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Scuole chiuse, nonni off-limits e pochi aiuti: non è una Fase per famiglie

La denuncia della Cisl che chiede al Governo interventi concreti per sostenere soprattutto le madri lavoratrici che subiranno le conseguenze maggiori.

Scuole chiuse, nonni off-limits e pochi aiuti: non è una Fase per famiglie
Economia Treviglio città, 29 Aprile 2020 ore 15:18

“Fase 2 con congedi e ferie esaurite, asili e scuole chiuse, nonni non ancora disponibili. Alla riapertura delle aziende già sappiamo che l’altra metà del lavoro incontrerà enormi difficoltà: le mamme lavoratrici ancora una volta rischiano di diventare vittime di un sistema impreparato a affrontare la situazione”.

Mario Gatti, segretario CISL Bergamo, non è ottimista rispetto alla famosa data del 4 maggio, soprattutto per l’impatto che una ripartenza senza adeguati sostegni può comportare per una famiglia con figli in età scolare.

Fase 2: e le famiglie?

Con la ripresa delle attività, il prossimo 4 maggio, c’è infatti il rischio concreto che il ritorno al lavoro possa rivelarsi per molti nuclei molto più complicato di quanto ci si aspetti.

“Allora, servono scelte coraggiose: il fondo per le politiche sociali destina agli ambiti bergamaschi risorse superiori rispetto agli anni precedenti. Risorse aggiuntive, quasi un milione e 800mila euro, che Stato e Regione hanno messo a disposizione degli ambiti per l’emergenza Covid. Chiediamo che siano investiti in progetti per la famiglia che comprendano anche il finanziamento di veri e propri sussidi per i genitori, non solo mamme, che decidano di restare a casa con i figli”.

Circa 95mila famiglie recluse

In provincia di Bergamo, ci sono 57mila bambini fino ai 5 anni e 103.000 ragazzi tra i 6 e i 14 anni, età scolare per la quale fino a settembre è prevista la “reclusione” tra le mura domestiche di circa 95.000 famiglie.

“Servono quindi strumenti adeguati per impedire che il conto sia tutto sulle spalle delle donne – continua Gatti. Strutturazione di contributi oltre il sistema dei bonus, ampliamento della politica dei congedi, incentivazione dello smart working, rimodulazione dei turni di lavoro, soprattutto nel terziario e nei servizi, che sono i settori con maggior occupazione femminile, e dove, con il lockdown, tante hanno già perso il posto. La proposta CISL, che chiediamo che il Consiglio dei Sindaci faccia propria, prevede che vengano finanziati periodi di aspettativa non retribuita presi per l’assistenza dei figli. Questo permetterebbe scelte libere e responsabili ”.

A farne le spese saranno le donne

“Una politica per la famiglia deve tener conto delle esigenze delle famiglie. Il congedo parentale è insufficiente e poco retribuito, per cui ci aspettiamo, se non sarà previsto un impegno concreto, che molte famiglie saranno costrette a scegliere tra gestione dei figli e mantenimento del posto di lavoro: se, come è facilmente ipotizzabile, non sarà possibile organizzare iniziative come CRE e Campus estivi che hanno l’obiettivo di alleggerire i genitori che lavorano, sappiamo già che a farne le spese maggiormente saranno le donne lavoratrici. In questa prima fase, infatti, sono già state utilizzate quasi tutte le ferie, e permessi e congedi si esauriranno con grande velocità: allora, è quasi scontato che sarà la mamma a dover rinunciare allo stipendio se non al posto di lavoro, dal momento che nella maggioranza dei casi è quello maschile il trattamento economico migliore all’interno della famiglia”.

In Italia ci sono 2 milioni di bambini in età scolare e prescolare. “Strumenti come i congedi parentali e i vari bonus ideati per tamponare la prima fase dell’emergenza non sono più sufficienti”, conclude il segretario CISL.

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