la capogruppo dell’opposizione Matilde Tura, che ha presentato un’interpellanza al sindaco Juri Imeri, all’Amministratore Unico di Ygea Sara Travi e alla Garante dei Minori del Comune di Treviglio, Maria Nicoletta Sudati.

“Non ci volevo credere. Inizialmente ho pensato ci fosse stata una semplice e superabile incomprensione – ha commentato Tura – Finché non ho letto coi miei occhi. Da mamma, da medico, ho sentito una fitta potente stringermi la gola. È giusto, è accettabile, che un bambino di 3 anni venga escluso dal post scuola, fondamentale per molte famiglie, perché ha una patologia, e la società partecipata del Comune di Treviglio che gestisce il servizio non si assume la responsabilità di somministrare un farmaco salvavita in caso di emergenza?”.

La raccomandata di Ygea

Da qui la decisione di chiedere spiegazioni in merito alla decisione di Ygea di escludere il bambino dal servizio. Nell’interpellanza vengono anche citati stralci della raccomandata con cui Sara Travi spiega ai genitori il motivo del rifiuto di ammettere il figlio al post scuola.

Sara Travi, amministratrice unica di Ygea

“Durante il servizio di pre e post scuola – si legge nella comunicazione – non può essere garantito a vostro figlio un’adeguata assistenza medico-sanitaria, stante la grave patologia da voi stessi riferita. Come noto, il personale di Ygea (l’assistente educatore che ha in carico il servizio) non potrà effettuare la somministrazione di farmaci (nello specifico somministrazione di Micropam a mezzo di microclisma per via rettale, in caso di convulsioni febbrili e perdita di coscienza), per via parenterale che è prevista solo in caso di urgenza da personale sanitario (Assistente Sociosanitaria o Infermiere). Ciò premesso, la richiesta di iscrizione al servizio di pre e post scuola non può essere accettata”.

Il protocollo regionale

E questo avviene nonostante, come riportato nell’interpellanza, esista un Protocollo regionale per la somministrazione dei farmaci a scuola, condiviso da Ats, che prevede esplicitamente che per alcune specifiche patologie farmaci di emergenza, tra cui quello prescritto al bambino protagonista della vicenda, possano essere somministrati in ambiente scolastico o educativo, previa definizione di un percorso individuale, senza richiedere competenze sanitarie al personale coinvolto. E “in presenza di criticità organizzative”, il Protocollo richiede il coinvolgimento dell’Asst e dell’ente locale, non contemplando l’esclusione dal servizio come soluzione.

consiglio
Matilde Tura, capogruppo di opposizione in Consiglio comunale

 

“L’obiettivo è garantire a tutti i bambini pari accesso ai servizi educativi, ovvero ciò che normalmente viene definito “inclusione” – ha proseguito Matilde Tura – Invece qui la soluzione è stata la più comoda. E la più ingiusta. E allora mi chiedo, caro Comune, cara Ygea: se chiedesse di iscriversi al post scuola un bambino con asma, grave allergia, diabete di tipo 1, epilessia, che sono le patologie indicate nel protocollo regionale e che possono richiedere somministrazione di farmaci d’emergenza, quale sarebbe la vostra risposta? Davvero si può accettare che un servizio, peraltro gestito da una società del Comune e pensato per sostenere le famiglie, diventi uno strumento di discriminazione ed esclusione? Quali sono le iniziative, gli indirizzi e i percorsi organizzativi che, alla luce dei principi e degli obiettivi del Protocollo regionale per la somministrazione di farmaci a scuola, si sono intrapresi per superare questa situazione?”.

L’interpellanza

L’interpellanza pone cinque richieste al primo cittadino: in primis se ritenga accettabile, etico e coerente con i principi di inclusione, che un bambino venga escluso dal servizio pre-post scuola, gestito da società del Comune, in quanto affetto da una patologia. Viene poi chiesto se il sindaco condivida «l’interpretazione del Protocollo regionale addotta dall’Amministratore di Ygea, che ha condotto alla ben più semplice “scelta organizzativa” rappresentata dall’esclusione del bambino dal servizio anziché all’attivazione di un percorso individuale di gestione dell’emergenza. Tura vuole anche capire quale sarà l’atteggiamento qualora si presentassero casi di bambini affetti da asma, allergia o diabete, con possibile necessità di somministrazione di farmaci in emergenza, se verrà loro e alle famiglie negata la possibilità di fruire del servizio. In relazione al Protocollo di Regione Lombardia, la capogruppo dem ha chiesto se Ygea srl e Comune di Treviglio si siano attivati per definite un percorso formativo e organizzativo conforme a quanto previsto alle linee guida del Protocollo. Infine, viene chiesto “quali iniziative intenda assumere il Comune, anche nei confronti della società partecipata, affinché il servizio di pre-post scuola sia realmente accessibile anche ai minori con fragilità sanitarie, evitando soluzioni che possano configurarsi come forme di esclusione o discriminazione”.

Tura indignata, il sindaco: “No a strumentalizzazioni sulla stampa”

“Penso a come si siano sentiti i genitori di questo bambino quando hanno letto quelle righe – ha concluso Matilde Tura – Incredibili, inaccettabili, che fanno indignare. Nel mio ruolo di consigliera comunale chiedo delle risposte. E soluzioni diverse, perché tutti i bambini possano sentirsi supportati e accolti, insieme alle loro famiglie, nel pieno rispetto dei loro diritti”.

In attesa che l’interpellanza venga discussa in Consiglio comunale, il sindaco ha preferito evitare ogni commento sulla vicenda.

Il sindaco di Treviglio Juri Imeri

“Stiamo parlando di una situazione personale e delicata, per la quale ci sono stati incontri e confronti con la famiglia. Lascio ad altri la strumentalizzazione sulla stampa”, si è limitato a dichiarare Juri Imeri.