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Lettera

Si torna al lavoro con le scuole chiuse: “A sacrificarsi saranno ancora le donne”

Lo sfogo di una madre costretta, suo malgrado, a mettersi "in pausa" per supplire alle mancanze del Governo nell'emergenza Covid-19.

Si torna al lavoro con le scuole chiuse: “A sacrificarsi saranno ancora le donne”
Cronaca Treviglio città, 28 Aprile 2020 ore 16:32

(Vignetta di Gianluca Fogliazza)

Il passaggio, il prossimo 4 maggio, alla Fase 2 dell’emergenza Coronavirus rincuora molti che potranno finalmente tornare al lavoro. Resta, però, un’incognita enorme che riguarda moltissime famiglie: chi si occuperà dei bambini? Le scuole riapriranno solo a settembre e per il momento il Governo non ha saputo affrontare con chiarezza il problema. Quello che invece è chiaro è che il congedo parentale (solamente 15 giorni) e il bonus baby sitter di certo non basteranno. Inutile nascondersi dietro a un dito: a trovare una soluzione ci dovranno pensare le famiglie con il rischio – come ancora troppo spesso accade – è che a sacrificarsi dovranno essere ancora le donne.

Si torna al lavoro: e a chi lascio i miei figli?

Una situazione delicata e complicata raccontata anche da una mamma trevigliese che, suo malgrado, dovrà mettere da parte ancora una volta se stessa.

Sono due mesi che siamo fermi sul posto: genitori impantanati, giovani in clausura, adolescenti ingabbiati, bambini in cattività. Se e quando qualche ingranaggio si deciderà a girare nuovamente si alzerà un collettivo sospiro di sollievo. Ma, se per altre regioni questo è già parzialmente una realtà, sono verosimilmente scettica sulla rapida ripartenza della Lombardia.

Questa situazione è pesante per tutti, ma credo sia innegabile che il carico maggiore, mentale e materiale, sia addossato alle donne, che percentualmente sono quelle che maggiormente si occupano di cucinare, lavare, stirare, preparare liste della spesa e timing per non trovarsi con la “cambusa vuota”, organizzare attività e giochi per i figli piccoli, seguire i figli più grandicelli nei compiti e nella gestione dell’infinito tempo libero. Magari, poi, se ci riescono, dovrebbero pure occuparsi del proprio lavoro, che sia in smartworking, o, come nel mio caso di libera professionista, nel mantenimento di contatti e potenziali collaborazioni.

I padri di sicuro hanno dovuto accorgersi della mole di lavoro che normalmente si sobbarcano le loro mogli: in alcuni casi hanno trovato soluzioni utili ad alleggerire il loro carico, in altri casi si sono chiusi in una stanzetta appositamente attrezzata per il loro smartworking e hanno bene o male proseguito i loro ritmi e impegni precedenti, seppur in sede casalinga.

La prospettiva di una riapertura delle scuole solo a settembre (nella migliore delle ipotesi) carica di ansia ulteriore le madri, che vedono le loro prospettive lavorative terribilmente offuscate da questo dubbio. Fra i due genitori sarebbe ipocrita nascondere la certezza che saranno le madri quelle che dovranno trovare maggiormente una soluzione per gestire i figli, vuoi perché i lavori dei mariti sono più pagati, vuoi perché, ahimè, nel nostro dna di donne italiane c’è radicata l’icona della massaia tuttofare anni 50 (corredata di amorevole soggezione al pater familias), che la nostra generazione ha fatto di tutto per annientare, ma che questa quarantena ha resuscitato con un’ironia feroce.

I nonni vanno preservati, così soffrono lontani dai nipoti, e noi soffriamo lontani da loro, anche perché privati del loro prezioso sostegno, che, nella serenità di figli accuditi con amore e attenzione pari ai nostri, ci ha sempre regalato tempo per noi stessi, risoluzione di piccoli e grandi problemi quotidiani e perché no, qualche teglia di lasagne.

Le baby sitter non necessitano di essere preservate, anzi lo stato non vede l’ora che noi mamme le utilizziamo, dandoci un bonus che alla lunga risulterà ridicolo…sì, ma dovremmo conoscerne qualcuna, fidarci sia per lasciare a loro i nostri pargoli tutto il giorno sia per essere certe che nella loro vita privata adottino tutte le misure di sicurezza per non incappare nel virus e non portarlo ai nostri figli e così a noi…

Per quanto mi riguarda avevo finalmente, dopo 3 lunghi anni da mamma a tempo pieno, ricominciato ad organizzare eventi culturali. Inutile dire che il festival di cui ero curatrice si sarebbe svolto ad aprile, così tutto il mio lavoro è sfumato e non so se e quando lo si potrà riproporre. Lavorando in campo cultura,eventi, spettacolo purtroppo è chiaro che, se non trovo applicazioni digitali alle mie competenze, sarà difficile per me ripartire, indipendentemente dalla presenza al mio fianco h 24/7 su 7 del mio cucciolo di quasi 4 anni.

E qualcuno mi riterrà fortunata perché non ho da risolvere il cruciale problema “a chi lo lascio?”, ma la mia benedetta necessità di staccare per 10 minuti il cervello, il mio bisogno di dedicarmi un pochino anche a me stessa, la mia esigenza di realizzazione al di là del ruolo materno per quanto tempo dovrò richiuderle nel cassetto?

Paola Lungo

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